Il nuovo ospedale di Desenzano sarà ricostruito sul sedime dell’attuale presidio
DESENZANO DEL GARDA - Scartate l'ipotesi della "Valletta" e la riqualificazione dell'edificio esistente. Investimento stimato tra 200 e 250 milioni di euro e tempi di realizzazione di circa dieci anni, mantenendo operativo l'ospedale durante i lavori.
Sarà realizzato nell’area dell’attuale ospedale di Montecroce il nuovo presidio di Desenzano del Garda. È questa la soluzione indicata dal Politecnico di Milano, incaricato da Regione Lombardia di valutare le diverse ipotesi per il futuro dell’ospedale, i cui risultati sono stati presentati a Palazzo Lombardia dall’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso.
Tre alternative
Lo studio ha preso in esame tre scenari: la costruzione del nuovo ospedale nell’area della cosiddetta “Valletta”, la realizzazione di un nuovo edificio sul sedime dell’attuale presidio e la completa ristrutturazione dell’ospedale esistente.
Secondo il gruppo di lavoro coordinato dal professor Stefano Capolongo, la seconda opzione è risultata la più solida sotto il profilo tecnico, economico e funzionale.

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«Tra le tre opzioni la B è quella che presenta più punti di forza ed è la soluzione più ragionevole», ha spiegato Capolongo. La ricostruzione consentirà di mantenere in funzione l’ospedale durante tutte le fasi del cantiere, per poi demolire progressivamente gli edifici esistenti.
L’area manterrà quindi una destinazione esclusivamente sanitaria, senza consumo di nuovo suolo.
10 anni di lavori per 250 milioni di investimento
Secondo le stime illustrate dal Politecnico, la realizzazione del nuovo ospedale richiederà circa dieci anni tra progettazione e lavori, con un investimento compreso tra 200 e 250 milioni di euro.
Ben più onerosa e lunga sarebbe invece la riqualificazione dell’edificio attuale, che richiederebbe 18-19 anni e oltre 300 milioni di euro per l’adeguamento sismico, antincendio e impiantistico. «Insistere su organismi edilizi ormai obsoleti significa fare un investimento economicamente sbagliato», ha osservato Capolongo.
L’assessore Bertolaso ha ricordato il percorso avviato nel settembre 2024, quando Regione Lombardia aveva aperto un confronto con istituzioni e cittadini dopo il mancato accordo sulla localizzazione del nuovo ospedale. Da quella discussione nacque la decisione di affidare al Politecnico di Milano uno studio indipendente per valutare tutte le alternative sulla base di criteri tecnici, economici e temporali.
Un presidio che serve 22 Comuni e circa 150 mila residenti
La direttrice generale di Asst Garda, Roberta Chiesa, ha sottolineato l’importanza strategica dell’intervento per un presidio che serve 22 Comuni e circa 150 mila residenti, numero che cresce sensibilmente durante la stagione turistica. «L’ospedale è stato costruito nel 1978, quasi cinquant’anni fa, quando tecnologie e bisogni assistenziali erano completamente diversi. Avere una nuova struttura significa poter rispondere alle esigenze sanitarie dei prossimi decenni».
Dopo la presentazione dello studio di fattibilità, il percorso proseguirà ora con la progettazione del nuovo ospedale, destinato a sostituire integralmente l’attuale presidio di Montecroce.
Le reazioni
Marco Profita, Segretario di Azione Desenzano e membro del Tavolo Politico per l’Ospedale, accoglie con «con moderata soddisfazione e sollievo le decisioni illustrate oggi da Regione Lombardia e ASST Garda. L’ipotesi formulata dal Politecnico di Milano è nei fatti estremamente vicina alla visione e alla Proposta Integrata che come Azione e Tavolo Politico abbiamo sostenuto con forza in questi mesi.
Per Profita l’indirizzo stabilito recepisce infatti i pilastri fondamentali della battaglia del Tavolo:
- Zero consumo di suolo verde: la cosiddetta “buca” e il Parco del Montecroce sono salvati dalla cementificazione.
- L’Ospedale resta sul Montecroce: la nuova struttura sorgerà nell’area già urbanizzata del presidio (sull’area del parcheggio pubblico anziché su quello dipendenti).
- Nessuna speculazione edilizia: la demolizione completa e progressiva del vecchio immobile elimina alla radice il rischio di cattedrali nel deserto o di futuri ecomostri destinati a manovre immobiliari.

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