Fulvio Angelini, l’Atlantico conquistato a settant’anni: “Un’esperienza dura, meravigliosa, intensa”
SALÒ / SANTA LUCIA – «Terra!». Con questa parola, semplice e carica di significato, si è conclusa domenica 15 dicembre alle 15 l'avventura oceanica di Fulvio Angelini.
Dopo 22 giorni di navigazione, la barca a vela Mira ha fatto il suo ingresso nella baia di Rodney Bay, a Santa Lucia, nelle Piccole Antille, portando a termine la traversata dell’Atlantico partita lo scorso 23 novembre da Gran Canaria (ne avevamo scritto qui).
Per Angelini, velista salodiano, si tratta della terza traversata atlantica della vita. Un’impresa scelta non a caso per celebrare un traguardo personale importante: i settant’anni.
Con lui anche due suoi allievi, Giordano Lussignoli e Ivan Togni, a bordo della barca Mira, Jeanneau Sun Odyssey 41.9 messo a disposizione dall’armatore e skipper Alberto Cavagnini, che ha reso possibile questa nuova sfida.
L’equipaggio ha preso parte alla 40ª edizione della ARC – Atlantic Rally for Cruisers, una delle più celebri traversate oceaniche per velisti amatoriali: 150 yacht impegnati lungo una rotta di 2.700 miglia nautiche, sospinti – non sempre con regolarità – dagli alisei verso i Caraibi.

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Selezionate per te da Garda Outdoors«Siamo arrivati a St. Lucia dopo ventidue giorni di navigazione – racconta Angelini a caldo, dopo l’ormeggio –. L’arrivo segna la fine di un capitolo, di un sogno ora realizzato, di un’opportunità che abbiamo avuto di stare immersi nella bellezza della natura, ognuno con i suoi pensieri e i propri limiti da superare».
Un viaggio fatto di emozioni intense e contrasti, come solo l’oceano sa offrire: «Albe e tramonti che si vedono solo in mare aperto, notti con la barca che scivola sulla scia argentea della luna piena, uccelli, delfini, un susseguirsi di colori. Ma anche nuvole grigie, perturbazioni continue, groppi minacciosi e onde imprevedibili. L’aliseo è stato poco costante, ma quando si presenta è esaltante. E si surfa sulle onde».
Nel canale tra le isole, dove la corrente calda delle Antille scorre verso nord-ovest, l’equipaggio ha affidato al mare anche Creusa, l’ultima opera in bottiglia dell’artista bresciano Paolo Buzi, che ha accompagnato simbolicamente la traversata: «A lui va tutta la mia riconoscenza», sottolinea Angelini.

Un’esperienza vissuta con uno spirito antico: «Siamo stati un equipaggio vecchio stile, marinai del lago di Garda che abbracciano lo spirito dei marinai di una volta. Non la competizione, ma l’immersione in una dimensione quasi mitica». Sempre riponendo fiducia nella Mira, «la nostra piccola casa a vela», capace di portare tutti a destinazione «noncurante dei nostri stati d’animo».
Ora l’oceano è alle spalle, ma resta il senso profondo dell’impresa: «Un’esperienza dura, meravigliosa, intensa». Un altro capitolo di mare scritto da Fulvio Angelini, che a settant’anni continua a guardare oltre l’orizzonte.

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