Destinazione Gargnano per Benito Mussolini

LAGO DI GARDA - Per celebrare gli 80 anni dalla Liberazione, pubblichiamo venti articoli di Bruno Festa che ripercorrono le vicende gardesane della Rsi, dall'arrivo di Mussolini a Gargnano alla Liberazione.

Il 5 ottobre 1943 era un martedì.

Nella sua dimora a Rocca delle Caminate, a due passi da Predappio, il capo del fascismo Benito Mussolini -abbattuto dai suoi la notte del 25 luglio- non trattenne a lungo il Prefetto Giovanni Dolfin.

Anzi, fu sbrigativo e gli conferì l’incarico di Capo della Segreteria, con invito a raggiungerlo nella nuova località in cui avrebbe ripreso a lavorare come capo del governo della Repubblica sociale italiana (Rsi) una realtà politica nuova di zecca.

Dove? Il Duce non ne sapeva nulla e disponeva di un’unica e generica informazione: sulla sponda occidentale del lago di Garda. Lì avrebbe esercitato il nuovo ruolo di capo di stato.

Inutile e rischioso girovagare attorno alla data di nascita della Rsi.

L’annuncio venne fatto da Radio Monaco il 18 settembre 1943 a meno di una settimana dalla liberazione di Mussolini dalla prigione di Campo Imperatore, sul Gran Sasso.

Da lì, dopo qualche passaggio, era stato portato alla corte del Fuhrer in Germania e nel volgere di pochi giorni aveva comunicato via radio quanto altri avevano già predisposto: la formazione di uno stato nuovo e del tutto asservito e succube del Reich.

Ma basta un annuncio radio a dare ufficialità alla nascita di una Repubblica?

Qualcuno sostiene che il… battesimo della Rsi sia il 23 settembre, vale a dire la data del primo Consiglio dei Ministri. Emblematico pure quello, visto che si era tenuto presso l’Ambasciata germanica a Roma, Mussolini assente.

Seguì il secondo, il 28 del mese a Rocca delle Caminate, a casa del Duce.

Poi se ne tennero altri quindici, tutti a Palazzo Bettoni Cazzago di Bogliaco, in riva al Garda.

Eppure l’assemblea “fondativa” con elencazione dei principi ispiratori della nuova Repubblica, fu successiva e si tenne a Verona tra il 14 e il 15 novembre.

Alla difficoltà di stabilire una data di nascita corretta e unanime della Rsi si aggiunge la considerazione che neppure il capo del fascismo e della nuova Repubblica sapeva almeno dove sarebbe andato a vivere e lavorare forse l’indomani o il giorno appresso l’incontro con Dolfin.

Tornano alla mente le parole che Mussolini stesso utilizzò scrivendo il 4 settembre 1944 alla sua amante Clara Petacci: “mi hanno portato qui come un pacco”.

I dubbi si sciolsero l’8 ottobre 1943, quando Mussolini fu trasferito a Gargnano, sponda bresciana del Garda. Per lui requisirono Villa Feltrinelli (oggi albergo), un edificio che funzionò in quelle prime settimane anche come sede delle segreterie e degli uffici, oltre che da abitazione: in pratica un accampamento, un vero e proprio porto di mare come lo definì chi ci lavorava.

La prestigiosa dimora progettata da Alberico Belgiojoso risaliva a fine Ottocento e venne requisita l’1 ottobre 1943.

Lo stesso giorno del suo arrivo, Mussolini fu visitato da Georg Zachariae, il medico tedesco al quale Hitler aveva affidato la salute del Duce.

Diagnosi di Zachariae: disfunzione della bile. Cura: nuove medicine, nuove punture e nuova dieta che passava dalla precedente a base di latte alla proibizione del latte puntando tutto sulle carote.

Risultato dopo un mese? Terribili bruciori permanenti, ripugnanza al cibo, sofferenze notturne che si prolungavano fino al mattino, stanchezza e noia infinita. E forte perdita di peso, come confidò Mussolini a Petacci.

Ma, bruciori di stomaco del Duce a parte, l’interrogativo riguarda i motivi del trasferimento dell’apparato governativo da Roma in Nord Italia e lo spostamento di Mussolini a Gargnano.

Il trasloco della capitale e della sede del Governo in Alta Italia mirava a evitare il più possibile i bombardamenti su Roma, con conseguenza di vittime innocenti.

Questa fu la (prima) decisione presa nella (prima) seduta del Consiglio dei Ministri, quella del 23 settembre. Quanto alla nuova destinazione del “Governo repubblicano fascista” Il Popolo di Brescia del 9 ottobre 1943 puntualizzava che “nella sua nuova residenza il Governo fascista repubblicano, in contatto con la Germania, potrà svolgere nelle migliori condizioni il suo importante e delicato lavoro di ricostruzione mentre le truppe germaniche e i reparti fascisti rimangono al loro posto di combattimento nel Sud”.

Il giornale non indicava alcun luogo.

A ospitare il Quartier Generale fu scelta Gargnano, poche migliaia di abitanti. Per la Presidenza del Consiglio, invece, la frazione di Bogliaco, a meno di due chilometri.

Non mancò l’omaggio del Comune di Gargnano ai nuovi ospiti della villa: otto fiaschi di vino speciale Chianti Classico tappo verde, acquistato al bar Gardesana. Costò 321 lire, quasi un mese di stipendio di una donna delle pulizie.

Resta, però, sul tavolo l’interrogativo sul perché, per la sede del capo del Fascismo, sono stati scelti il Garda e Gargnano.

La risposta la diede Ermanno Amicucci, direttore del Corriere della Sera in quel periodo, sostenendo che la decisione fu caldeggiata personalmente dal generale tedesco Erwin Rommel, la “Volpe del Deserto” (1891 – 1944) che aveva la sua residenza sulla sponda veneta del lago, prima a Garda, in seguito a Colà di Lazise. Poi Rommel cadde in disgrazia e fu sostituito dal maresciallo Albert Kesselring (1885 – 1960). Lo stesso Amicucci incontrò presto Mussolini a Gargnano, il 27 ottobre 1943, e si trattenne con lui dalle 17,45 alle 18,08.

Del tutto verosimile che il Direttore abbia chiesto ragguagli al Duce.

Lo stesso Rommel si era già recato quasi subito a Gargnano il 12 ottobre 1943 ed erano emerse opinioni discordanti con il Duce sulla strategia di difesa dell’Italia a fronte dell’avanzata alleata da Sud verso Nord.

I primi ad entrare a villa Feltrinelli, assieme a Benito Mussolini, furono il figlio Vittorio, il Capo Manipolo Orio Ruberti, Renato Tassinari, Vanni Teodorani e Mimmo Musti de Gennaro. C’era anche Eraldo Monzeglio, campione del mondo di calcio a Roma 1934 e a Parigi 1938.

Il Garda e Gargnano non piacevano al Duce, convinto di essere stato rifilato in un budello (cit) e per giunta cieco. Confidò a Dolfin: “Non pretenderanno che io possa governare da Gargnano e cioè dalla località più eccentrica della penisola! Sento l’oppressione di questo luogo: avverto spesso il desiderio di evadere come un prigioniero”. Con l’amante Clara Petacci (che viveva a Gardone Riviera, una dozzina di chilometri di distanza) Mussolini fu ancora più esplicito affermando che Gargnano non gli consentiva di seguire le operazioni belliche né di svolgere un’azione politica efficace.

Il Duce recriminava senza interruzioni: “Dove andrò non lo so, ma che io me ne andrò da questo paesello è sicurissimo. Io voglio riprendere contatto col mondo: in un luogo servito da una ferrovia altrimenti io sono defunto perché irraggiungibile. Confinato in un angolo di lago bloccato senza quasi comunicazioni col mondo esterno. Non è stato penoso per me trascorrere il mio tempo in questo paesucolo pieno di pettegolezzi e di spie? Dove tutto è ridotto, meschino, rimpicciolito? Abbandono per poche ore, forse per qualche giorno queste rive che ormai detesto. Io non posso, non voglio restare più qui. Sono avvilito e umiliato e deciso ad andarmene. Posto che oramai non posso fare la guerra, debbo fare della politica. A Gargnano non si fa, non si può fare”.

Continui sfogli misti a illusioni di fuga mai concretizzate.

Frattanto a Gargnano il 29 ottobre 1943 arrivò la moglie del Duce, Donna Rachele Guidi con i due figli più piccoli, Romano e Anna Maria.

Il 20 novembre il palazzo delle ex Orsoline (attuale sede staccata dell’Università di Milano) venne requisito e destinato a Quartier Generale della Rsi, con Segreteria Politica e Segreteria Particolare del Duce. Nella stessa palazzina trovò alloggio il Comando di Collegamento delle Truppe Germaniche presso il Duce. Cambiò poco perché anche il Quartier Generale divenne presto un porto di mare, dove arrivava gente a tutte le ore e le udienze, che sulla carta erano dieci, diventavano venti senza contare quelle improvvise.

Villa Feltrinelli restò dimora privata, o quasi, con Rachele a organizzare il cortile al pari di una cascina, come lo stesso Mussolini raccontò a Clara il 10 gennaio 1945, respingendo le accuse di disporre di una cucina capricciosa: “Non mi risulta che si acquistino tacchini, pollami, etc. Dovrei escluderlo perché tutto ciò esiste nel parco. Esiste, cioè, una vacca e relativo vitellino, nato il 6 gennaio, un maiale vivo e uno ucciso; diverse dozzine di galline che già fanno qualche uovo; e inoltre conigli, due cani (anzi tre) e due gatti”.

A dimostrazione della scarsa considerazione di cui Mussolini godeva stava la decisione di proteggere Villa Feltrinelli con un cannoncino antiaereo Flak installato sulla torretta dell’edificio. Mussolini obiettò che il cannoncino non solamente non aveva l’efficacia di proteggere la casa ma, al contrario, poteva rappresentare un richiamo per gli aerei nemici. L’osservazione venne presa in considerazione dai germanici solo nel gennaio 1945 e portò al successivo abbattimento della torretta.

Mancavano tre mesi al tragico epilogo della Rsi.

Bruno Festa (b[email protected])
Villa Feltrinelli, a Gargnano, oggi hotel di lusso.

80 anni dalla Liberazione – di Bruno Festa

  1. Repubblica sociale italiana o Repubblica di Salò
  2. Mussolini a Gargnano. Perché il Garda?
  3. Ministeri, funzionari e archivi da Roma al Nord
  4. La Decima Mas nella Rocca e nella Casa del Podestà
  5. Il mercato nero
  6. Ricoveri antiaerei e trincee antischeggia
  7. Tunnel Gardesana
  8. Gardone Kriegslazarett
  9. Mani naziste sulle dimore storiche a Gardone Riviera e Toscolano Maderno
  10. Minculpop
  11. MAE
  12. Ministero Interno, La caccia all’ebreo decisa sul lago
  13. Ispettorato della Razza
  14. Bombe su Villa Bassetti, Ambasciata germanica presso la Rsi
  15. Palazzo Bettoni a Bogliaco. Presidenza del Consiglio dei Ministri della Rsi
  16. Il Quartier Generale del Duce nella Villa delle Orsoline
  17. Villa Feltrinelli
  18. Mario Boldini, partigiano delle Fiamme Verdi
  19. Tedeschi in fuga
  20. La Liberazione raccontata dalle maestre

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