Cinghiali, in Trentino nuova disciplina per il loro controllo

TRENTINO - La Giunta trentina adotta nuovi ed ulteriori strumenti per rendere ancora più efficace l’azione di controllo nei confronti del cinghiale che, localmente, produce danni pesanti per l’agricoltura. Più libertà per i cacciatori.

Non solo orsi e lupi rendono la vita difficile ad allevatori e agricoltori, ci sono anche i cinghiali ai quali è “dedicata” la nuova disciplina finalizzata al loro controllo approvata giovedì 1 agosto dalla Giunta provinciale su proposta dell’assessore Giulia Zanotelli.

“La nuova disciplina – spiega l’assessore – è frutto di un lavoro congiunto che ha coinvolto sia la componente agricola, tramite i sindacati, sia la componente dei cacciatori, tramite l’ente gestore della caccia nelle riserve. Con questa nuova disciplina, che non ha registrato osservazioni critiche da parte dell’ISPRA, mettiamo a disposizione nuovi ed ulteriori strumenti per rendere ancora più efficace l’azione di controllo nei confronti del cinghiale che, localmente, produce danni davvero pesanti per l’agricoltura del nostro territorio. Facciamo appello, a questo punto, al senso di responsabilità di tutte le componenti, con l’obiettivo di riuscire a limitare al massimo la diffusione della specie e contenerne le dinamiche evolutive.”

 

In provincia di Trento il cinghiale è una specie cacciabile per la quale le Prescrizioni tecniche per l’esercizio della caccia prevedono annualmente la sospensione della cacciabilità, sospensione confermata anche dalle prescrizioni tecniche per la stagione venatoria 2019/2020. La specie, però, è soggetta al controllo (articolo 31, comma 2 della legge provinciale sulla caccia 9 dicembre 1991 n. 24) con possibilità di abbattere o catturare fauna selvatica, anche al di fuori dei periodi di caccia e nelle zone in cui la stessa è vietata, per motivazioni di salvaguardia dell’ecosistema, tra cui rientra la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali.

Il motivo dell’assoggettamento al controllo è la volontà da parte della Provincia di non consentire l’ordinario esercizio venatorio su questa specie, ma di contenerne il numero e la distribuzione, controllandone nel miglior modo possibile lo sviluppo, soprattutto nelle aree agricole e negli ambiti faunistici di pregio. Fino all’entrata in vigore del decreto del presidente della Provincia 20 febbraio 2019, n. 3-4/Leg., che ha soppresso il Comitato faunistico provinciale, il controllo era disciplinato con deliberazioni di quest’ultimo organo. La materia oggi è, invece, di competenza della Giunta provinciale.

Il provvedimento, che ricalca in linea di massima la disciplina adottata dal Comitato faunistico provinciale, propone alcune variazioni, frutto dei lavori di un tavolo tecnico di confronto tra il Dipartimento Agricoltura, foreste e difesa del suolo, il Servizio Foreste e fauna, l’Associazione cacciatori trentini, in qualità di ente gestore della caccia, e le principali associazioni di categoria del mondo agricolo.

Tali modifiche mirano a semplificare alcune procedure amministrative e a potenziare l’intervento dei controllori, per rendere più incisiva ed efficiente l’azione di controllo. Si propone, inoltre, una modifica della zonizzazione, con il trasferimento di parte della riserva di Arco dalla zona a densità zero a quella di controllo.

 

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