Vasi a bocca quadrata (trovati anche a Riva): una cultura del Neolitico

TRENTO - Pubblicato il nuovo volume a cura dell’Ufficio beni archeologici trentino. La pubblicazione raccoglie una serie di contributi interdisciplinari relativi agli importanti ritrovamenti archeologici effettuati nei siti de La Vela di Trento, Ala Le Corone e Riva del Garda via Brione.

Dopo il recente “Fare Rame” prosegue l’attività editoriale dell’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento con la pubblicazione di “Vasi a bocca quadrata. Evoluzione delle conoscenze, nuovi approcci interpretativi”.

Il volume di 496 pagine è curato da Elisabetta Mottes, archeologa della Soprintendenza, e si avvale di 23 contributi di studiosi ed esperti anche di altre discipline. Le tematiche affrontate sono relative ad un fenomeno storico che ha segnato lo sviluppo culturale del territorio trentino, ma diffuso su buona parte del territorio dell’Italia settentrionale e non solo, nel corso del V millennio avanti Cristo. La pubblicazione raccoglie una serie di contributi interdisciplinari tra cui alcuni relativi agli importanti ritrovamenti archeologici effettuati nei siti de La Vela di Trento, Ala Le Corone e Riva del Garda via Brione.

Riva del Garda, via Brione: vago cilindrico in conchiglia di Spondylus (foto Roberto Micheli -Archivio Ufficio beni-archeologici Provincia autonoma di Trento).

 

La Cultura dei vasi a bocca quadrata, che prende il nome da un particolare tipo di recipiente in ceramica diffuso nell’Italia centro-settentrionale nel corso del V millennio a.C., è un fenomeno culturale che ha contraddistinto una delle fasi più rivoluzionarie della storia dell’uomo, il Neolitico. È in questa fase della preistoria che si compie una trasformazione economica e sociale di grande importanza con il passaggio fondamentale da un’economia di sussistenza ad un’economia produttiva.

In tale contesto la Cultura dei vasi a bocca quadrata segna una tappa importante che ancora oggi coinvolge e affascina studiosi e ricercatori, come dimostrano i contributi che compongono il volume. Estesa su buona parte del territorio dell’Italia settentrionale, fin dal suo esordio manifesta stretti legami culturali con l’area balcanica. I suoi significativi influssi superano la catena delle Alpi e sono attestati nell’ambito delle coeve culture di Svizzera, Francia, Austria e Croazia.

Doss Trento: pintadera stampo in argilla – V millennio a.C – foto S.Fruet archivio Ufficio beni archeologici Provincia autonoma di Trento).

 

Il volume traccia un aggiornato quadro culturale e cronologico di questa importante fase della preistoria attraverso le ricerche e l’analisi dei dati più recenti. Gli studi gettano nuova luce per approfondire le conoscenze sui rapporti che questa cultura ha instaurato con le coeve culture dell’area nordalpina e del Mediterraneo. Estremamente ampio lo spettro dei temi affrontati, tra i quali abitati e strutture, aspetti economici e antropologici, scambio e circolazione di materie prime, riti funerari, produzioni artigianali e processi tecnologici, ideologia e ipotesi sull’organizzazione sociale.

Per quanto riguarda il territorio trentino, particolarmente interessante è lo studio interdisciplinare dedicato al sito de La Vela di Trento, indagato a partire dal 1960, nell’ambito del quale sono state effettuate importanti scoperte negli anni Settanta del Novecento dal Museo Tridentino di Scienze Naturali sotto la direzione di Bernardino Bagolini e dal 1987 dall’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza.

Riva del Garda, via Brione. Punta di freccia in selce. Foto
Provincia autonoma di Trento.

 

Queste ultime ricerche hanno consentito di ampliare le conoscenze sul paesaggio antico, la cultura materiale, la tecnologia di produzione, le attività economiche e gli aspetti del rituale della comunità neolitica che abitava lungo la grande via di comunicazione rappresentata dalla Valle dell’Adige. La posizione strategica del sito e i materiali rinvenuti, materie prime e manufatti esotici come perle in conchiglia marina di Spondylus e ossidiana di Lipari, suggeriscono, già in tempi tanto remoti, un’ampia rete di contatti culturali e di circolazione di prodotti su lunga distanza che coinvolgeva sia i territori a nord delle Alpi sia quelli dell’area padana e peninsulare.

A questi aspetti è legato un tema di grande attualità al giorno d’oggi: quello della mobilità umana che, come rivelano gli studi e le ricerche, contraddistingue il territorio trentino fin da tempi molto antichi.

 

 

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