L’effimero diventa eterno: filosofia e quotidianità nella lirica oraziana
SALO' - In biblioteca a Salòla conferenza della professoressa Maria Principia Betrò, dedicata alla poetica di Orazio. Ce ne parla la studentessa Matilde Zanella, 3ACL.
Nel corso del mese di ottobre la biblioteca di Salò ha organizzato alcuni incontri serali, intitolati “Voci d’autunno” (ne avevamo scritto qui) per trattare di temi scientifici e umanistici, tenuti da docenti del liceo Fermi e dell’ITS Battisti.
Ad inaugurare questi appuntamenti è stata la professoressa Maria Principia Betrò, docente di greco e latino, giovedì 2 ottobre.
L’effimero diventa eterno: filosofia e quotidianità nella lirica oraziana
Durante la conferenza, dal titolo “L’effimero diventa eterno: filosofia e quotidianità nella lirica oraziana”, la professoressa ci ha condotto nella poesia oraziana con grande passione e coinvolgimento.
Ha iniziato con il riferimento alla vita del poeta, figlio di un liberto che ha impiegato tutte le sue fatiche per la sua educazione; grazie all’impegno del padre Orazio è stato accolto fin da subito nell’ambiente dei giovani nobili romani mentre in seguito l’amicizia con il grande Mecenate gli ha permesso di entrare a far parte del celebre circolo culturale augusteo.
La docente ha poi spiegato che Orazio nei versi suggerisce la via per la felicità, in quanto seguace della scuola epicurea, affrontando i grandi temi dell’esistenza – la brevità della vita, lo scorrere del tempo, la paura della morte, definita atra cura, con una serenità e una sottile eleganza che trasformano l’effimero e il quotidiano in eterno. La poesia di Orazio non è solo una guida all’equilibrio interiore, ma un vero e proprio manifesto contro la caducità dell’esistenza.
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Di fronte alla consapevolezza della “caducità della vita e spietatezza della morte”, il poeta propone l’atarassia, ovvero l’imperturbabilità, raggiungibile attraverso il piacere e la saggezza.
Carpe diem (Ode I, 11),
Come ha spiegato la professoressa Betrò il famoso invito carpe diem (Ode I, 11), rivolto a Leuconoe, non è una semplice esortazione a godere del giorno, ma un invito a “ritagliare l’attimo che può diventare eterno”, a vivere il presente con intensità e a “ricondurre la speranza a lungo termine in uno spazio breve”.
È proprio nella quotidianità, anche nelle esperienze semplici, che il poeta individua il culmine del suo manifesto poetico. Non si concentra solo sugli eroi, ma su uomini comuni, spesso con tratti autobiografici, che si trasformano in versi.
La vera magia della poesia oraziana risiede nella sua capacità di imprimere nella memoria i dettagli più fuggevoli, dimostrando che l’effimero diventa eterno proprio grazie alla forza della poesia. Nelle Odi, le donne e i loro gesti – la gelosia che si ispira a Saffo, l’ira, la sofferenza e l’amore – vengono fissati con immagini brevissime ma potentissime: l’effimero nodo di un’acconciatura diventa eterno o l'”epifania del labbro morso”, come è stato definito dalla docente, descritta per la gelosia, viene sottratto all’oblio e reso immortale.
L’eredità di Orazio
Come lui stesso infatti affermerà nell’Ode III,30 Orazio rivendica l’immortalità della sua poesia; egli paragona le sue Odi a “statue di bronzo” e se stesso a un “cigno” destinato a volare in eterno. La poesia diventa così non solo uno strumento per farsi valere, ma per esorcizzare la morte e conferire un valore duraturo alla propria vita.
In definitiva, l’eredità di Orazio è un’arte di grande eleganza ed equilibrio – come sottolineò Carducci – che eleva la vita di un “libertino patre natus” e le sue passioni a dignità di monumento letterario, trasformando la fragilità del momento in un lascito destinato a non morire.
Nel corso della conferenza la professoressa è riuscita a trasmettere perfettamente il suo amore per la cultura e la letteratura classica dimostrando la grandissima attualità di questi temi, la loro capacità di trasmettere ancora forti emozioni e di rispondere ai grandi interrogativi degli uomini.
Matilde Zanella, 3ACL

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