Attilio Mazza e il lago di Garda. Storia, memoria, paesaggio

GARDONE RIVIERA - A dieci anni dalla scomparsa, l’Università Cattolica e la Comunità del Garda ricordano Attilio Mazza. Appuntamento venerdì 12 al Savoy.

Scrittore e giornalista, raffinato dannunzista, accademico dell’Ateneo di Brescia, strenuo difensore del paesaggio gardesano e custode della storia e delle memorie della sua Gardone Riviera – patria d’adozione ed elezione –, Mazza verrà ricordato venerdì 12 settembre  alle 17 all’Hotel Savoy in un incontro intitolato «Attilio Mazza e il lago di Garda. Storia, memoria, paesaggio (1935–2015)».

Dopo i saluti del sindaco Adelio Zeni e del professor Giovanni Gregorini dell’Università Cattolica, interverranno Elena Ledda, presidente del Centro nazionale di studi dannunziani, Pierlucio Ceresa, segretario generale della Comunità del Garda, e Massimo Tedeschi, giornalista e scrittore. Le conclusioni saranno affidate a Oliviero Mazza, figlio di Attilio; introduce e modera Maria Paola Pasini.

Difficile riassumere in poche righe l’operato e l’opera di Attilio Mazza, che conta 278 titoli. Nato a Gavardo nel 1935, fu responsabile delle pagine culturali del Giornale di Brescia dal 1974 al 1993.

Gardonese d’adozione, documentò la nascita turistica del borgo e i fasti della Belle Époque, ma denunciò anche – con decenni di anticipo sull’attuale dibattito sull’overtourism – i problemi portati dal turismo di massa.

Per partecipare è necessario inviare una mail a [email protected].

 

Visione e integrità dell’azione

Ha scritto di lui il prof. Sergio Onger: «Giornalista, narratore e prolifico saggista per oltre sessant’anni, Attilio Mazza ha tracciato un solco profondo nella cultura bresciana del secondo Novecento

Custode della storia e delle memorie della sua Gardone Riviera, ne ha raccontato in modo documentato e piacevole la nascita turistica, i fasti della Belle époque, le storture del turismo di massa degli ultimi decenni.

Proprio l’impegno civile a tutela dell’amata cittadina lacustre lo portarono a ricoprire dal 1985 la carica di consigliere comunale e nel 1989 quella di sindaco, riconfermata dopo le elezioni del 1990. Come spesso accade tuttavia, la visione politica dell’intellettuale non riuscì a convivere a lungo con gli interessi vischiosi che si andavano via via addensando sulle sponde del Garda.

Così già nel maggio del 1991 rassegnò le dimissioni, rifiutando di rilasciare la licenza che trasformerà in discoteca la Torre di San Marco, monumento nazionale facente parte della tenuta del Vittoriale.

Continuerà però da cittadino molte battaglie per salvaguardare l’integrità della Fondazione del Vittoriale degli italiani, di cui fu membro del Consiglio dal 1982 al 1992.

Il ruolo dell’intellettuale è anche quello di comunicare e condividere una visione e testimoniarla con l’integrità dell’azione. Attilio Mazza lo ha fatto; anche per questo continuiamo a serbarne cara la memoria».

 

 

 

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