Torre San Marco, si chiude un’epoca: discoteca addio
GARDONE RIVIERA - Nuovo affittuario per la Torre San Marco. Sarà l'ultima estate di apertura come piano bar e discoteca. Il disappunto degli operatori turistici.
L’estate 2025 sarà l’ultima in cui il popolo della notte avrà la possibilità di frequentare il piano bar e la discoteca della Torre San Marco, storico locale della movida gardonese e gardesana, location per banchetti ed eventi vip.
A settembre scadrà infatti la decennale concessione alla famiglia Tosetti della Torre e delle sue pertinenze, di proprietà della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani (Gabriele d’Annunzio la acquistò nel 1925 per ormeggiare nella darsena il Mas della Beffa di Buccari).
L’avviso di manifestazione di interesse, per «conoscere le disponibilità da parte di operatori economici privati interessati ad assumere la detenzione della Torre San Marco», era stato pubblicato il 7 ottobre scorso sul sito del Vittoriale (clicca qui).
Nell’avviso si specifica che alla Torre si sarebbero potute svolgere «iniziative artistiche, culturali e benefiche che si appalesino in linea con le finalità statutarie di conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale de Il Vittoriale». Si parla di un contratto di sei anni, con rinnovo automatico di altri sei, e di una proposta economica riferita a un «canone base annuo non inferiore ad 200mila euro».
A quanto pare la migliore offerta al rialzo (si vocifera di 300mila euro annui) è stata presentata da un cittadino straniero.
La petizione: “La discoteca più iconica del lago non deve chiudere”
Si vocifera che il nuovo affittuario sia il proprietario della villa confinante alla Torre, che in tal modo si sarebbe voluto tutelare da eventuali disturbi generati dalla musica notturna e dai botti d’artificio sparati durante le feste.
È quanto sostiene anche la petizione lanciata sulla piattaforma change.org «Salviamo la Torre: la discoteca più iconica del Garda non deve chiudere!».
Le migliori esperienze sul Garda
Selezionate per te da Garda OutdoorsNella petizione si legge: «La Discoteca La Torre è un pezzo di storia, un luogo magico che da generazioni accoglie persone di tutte le età, dai diciottenni ai signori di 60 anni, regalando serate indimenticabili in una location unica, suggestiva e affacciata sul nostro splendido Lago di Garda.
Non è solo un locale: è un simbolo… Dopo l’estate 2025, La Torre potrebbe chiudere definitivamente. Il motivo? Un miliardario ha acquistato una villa vicino e ha intenzione di prendere la gestione del locale per tenerlo chiuso solo per non avere rumore. Un patrimonio di storia, cultura e divertimento sacrificato per il capriccio di una sola persona».

Feste e matrimoni vip
La Torre è un luogo iconico. Qui hanno brindato nel giorno delle nozze vip e celebrità.
Tra i matrimoni da favola festeggiati in questa location ricordiamo quello tra il fashion manager svizzero Daniel Grieder, 60 anni, CEO di Hugo Boss, e l’ex regina di bellezza Louise Camuto, 52 anni, Miss Svezia nel 1989 e seconda al concorso di Miss Universo quello stesso anno.
Il “si” Grieder e Camuto l’hanno pronunciato ad agosto 2022 a Palazzo Bettoni, a Bogliaco di Gargnano, mentre cene e feste hanno avuto luogo tra la Torre San Marco, Villa Fiodaliso e Villa Alba a Gardone. Centocinquanta gli ospiti, alloggiati tra Villa Feltrinelli a Gargnano e Villa Eden a Gardone Riviera, tra cui grandi nomi della moda, come lo stilista americano Tommy Hilfiger, amico e testimone dello sposo.
Qui, nel settembre 2022, c’è stata anche la festa di nozze del campione olimpico bresciano Marcell Jacobs e Nicole Daza.
Per Gardone e dintorni, insomma, è una location che genera un indotto enorme.

Il rammarico degli operatori turistici
Quanto vale l’indotto generato dalla Torre? Nel 2024 questa location ha ospitato 130 banchetti, con una media di 100 invitati per ogni evento.
Escludendo i trenta banchetti organizzati da italiani, cento li hanno commissionati clienti stranieri: 10mila persone che hanno generato, calcolando (al ribasso) tre pernottamenti a testa, 30mila presenze. Che valgono almeno 100mila euro di imposta di soggiorno.
Per non dire dell’indotto. «Se pensiamo che ogni ospite – dice Olliver Mayr del Grand Hotel Fasano – spende sul territorio ben più di 250 euro al giorno (anche in questo caso il calcolo è al ribasso, ndr) , l’indotto mancato ammonterà a circa 8 milioni annui, che diventano 10 milioni se calcoliamo anche fiori, bomboniere, fuochi d’artificio, fotografi e tanti altri servizi. Ma il danno più grave sarà l’impoverimento dell’offerta. Regaliamo al lago di Como una bella fetta di clientela vip».
Sulla stessa linea Andrea Maggioni, presidente di Salò Promotion, associazione dei commercianti di Salò: «Non entro nelle scelte di gestione immobiliare della Torre di San Marco, credo però che l’attrattore turistico sia fondamentale anche per la nostra Città. Quasi 100 matrimoni all’anno, con una grossa fetta internazionale, eventi aziendali, il piano bar alla sera e numerosi posti di lavoro. Ecco, tutte attività che portano una ricaduta commerciale significativa ed imprescindibile, ancor di più in questo momento in cui il commercio ha qualche segnale di crisi nella nostra Città. Lanciamo un appello alla Fondazione Vittoriale perché, nella sua ampia discrezionalità, tuteli e consenta la prosecuzione dell’attività in ogni sua declinazione che per decenni ha caratterizzato la nostra sponda del Garda».

Una voce fuori dal coro
Non tutti, va detto a onor del vero, la pensano come gli operatori turistici. La discussione sull’opportunità o meno di autorizzare un locale notturno in un monumento nazionale non è un tema nuovo a Gardone Riviera. Anzi, divide l’opinione pubblica da decenni.
Nel 1991 il sindaco Attilio Mazza intraprese, quasi in solitudine, un’azione contro la Soprintendenza dei Beni culturali, artistici e architettonici che aveva concesso l’utilizzo, fin dagli anni ’70, della Torre San Marco come night-club e discoteca.
«Un monumento nazionale – fece notare Mazza – che, secondo la legge di tutela, dovrebbe essere adibito esclusivamente per scopi di carattere culturale». Mazza intendeva ripristinare la legalità violata e restituire il bene monumentale alla sua integrità e al pubblico godimento. Ma fu dimissionato dalla sua stessa Amministrazione. Mazza – giornalista, storico della cultura e studioso di d’Annunzio – proseguì la sua battaglia attraverso articoli, saggi e interventi pubblici (qui trovate il suo discorso “In difesa della torre San Marco”).

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