Arrampicata indoor e outdoor, responsabilità prima di tutto
Quando la percezione del rischio si abbassa troppo. La guida alpina Stefano Michelazzi ci parla della trappola della sicurezza percepita.
E’ di qualche giorno fa, la notizia della condanna del gestore di una sala d’arrampicata a causa dell’incidente avvenuto nel 2022 ad un frequentatore, il quale non avendo gestito nei modi corretti l’assicuratore, cadde e rimase invalido permanente (qui il link alla notizia).
Al di là della possibile discussione che si può aprire sul fattore responsabilità, in quanto questa sentenza apre nuovi orizzonti, a mio avviso piuttosto inquietanti da questo punto di vista, il fatto porta alla luce una situazione, che non appare nelle statistiche del soccorso alpino, in quanto l’intervento sanitario avviene attraverso i normali canali di assistenza.
Incidenti di questo tipo accadono anche nelle falesie rocciose ed in numero sempre più consistente. Anche in questo caso, quando non si tratti di incidenti gravi, il ferito si reca da solo al Pronto Soccorso e quindi esce dalle statistiche incidentali, il ché non significa che ciò non si verifichi solo perché non risulta nei dati e le testimonianze si sprecano.
Ciò che appare piuttosto evidente è, che malgrado l’arrampicata stia diventando sempre più un’attività sportiva di massa, anche grazie alle sale d’arrampicata, la concezione del rischio e quindi l’apprendimento delle tecniche di sicurezza si stia abbassando pericolosamente.
Perché ciò avviene?
Dare una risposta univoca a questa domanda appare impossibile, perché i fattori sono molteplici.
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Selezionate per te da Garda OutdoorsSicuramente le stesse sale d’arrampicata risultano seppur involontariamente, delle possibili trappole euristiche, in quanto svolgendosi l’attività in un ambiente controllato e artificialmente preparato, la percezione del rischio si può abbassare a livelli di pericolosità molto alti.
Ma anche in ambiente naturale, dove tutto risulta o sembra sicuro in quanto preventivamente predisposto, la percezione del rischio può calare drasticamente, specialmente nei casi in cui, e diventano sempre di più, lo scalatore abbia imparato ad arrampicare in sala e si sposti poi su terreno naturale. L’atteggiamento fin troppo rilassato che già appunto in sala espone a rischi di sottovalutazione, si ripropone anche nelle falesie, dove i fattori di rischio aumentano nettamente.
I social anche in questo caso “danno una mano”. Una foto non può descrivere ciò che sta dietro allo scatto e le informazioni conseguenti, molto spesso fantasiose o non corrette, fanno apparire un’attività sempre e comunque potenzialmente mortale, come accessibile a chiunque senza bisogno di apprendimento preventivo.
Altro fattore è o può essere la semplificazione, dovuta al progresso tecnologico, dei sistemi di assicurazione. Ne consegue un’auto-deresponsabilizzazione per cui le persone, si affidano più al meccanismo che alla propria preparazione. Più semplifichiamo e meno ci concentriamo.
Leggere bene e comprendere la scheda tecnica d’utilizzo, sempre presente, non è un atteggiamento usuale purtroppo. Ciò unito ad una scarsa o inesistente preparazione crea un “cocktail” estremamente pericoloso.
Anche il messaggio derivato dalla sentenza summenzionata, apre il cancello della deresponsabilizzazione, dal momento in cui ci dev’essere qualcuno che pensa per te.
Quindi come prevenire questo tipo di situazioni?
La risposta in questo caso è piuttosto semplice.
Formazione e auto-formazione prima di esplorare quello splendido gioco che è l’arrampicata. Un gioco che smuove il nostro Ego in mille modi diversi, ci fa sentire bene ma non va presa sottogamba, perché rimane oggi come cent’anni fa un gioco molto pericoloso che può portare a conseguenze drammatiche, se non affrontato correttamente.
Corsi formativi ve ne sono di vario tipo e genere, proposti da diverse realtà. A mio avviso, ma sono di parte, i corsi proposti dalle Guide Alpine sono quelli che danno maggiori garanzie di risultato, in quanto si viene formati da professionisti qualificati, sempre attivi e sempre informati anche su novità e possibili modifiche sia delle tecniche sia delle attrezzature.

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