Clima, le acque del lago più calde di 1.6°C in 30 anni

LAGO DI GARDA - Gli effetti del cambiamento climatico si fanno sentire anche sul Garda: in 30 anni le acque superficiali sono passate da 13°C a 14.6°C, con un aumento di 1.6°C. Nella zona profonda, a 250 metri di profondità, si è passati, come tendenza, da 7.8°C a 8.4°C, con un aumento di 0.6°C.

Cambiamento climatico: quali possibili effetti per il bacino gardesano? Anche sul lago, le cui acque rappresentano il 40% del patrimonio d’acqua dolce italiana e potrebbero avere in futuro un’enorme importanza per garantire un’idonea risorsa potabile a molte zone del nord Italia, diventa pressante la necessità di capire come si debba intervenire per far fronte ai mutamenti ambientali, come il riscaldamento globale. Fenomeno che interessa anche il Benaco.

Lo confermano i dati registrati ed elaborati dal laboratorio di idrobiologia di Forte S. Nicolò, a Riva del Garda, che sono stati snocciolati nei giorni scorsi dal vice presidente della Provincia Autonoma di Trento, Mario Tonina, in risposta ad un’interrogazione: «Dai dati a nostra disposizione risulta che la temperatura del lago, come tendenza, in questi 30 anni ha subito delle variazioni. Nella parte superficiale, a 5 metri di profondità, si è passati da 13°C a 14.6°C, con un aumento, quindi, di 1.6°C. Nella zona profonda, a 250 metri di profondità, si è passati, come tendenza, da 7.8°C a 8.4°C, con un aumento di 0.6°C. Non solo in montagna, dove i ghiacciai si sciolgono e gli effetti del cambiamento climatico sono chiaramente visibili, ma anche nel lago si registrano dunque variazioni climatiche scientificamente appurate».

Dei cambiamenti climatici e delle prospettive future per il bacino gardesano si era occupato, in tempi recenti, anche il progetto scientifico Eulakes, coordinato dalla Comunità del Garda.

La ricerca ha delineato i possibili scenari climatici futuri per il Garda fino al periodo 2070-2100. Per quanto riguarda la temperatura atmosferica, lo scenario più drammatico prevede che a fine secolo le temperature possano subire un incremento fino a + 5°C nella stagione estiva (il periodo in cui è previsto l’aumento più importante), mentre in autunno e in inverno si registrerebbero aumenti di +4°C; anche la stagione primaverile potrebbe essere più calda rispetto ad oggi, di circa +2,9°C. Non sono rassicuranti neppure le previsioni sul calo delle precipitazioni, che potrebbe ridursi durante l’estate del 45%.

«Sono scenari ipotizzati sul lungo periodo – dice il segretario generale della Comunità del Garda, Lucio Ceresa –, non serve allarmarsi ma è giusto cominciare a preoccuparci e a tenerli in considerazione».

Il campanello d’allarme è già scattato guardando al futuro dei ghiacciai presenti nel bacino imbrifero gardesano. Agli attuali tassi di scioglimento e dal confronto delle fotografie aeree – riportano gli studi di Eulakes – nel 2025 potrebbe rimanere la metà del ghiacciaio oggi conservato al Mandrone, ai piedi dell’Adamello, che alimenta il fiume Sarca, il principale emissario del Garda, e numerosi suoi tributari, per arrivare ad una riduzione del 90-95% al 2100. Il surriscaldamento e la riduzione delle precipitazioni potrebbe inoltre determinare l’epilogo di altri piccoli ghiacciai del bacino, estesi per meno di un kmq. I segnali e le tendenze, insomma, sono chiari. Esserne consapevoli è già qualcosa, ma non basta.

La foce del Sarca.

 

Abbiamo visto nei giorni scorsi come, sempre più di frequente, anche la nostra provincia è interessata da fenomeni estremi: «supercelle», bombe d’acqua, acquazzoni tropicali, tempeste di vento, periodi di caldo intenso…

Sono fenomeni a cui, secondo gli studiosi, dovremo abituarci. Lo studio Eulakes prevede ad esempio un raddoppio del numero di giorni con temperature molto alte e afose, ovvero delle cosiddette «ondate di calore» (almeno tre giorni consecutivi con temperature massime oltre i 30°C). Secondo l’Austrian Institute of Technology, uno dei principali istituti di ricerca austriaci e partner del progetto Eulakes, le ondate di calore che si abbatteranno sul Garda potrebbero avere nell’ipotesi più pessimistica un aumento del 650%, passando dalle attuali 10 a 75 ogni anno.

L’aumento della temperatura dell’aria influirà anche su quella dell’acqua. L’Azienda provinciale per la protezione dell’ambiente di Trento, altro partner di Eulakes, prevede che nei prossimi decenni la temperatura della superficie lacustre aumenterà mediamente di 3,8°C, con conseguenze negative per l’ecologia.

È prevista una riduzione notevole dei giorni di gelo (con temperatura minima inferiore a 0°C), da -40% a -60% in base ai diversi scenari. Questo quadro di cambiamento – ammonisce Eulakes – già dai prossimi decenni determinerà la variazione dei parametri ambientali potendo causare impatti sugli aspetti ecologici, economici e sociali del bacino gardesano. Per questo è importante già da ora agire per cercare di attenuare questi rischi.

Gli interventi che lo studio suggerisce riguardano una più oculata gestione della risorsa idrica, la revisione delle norme sull’irrigazione, la conversione delle colture idrovore, la riqualificazione del sistema di trattamento dei reflui, interventi sulle abitudini dell’uomo, cercando di favorire stili di vita meno impattanti, ad esempio ripensando la navigazione a motore, impostando restrizioni per limitare l’immissione di carburanti nell’ambiente.

Fulmine sull’Alto Garda.

 

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