Bugonia, cospirazioni, api e altre solitudini: il nuovo mondo di Lanthimos

In Bugonia, Yorgos Lanthimos trasforma il complottismo in tragedia contemporanea. La recensione di Camilla Lavazza.

Il filmn è in programmazione fino al 30 ottobre alla Multisala King, all’Oz e al Cinema Moretto.

 

Trama

Teddy vive con il cugino Don in una casa in campagna, ai margini di una anonima cittadina di provincia, alleva api, sbarca il lunario lavorando nel reparto imballaggi di una multinazionale farmaceutica e si sta preparando ad un’invasione aliena.

Convinto di aver individuato uno degli esploratori extraterrestri nella persona di Michelle Fuller, CEO dell’azienda, decide di rapirla con l’aiuto di Don per sottoporla ad una serie di esperimenti e salvare il pianeta Terra.

 

Critica

Lo schermo nero che apre di consuetudine i film di Yorgos Lanthimos in Bugonia è ridotto a pochi secondi, con un ronzio di insetti in sottofondo, dopodiché i fotogrammi si riempiono di fiori colorati ed api (“come il sesso, ma più pulito”).

La scienza ci dice che se scomparissero questi piccoli ed operosi insetti la nostra vita sul pianeta sarebbe in pericolo, e di questo è consapevole anche Teddy, rappresentante di quella classe povera di bianchi, residenti in zone rurali che sembrano uscite da racconto di Stephen King, e che, al posto delle verdure dell’orto, coltivano il risentimento contro una società ingiusta e traditrice, che non ha mantenuto le sue promesse di benessere e crescita.

Non a caso l’incipit coinvolge le api, infatti Bugonia fa riferimento ad un capitolo delle Georgiche di Virgilio e alla falsa credenza della generazione spontanea della vita, mentre il soggetto è il remake del film di culto coreano Save the Green Planet (Ji-goo-leul Ji-kyeo-la) di Joon-Hwan Jang.

Si intuisce che, in un tempo passato, la casa di Teddy dovesse essere ridente, la sua esistenza confortevole, ma che qualcosa, ad un certo punto, deve essere andato storto…In quella abitazione sono rimasti due uomini soli, due Goonies invecchiati male, residui di una famiglia spazzata via da malattie e disgrazie: Teddy, che ostenta sicurezza e conoscenze pseudoscientifiche assorbite dal web (sfaccettata e intensa l’interpretazione di Jesse Plemons), e il cugino Don, obeso, fragile, ingenuo come un bambino (Aidan Delbis, una perfetta spalla).

Non potrebbe, infatti, essere più diversa la vita di Michelle Fuller, amministratrice delegata dell’azienda in cui lavora Teddy, impersonata da una Emma Stone che in ogni scena supera se stessa: bellissima, elegante, plurilaureata e, si intuisce, spietata. Dalla sua decisa camminata in Laboutin si propagano energia e sicurezza, la sua stessa giornata è scandita da ritmi quasi militari, lei è quella che ce l’ha fatta, una su un miliardo, è “aliena” nel vero senso del termine, estranea, altra da noi, come lo sono sempre stati i nobili e i potenti nei confronti della plebe, come lo sono ora le mega star dello spettacolo, di cui la Stone fa sicuramente parte. Dotata di un taglio di occhi particolare, che sa sfruttare in molteplici modi, la Stone si produce in una performance fisica molto impegnativa e in una recitazione vibrante, supportata dal perfetto affiatamento dei due “cugini”.

 

In un montaggio parallelo amaramente comico, Teddy e Don si “allenano” goffamente mentre lei si nutre di pillole e si tiene in forma con un personal trainer; lei guida un Suv nero, ostentazione del potere, loro al massimo si spostano su delle biciclette come i ragazzini di E.T., ma fuori tempo massimo.

Teddy è il frutto di esperienze di vita drammatiche, si intuiscono abusi, unite al martellamento di fake news in quelle cosiddette “camere dell’eco” del web, in cui è facile perdersi autoconvincendosi che le proprie idee siano universali.

Lanthimos resta volutamente ambiguo e oscilla, come in altre sue pellicole, sul filo della satira grottesca: a quattro giorni da un’eclisse di luna, il cui culmine naturalmente ha profondi significati magici e simbolici, i due rapiscono la donna (memorabile la violenza con cui lei si difende prima di essere catturata) e da qui inizia un’escalation di colpi di scena, torture stile “Iene” (compresa la celebre scena in cui l’attrice è stata veramente rasata a zero), e dialoghi brillantissimi da commedia allucinata.

Le musiche Jerskin Fendrix contribuiscono efficacemente a sottolineare lo stato d’animo interiore dei personaggi (come nelle furiose corse di Teddy in bicicletta) e la tensione cresce esponenzialmente, con esplosioni di improvvisa violenza a cui il regista ci ha già abituati nei suoi precedenti lavori.

Un film che ci interroga sulla nostra società disgregata in nuclei di deliranti lupi solitari, quasi uno studio sociologico che mette in scena l’ansia e la frustrazione (Teddy, con il suo impiego nella logistica, non è che un infimo ingranaggio della globalizzazione), emozioni quanto mai contemporanee, e la loro strategia di protezione: il cospirazionismo.

Il filosofo Quassim Cassam giudica le teorie cospirazioniste “speculative, contrastanti, esoteriche, amatoriali e premoderne”. Ma ancora non basta: è necessario un nemico contro cui coalizzarsi, ed ecco Michelle.

Quanti Teddy sta creando, in questo stesso istante, la solitudine, che fa ricercare una “comunità” che dia risposte nella Rete ad una complessità in continua evoluzione, che incute ansia, tra teorie terrapiattiste, scie chimiche, ufologi e tuttologi da tastiera?

“Bugonia” ci mette davanti alle estreme conseguenze dei pericoli della semplificazione di ciò che è complesso, fino allo spiazzante finale, e ci fa riflettere sull’accesso frammentato e non più controllato delle informazioni e del sapere. Allo stesso tempo, ci ricorda che nessuno può mai sentirsi troppo sicuro di quale sia e dove si trovi la verità, e lo fa con uno sguardo pietoso su queste “povere creature” che cercano, seppur sbagliando, un senso alle loro esistenze disperate.

Camilla Lavazza

La scheda del film

Regia: Yorgos Lanthimos

Soggetto: remake del film Jigureul jikyeora! (Salviamo il pianeta verde!),di Jang Joon-hwan

Sceneggiatura: Will Tracy

Interpreti e personaggi

Emma Stone: Michelle Fuller

Jesse Plemons: Teddy

Aidan Delbis: Don

Stavros Halkias: Casey

Alicia Silverstone: Sandy

J. Carmen Galindez Barrera : Ricky

Marc T. Lewis : Tony

Vanessa Eng : Corey

Cedric Dumornay : Chris

Fotografia Robbie Ryan

Montaggio Giōrgos Mauropsaridīs

Musica Jerskin Fendrix

Scenografia James Price, Prue Howard, Amber Rose Thompson (non accreditata)

Costumi Jennifer Johnson

Trucco Lisa Carracedo Barbet, Charlie Bluett, Dave Bonneywell, Rebecca Butterworth

Effetti: Jonathan Barrass, Tyrell Kemlo, Doug McKenna, Wayne Rowe

Casting Jennifer Venditti

Produttori Yorgos Lanthimos, Ari Aster, Lars Knudsen, Emma Stone, Miky Lee, Andrew Lowe, Ed Guiney

Produttori esecutivi Jerry Kyoungboum Ko, Khan Kwon

Durata 120 minuti

 

 

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