Voci di pietra. Quando i muri parlano. Graffiti e messaggi nelle chiese di Manerba
MANERBA - “Voci di pietra. Quando i muri parlano. Graffiti e messaggi nelle chiese di Manerba” è il titolo della interessante mostra che viene ospitata presso il Museo Civico Archeologico della Valtenesi.
L’inaugurazione è in programma martedì 23 dicembre, alle 15. 30.
Prosegue, in questo modo, l’offerta culturale di questo Museo che da tempo in qua non smette di mettere in vetrina proposte che richiamano non solamente gli esperti del settore ma che tendono a divulgare in maniera specifica aspetti culturali rilevanti che anche il grande pubblico va sempre più cercando.
L’organizzazione della mostra è del Comune di Manerba del Garda, in collaborazione con ASAR Garda APS (Associazione Storico Archeologica della Riviera del Garda) e -spiega il Direttore del Museo Simone Don- “vuole essere un viaggio, attraverso le immagini, alla scoperta della vita dei nostri antenati: contadini preoccupati per il raccolto, nobiluomini con la testa mozzata, guerrieri a cavallo”. Non mancano le “raccomandazioni ai santi”. Queste, per fare qualche esempio, sono solo alcune delle tracce giunte fino a noi attraverso i graffiti.
La considerazione che balza all’occhio mette in luce che “le chiese di Manerba veicolano da secoli molteplici messaggi” che, talvolta, sono incisi sulla pietra, altre volte dipinti, attraverso i quali “diverse personalità, sacerdoti, rappresentanti delle comunità o personaggi di spicco, hanno lasciato testimonianza del loro operato”.
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Selezionate per te da Garda OutdoorsMa non si tratta solamente di iscrizioni “ufficiali” perché si individuano altre tracce, continua Simone Don, spesso ignorate dalla storia, perché poco visibili, oppure ritenute di nessuna importanza, trattate quasi come segni di atti vandalici.
Invece i graffiti incisi nel corso dei secoli sulle figure dei santi dipinti nelle chiese possono rappresentare utili fonti storiche, in grado di aprire finestre su una quotidianità che spesso sfugge nella narrazione storica.
Nell’esposizione si tenta di ricostruire il maggior numero di spaccati di vita ricolmi di racconti, di paure, di avvenimenti e di speranze, con l’obiettivo di restituire ai visitatori uno sguardo su quel passato troppo spesso oscurato e messo in secondo piano dai grandi avvenimenti.
Per le ricerche e i testi sono da citare Davide Amadori, Gian Pietro Brogiolo, Simone Don e Monica Ibsen.
Le fotografie si devono alla gentile concessione della Diocesi di Verona, oltre che di Davide Amadori, Gian Pietro Brogiolo, Wolfgang Moroder e dello stesso Simone Don mentre i disegni sono di Davide Amadori.
La mostra resterà aperta fino al 25 gennaio 2026, con ingresso gratuito.

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