La cantina La Torre brinda ai 100 anni
MOCASINA - La storica azienda di Mocasina, fondata nel 1925, festeggia il centenario. Al via una serie di eventi per celebrare il secolo di vita.
Un secolo di passione e un impegno rinnovato per la sostenibilità. Il centenario non è solo un punto d’arrivo di grande valore, ma anche una ripartenza, l’inizio di un nuovo capitolo di una lunga storia che intreccia tradizione familiare e innovazione, dedizione e scelte pionieristiche.
L’azienda agricola La Torre, attiva sul territorio dal 1925, oggi è condotta da Lorenzo Pasini e Barbara Gargano, vignaioli della quarta generazione di una famiglia storica di Calvagese della Riviera, già proprietaria di terreni agricoli dalla metà del 1600.
L’azienda è certificata biologica dal 2020, dopo circa 15 anni di agricoltura integrata, e da sempre si concentra principalmente sulla vinificazione di uve autoctone. Tra queste, ovviamente, il Groppello di Mocasina, varietà locale molto rara, presente con meno di 40 ettari sul territorio nazionale.
Negli ultimi anni la filosofia agroecologica e le relative tecniche dell’agricoltura rigenerativa sono diventate le basi nella gestione dei vigneti – oggi 8 ettari – e di tutto l’ecosistema agricolo dell’azienda.

La produzione
La bussola che guida la quarta generazione aziendale è sempre quella di un’agricoltura sostenibile, con produzioni biologiche destinate a lasciare il passo a procedure rigenerative per l’ideazione di vini naturali, frutto di una visione che non è solo produttività, ma anche tutela della biodiversità, nel pieno rispetto dell’ambiente e delle persone che lo abitano.
Dal 2021 sono stati introdotti i primi vini a fermentazione spontanea, e ad oggi tutti i vini sono frutto dello stesso approccio: fermentazioni spontanee, minimo o nullo utilizzo di solfiti, non viene utilizzato alcun agente chiarificante e i vini non vengono microfiltrati prima dell’imbottigliamento.
Ad oggi la produzione si concentra su vini rossi ottenuti dalle uve storiche della Valtènesi prevalentemente in purezza, tra cui: Groppello di Mocasina e Groppello Gentile, Marzemino, Barbera, Sangiovese. Ovviamente non può mancare anche un Valtènesi Chiaretto e due bianchi a base Riesling Renano e Chardonnay.
Ad oggi, la produzione attuale si attesta attorno alle diecimila bottiglie annue.
Ora, all’alba di un nuovo secolo di storia aziendale, si annunciano altre sfide, con investimenti nel campo dell’accoglienza in cantina e della ricettività. Ma prima, è tempo di festeggiare il traguardo del centenario. In alto i calici!
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Gli eventi per il centenario
La Torre celebra il suo centenario con una serie di eventi che offriranno l’occasione per conoscere l’azienda, i suoi volti e i suoi prodotti.
Si inizierà con un evento fuori sede sabato 4 ottobre, in cui si farà una degustazione dei vini La Torre a bordo del bellissimo veliero “ Circe” del 1915, a cui seguirà un light lunch presso il ristorante La Mingla di Gargnano.
Il giorno successivo, domenica 5 ottobre, ospiteremo numerosi appassionati di vino della Valtènesi per l’evento consortile di Profumi di Mosto, in cui a La Torre si degusteranno 3 dei vini rossi tutelati dalla DOC Valtènesi Riviera Del Garda Classico e si farà un percorso particolare in cui, oltre a visitare la cantina, si farà una piccola tappa nel bosco circostante per osservare alcuni tratti particolari dell’anfiteatro morenico.
Il 12 ottobre sarà una giornata di vera festa con cibo, vino e musica Funky tutto il pomeriggio.
Venerdì 31 ottobre, in occasione di Halloween, festa in maschera nelle sale a volti della cantina vecchia.
Infine, sabato 22 novembre, cena gourmet, sempre nella cantina vecchia, in collaborazione con lo chef Davide Mazzoleni.


La storia della cantina
Era il 1925 quando Lucia Massolini e il marito Attilio Pasini acquistarono un antico cascinale del 1400 costruito sulle colline moreniche di Mocasina – frazione di Calvagese della Riviera – e i circostanti terreni.
Qui, nelle vicinanze della torre medievale posta sulla più antica dorsale dell’anfiteatro morenico, eretta per sorvegliare la valle del fiume Chiese (da qui il nome di via Torre e quello dell’azienda), Lucia e Attilio si appassionarono alla coltivazione della vite e alla vinificazione.
Nel primo dopoguerra le redini dell’azienda passarono al figlio di Lucia e Attilio, Lorenzo, che dopo essersi laureato in Scienze Agrarie nel 1951, incominciò ad introdurre la propria visione nella gestione aziendale.
Un nuovo passaggio generazionale avvenne verso la fine degli anni Ottanta, quando Attilio, terzo dei tre figli di Lorenzo, dopo la scomparsa del padre nel 1986, entrò a pieno regime nell’impresa di famiglia ed incominciò ad introdurre cambiamenti che avrebbero fatto scuola: inerbimento spontaneo tra i filari, sesti d’impianto più fitti e basse produzioni per ceppo, con una drastica riduzione dei quintali prodotti a grande vantaggio della qualità finale di uve e vino.
Enologo, convinto sostenitore del Groppello anche in tempi non sospetti, Attilio Pasini è stato un cultore della prevalenza dell’autoctono e un pioniere delle tecniche di vendemmia tardiva ed appassimento in Valtènesi. Inoltre, nonostante nessuna certificazione ufficiale, abbandonò già dai primi anni 2000 l’utilizzo di prodotti sistemici e diserbanti. Nel 2017 decide di iniziare il percorso di conversione ad agricoltura biologica, la cui certificazione arriva nel 2020.

La quarta generazione
Dopo la scomparsa prematura, nel 2021, di Attilio, il figlio Lorenzo Pasini, prende in mano le redini aziendali. Oggi, sempre nella continuità della gestione familiare, Lorenzo, assieme alla cugina Barbara Gargano, guidano l’azienda.
Dopo la decisione di convertirsi ad agricoltura biologica certificata nel 2017, Lorenzo incomincia la ricerca su temi di agroecologia ed agricoltura rigenerativa, cercando di andare oltre gli standard della certificazione bio che, seppur buoni, non impongono una serie di attenzioni che invece per lui sono fondamentali.
«Alcuni esempi di questi principi – spiega Lorenzo – sono: non lavorare il suolo se non estremamente necessario (previa analisi); tagliare l’erba nei filari sempre a file alterne per non togliere habitat agli insetti utili tutto d’un colpo; erba alta tra i filari soprattutto ad inizio stagione per contrastare le infezioni di peronospora; integrare insetti impollinatori nel proprio ecosistema agricolo; ripristinare sostanza organica tramite pascolo autunnale gestito di erbivori (preferibilmente pecore) per combattere l’erosione e trattenere più acqua nei periodi di siccità, etc».
Lorenzo e Barbara condividono una visione più ampia ed etica rispetto a quella dell’azienda agricola tradizionale; la dimensione a cui ambiscono si potrebbe tradurre in “organismo agricolo”, termine preso in prestito dal celebre Rudolf Steiner, padre dell’agricoltura biodinamica, ripreso anche dal grande agronomo italiano Alfonso Draghetti nel suo “Principi di fisiologia dell’azienda agraria”.

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