Le vie ferrate – parte 1

Per la rubrica dedicata alla montagna, a cura della Guida Alpina Stefano Michelazzi, pubblichiamo la prima di tre parti di un approfondimento dedicato alle vie ferrate.

E’ il 1492 quando Antoine de Ville, ciambellano di Carlo VIII di Francia, su ordine del re stesso, assieme ad un gruppo di sei persone scala la parete ovest del “Mons inaccessibilis” nel massiccio del Vercors in Francia, raggiungendone la cima il 26 giugno. Da quel giorno il nome verrà modificato in “Mont Aiguille” (2087 m).

La scalata avviene utilizzando scale, corde, pioli, ovvero attrezzature e tecniche che al tempo venivano usate al fine di scalare le mura dei castelli sotto assedio.

Si utilizza quindi un largo numero di attrezzature per agevolare il raggiungimento della cima ed ovviamente rendere possibile la discesa.

Il Mont Aiguille (2087 m).

La nascita dell’Alpinismo.

Il 26 giugno 1492 viene considerato da diversi storici, come la data di nascita dell’Alpinismo. Non considerata da questo punto di vista da altri autori in quanto il Mont Aiguille si trova nella fascia pre-alpina.

E’ interessante notare come questo coincida anche con la prima via attrezzata della storia. Di fatto quindi, le vie ferrate rappresentano l’evoluzione tecnica di ciò che fu il primo sistema di scalata di una parete rocciosa.

Dopo questa prima ed epocale impresa, si devono attendere quasi quattro secoli, affinché si ipotizzi di attrezzare una parete ma in questo caso non per conquistare la vetta bensì per agevolarne la salita e renderla accessibile a molti.

La prima via ferrata

Quella che viene considerata la prima via ferrata della storia, sostituendo le attrezzature in corda con cavi metallici, risale al 1843 e viene posta in essere per la scalata alla cima “Hoher Dachstein” (2798 m), situata al confine delle regioni austriache di Stiria ed Alta Austria (Steiermark – Oberösterreich).

Nel 1869 allo stesso scopo si attrezzano le ferrate della cresta sud-ovest e la “Via Studl” sulla parete sud del Grossglockner (3798 m), la cima più alta dell’Austria. Su questi due tracciati vengono utilizzati anche chiodi di ancoraggio per le corde fisse e pioli metallici come gradini agevolatori.

Diversi altri esempi di attrezzatura artificiale a scopo alpinistico si hanno a questo punto un po’ ovunque in Europa, malgrado non sempre si possa parlare di vie ferrate in quanto spesso si attrezzano alcune tratte e/o passaggi difficili, senza per questo creare delle linee continue.

Si inizia a definire alcuni itinerari “Sentiero alpinistico” o Sentiero attrezzato”. Questa suddivisione rimane ancora oggi valida al fine di catalogare i diversi itinerari, non per ciò che riguarda la loro difficoltà, per la quale come si vedrà si adottano delle scale, bensì per identificarne la tipologia.

 

Cima Brenta, la prima ferrata in Italia

In Italia la prima via ferrata è quella di Cima Brenta nell’omonimo gruppo dolomitico, attrezzata nel 1880 dalle Guide Alpine campigliane al fine di agevolarne l’ascesa per scopi professionali.

Nel 1893 verrà inaugurata la “Via ferrata Aristide Bruni” sul Monte Procinto nelle Alpi Apuane. Nell’area orientale delle Alpi, durante la Grande Guerra (1914-1918) verranno attrezzate a scopi bellici diverse ferrate sia da parte dell’esercito austro-ungarico sia da parte dell’esercito italiano.

Seguendo questo esempio anche durante la seconda guerra mondiale (1939-1945), si riutilizzarono o si realizzarono nuove strutture sui generis, anche in altri Paesi transalpini come Francia e Svizzera.

Molti di questi manufatti, nel periodo a cavallo tra le due guerre ed infine dopo il termine del secondo conflitto mondiale, furono convertiti in strutture atte alla salita ludico-sportiva delle diverse cime e pareti interessate ed ancora oggi, parzialmente o del tutto rinnovate, vengono utilizzate a tale scopo.

In seguito anche altre zone, non soltanto alpine, hanno visto nascere manufatti simili, a scopo ludico-sportivo.

E’ a partire dagli anni 80 che soprattutto in Francia, si esce dall’ambito montano e si cominciano a realizzare vie ferrate anche in aree fino ad allora non considerate, come le costiere marine.

Nasce così il concetto di Via ferrata sportiva, ovvero non utilizzata al fine di agevolare un percorso o riutilizzando ciò che ebbe scopi militari ma a scopo puramente atletico. Di fatto anche alzando il grado di difficoltà e riconoscendo che l’alpinismo è attività che si svolge non soltanto sull’arco alpino o comunque in ambienti similari (Himalaysmo ed Andinismo sono varianti dell’alpinismo), ma in qualsiasi ambito ne presenti caratteristiche conformi.

SCALE DI VALUTAZIONE

Attualmente la frequentazione delle vie ferrate, che fino all’inizio di questo secolo, veniva considerata come pratica minore dell’alpinismo, ha assunto un connotato ben preciso, con la conseguente necessità di indicare le differenze tra i vari itinerari.

Una prima suddivisione è quella tra “Via ferrata” e “Sentiero attrezzato”:

“Via ferrata”

“Itinerario alpinistico in cui l’ascensione è resa più facile e sicura con dei mezzi artificiali infissi nella roccia, disposti in modo pressoché continuo”. Si compone di ancoraggi, collegati tra loro da un cavo metallico, costituenti una linea di ancoraggio. La linea può presentare andamenti verticali, orizzontali ed obliqui ed essere usata per la progressione facilitata ulteriormente da agevolatori, come scale (verticali), gradini, corrimano, catene.”

“Sentiero attrezzato”

Sentiero o percorso segnalato in cui si cammina, quindi dove si pratica l’escursionismo, che presenta tratti o punti, non superiori al 10% della sua interezza, con esposizione al rischio di caduta o dove in caso di scivolata la persona può proiettarsi al di fuori dello stesso, quindi precipitare.

Rientra in questa categoria ogni tipo di itinerario che non ha le caratteristiche della via di arrampicata o della via ferrata. (tratto da: “Attrezzature, tecniche, termini, definizioni difficoltà.” Co.Na.G.A.I.-Atto depositato presso il Ministero dello sport)

Successiva suddivisione in base alle caratteristiche è quella tra:

  • Via ferrata classica o “tipo Dolomiti”, posa dei cavi con tensionamento tra gli ancoraggi;
  • Via ferrata sportiva o “tipo francese”, posa dei cavi con ansa di scorrimento ad ogni ancoraggio.

Diverse sono anche la classificazioni della difficoltà, nei diversi paesi che ospitano questo tipo di manufatti.

Per ciò che riguarda lo specifico di ogni itinerario la scala utilizzata in Italia è quella U.I.A.A. (Unione Internazionale delle Associazioni Alpinistiche) relativa alle difficoltà complessive degli itinerari alpinistici (“Scala di impegno globale”):

 

 

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