Corpi Politici, online il podcast dell’Associazione Luca Coscioni che racconta diritti, disabilità e cittadinanza
È online “Corpi Politici”, il nuovo podcast dell’Associazione Luca Coscioni, ideato e condotto dalla giornalista Valentina Tomirotti.
Un viaggio narrativo che intreccia le esperienze delle persone con disabilità con il lavoro e le battaglie portate avanti dall’Associazione Luca Coscioni.
La prima stagione – composta da quattro episodi – affronta quattro temi centrali per la vita quotidiana e i diritti delle persone con disabilità: accessibilità, ausili, vita indipendente e mobilità.
Il podcast è disponibile sulle principali piattaforme audio e in versione video su YouTube.
Negli anni, l’approccio dell’Associazione Luca Coscioni ha contribuito a ottenere risultati significativi. Tra questi, il caso di Christian Durso, giovane con disabilità motoria grave, che grazie a un ricorso ha potuto diventare il primo studente de La Sapienza a frequentare il corso di Giurisprudenza ed effettuare esami da remoto.
Un altro fronte centrale è quello dei Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA), su cui l’avvocato Alessandro Gerardi ha ottenuto importanti pronunce dei tribunali di Santa Marinella e Catania, confermando l’obbligo per i Comuni di dotarsi di piani di accessibilità completi e vincolanti.
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Assistenza e caregiver familiare: poche risorse
Rocco Berardo, coordinatore delle iniziative per i diritti delle persone con disabilità dell’Associazione Luca Coscioni: “Una delle puntate di questo podcast riprende il tema dell’assistenza e del caregiver familiare, tema affrontato nell’ultimo congresso dell’associazione anche attraverso il racconto di Stefano Massoli, marito di Laura Santi, che ha voluto condividere l’altra parte della loro storia: la vita quotidiana, spesso invisibile, di un caregiver familiare, preannunciando su questo il suo impegno personale.
Registriamo proprio su questo tema da parte del Governo, attraverso la Ministra Locatelli, annunci di grandi riforme. Ma la semplice definizione di caregiver familiare non lo è, e peraltro esisteva già: ciò che manca è la “definizione” di risorse adeguate.
Se le risorse previste si fermassero a 250 milioni, ci troveremmo davanti a una cifra apparentemente significativa ma del tutto insufficiente a coprire il fabbisogno; e se venissero reperite sottraendole a fondi già destinati in bilancio alle persone con disabilità, sarebbe un paradosso ancora più grave, perché finirebbe per penalizzare proprio le persone che si dichiara di voler tutelare.
A questo- continua Berardo – si sommano criteri di accesso che chiamare restrittivi è dir poco, come il limite ISEE di 15.000 euro, l’obbligo di almeno 91 ore settimanali di assistenza e un reddito da lavoro non superiore a 3.000 euro annui. Peraltro con stanziamenti così esigui, i beneficiari si ridurrebbero comunque a circa 52.000 persone, a fronte dei 2,2 milioni di caregiver stimati nel nostro Paese.
Subordinare un diritto fondamentale alla scarsità delle risorse, invece di adeguare le risorse ai bisogni reali, significa capovolgere la logica espressa dalle sentenze della Corte costituzionale sul tema. E alla fine, far finta di risolvere un problema è il modo peggiore per affrontarlo”.

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