Manca il cibo. Mercato Nero
LAGO DI GARDA - Per celebrare gli 80 anni dalla Liberazione, pubblichiamo venti articoli di Bruno Festa che ripercorrono le vicende gardesane della Rsi, dall'arrivo di Mussolini a Gargnano alla Liberazione.
Quando non si riesce a mettere insieme il pranzo con la cena per tutta la famiglia si deve ricorrere al mercato nero: succede ovunque e succede in tutte le guerre di dovere mettere mano al portafoglio e sborsare dei soldi per acquistare pane, carne, latte, sale, zucchero, farina e così via.
Immaginarsi i medicinali.
E i negozianti che dispongono di questi beni li vendono, ma a prezzi ben più salati.
Si tratta di quegli illeciti arricchimenti attraverso i quali in pochi riescono a lucrare sulla miseria e sulla disperazione di molti.
In quel periodo di guerra la situazione era bene delineata e ogni famiglia disponeva di tessere annonarie per i vari generi alimentari. Quelle tessere erano composte da tanti bollini che, al momento dell’acquisto della merce, venivano staccati. Per cui, usciti dalla bottega era impossibile acquistare la stessa merce da qualche altra parte perché il bollino relativo a quella giornata e a quello specifico cibo non c’era più.
Il problema era che spesso in famiglia qualche figlio aveva ancora fame, e questo è il motivo per cui, mettendo da parte la tessera annonaria che per quella giornata non poteva più essere utilizzata, si metteva mano al portafoglio, nella speranza che dentro ci fosse ancora qualche lira. E, nel retrobottega, il cibo passava dalle mani del negoziante a quelle del papà. E i soldi dalle mani del capofamiglia a quelle del negoziante.
Della tessera annonaria era provvista pure la famiglia di Mussolini anche se non si sa quanto questa tessera potesse valere davvero o se le forniture fossero potenziate in altra maniera. Il Duce aveva la tessera annonaria n. 2.276, con lui figurava la moglie Rachele Guidi. Tessere anche per Anna Maria Cerofolini, Vittorio Mussolini, Romano, Annamaria, Guido, Orsola, Adria, Marina, Gina Ruberti Mussolini, Vito, Silvia, Claudio, Arnaldo, Maria Vittoria, Rosina Mussolini Teodorani.
Ma non tutti coloro che vivevano sul lago erano trattati allo stesso modo.
Ad esempio i militari e i funzionari dei ministeri disponevano di quantità di cibo enormemente superiori rispetto alla popolazione, una situazione che venne a più riprese ribadita e ricusata addirittura da gerarchi fascisti che condannavano questa disparità di trattamento.
Un esempio fu fornito da Fulvio Balisti, Federale di Brescia, che mise nero su bianco il suo richiamo a un trattamento più equanime tra militari e funzionari (da una parte) e comuni civili (dall’altra).
Ma ci si trovò di fronte anche ad altre irregolarità gravi che vennero accertate e denunciate nientemeno che dal Commissario Prefettizio, in quel caso di Gargnano che era un luogo centrale come sappiamo.
Ebbene, il Commissario accertò che tutte (tutte, ndr) le convivenze civili e le convivenze militari baravano sul numero delle razioni di cui chiedevano la fornitura.
Per convivenze civili si intendono i ministeri, le segreterie, la Presidenza del Consiglio. Ma anche le imprese minerarie che operavano sulle rive del lago per la costruzione di ricoveri antiaerei o gli asili e le scuole.
Per convivenze militari si intendono carabinieri, polizia, Guarda Nazionale Repubblicana, Vigili del Fuoco e così via.
Cosa succedeva? Che se in una caserma c’erano 50 persone si chiedevano razioni per 60 o anche di più. Un imbroglio vero e proprio. Ed è facile che questa eccedenza di cibo finisse proprio sul mercato nero, cioè che il cibo ottenuto in eccedenza (che si aggiungeva a quello somministrato regolarmente in misura molto più elevata rispetto ai civili) non venisse regalato ma venisse venduto.
A Roma per portare un esempio, traffici illeciti erano praticati dalla banda Pollastrini, con la copertura (verosimilmente non gratuita) della Milizia Fascista e delle SS.
Vedremo in seguito, seppure brevemente, a quali quantità ammontavano i cibi venduti in maniera razionata alla popolazione e quelli distribuiti con enorme generosità nelle caserme o nei ministeri. Ebbene, se ad esempio il quantitativo di pane per un civile poteva ammontare a 150 grammi al giorno (ammesso che il negozio ne disponesse) per un funzionario o un militare si arrivava a mezzo chilo. E a questo mezzo chilo si aggiungeva l’altro pane che arrivava dall’avere imbrogliato sui numeri, chiedendo più razioni del lecito. Poi altro: quasi un chilo di patate (al giorno), formaggio molle, formaggio grana, generi da minestra. E avanti.
Questa la situazione sul Garda.
Il 18 ottobre 1943 l’ammontare delle razioni singole di viveri prelevate ogni giorno dagli ufficiali italiani e tedeschi e dalla Guardia del Duce erano costituite da: pasta (gr 125), riso (gr 125), pane (gr 350), formaggio (gr 25), olio (gr 25), zucchero (gr 25), sale (gr 25), patate (gr 1.000), frutta (gr 300), verdura (gr 300), polpa di carne (gr 250), conserva (gr 25), burro (gr 25), caffè surrogato (gr 15).
Poi le cifre vennero aggiornate e modificate.
Il 12 novembre 1943 il Ministero dell’Agricoltura stabilì che per i militari la razione di carne pro capite spettante era di grammi 150 (osso compreso) per cinque giorni alla settimana.
I funzionari in servizio presso la Presidenza del Consiglio potevano fare conto su soli 20 grammi di carne al giorno mentre per i minatori dell’Impresa Mineraria Gelfi (impegnati nei pesanti lavori di costruzione del ricovero antiaereo) erano previsti solo 17 grammi quotidiani di carne, vale a dire una bistecchina alla settimana. Diseguaglianze analoghe emergevano pure nella fornitura di formaggio grana.
I problemi relativi all’approvvigionamento erano causati in particolare dal Battaglione “M” mentre un trattamento ancora diverso venne richiesto per la Decima Mas.
Le convivenze civili e militari vedevano applicare agevolazioni che si aggiungevano ad una fornitura già molto più favorevole: al posto del formaggio molle potevano ordinare salumi (e viceversa), come anche patate e fagioli potevano essere scambiati.
A poche settimane dal termine della guerra al Comune di Gargnano furono consegnati due quintali di sale sequestrati a persone che ne facevano mercato alla borsa nera. La destinazione di tutto quel sale, un vero e proprio ben di dio, sarebbe stata per i bisognosi.
C’erano abitudini diffuse, come emerse in una nota del comandante del Battaglione “M” Attilio Jaculli che il 26 gennaio 1945 segnalava il prelievo, qualche tempo prima, di 18 forme di formaggio grana. Ebbene, ben 10 erano sparite. La segnalazione arrivò addirittura sul tavolo di Mussolini e, dall’inchiesta, emerse che l’ufficiale incaricato -dopo avere provveduto ad un approvvigionamento alimentare nel parmense- aveva ceduto parte della merce ad altri ufficiali. Seguì la punizione per gli ufficiali coinvolti nella illecita compravendita.
Altri aspetti poco chiari erano emersi già nell’inverno 1943-1944. A Bogliaco, ad esempio, era stabilita una guarnigione della Decima Mas. Per una fornitura di 3.100 razioni da 600 grammi mensili di farina destinata al “Comando X Flottiglia Mas”, risultavano emesse tre bollette di consegna che confermavano la triplice fornitura a fronte di un solo ordinativo.
Da inizio 1945 divennero operative alcune Mense di Guerra con pasti composti da minestra, piatto con contorno e pane, al prezzo di 20 lire.
La decisione andava nella direzione del decreto emesso pochi giorni prima dal Capo della Provincia, che aveva deciso la requisizione dei ristoranti, compresi quelli degli alberghi e delle trattorie collocati nei comuni di Desenzano, Gargnano, Toscolano Maderno, Gardone Riviera e Salò. I locali venivano messi a disposizione della Cooperativa Lavoratori del Commercio proprio per la trasformazione in mense di guerra.
Alcune mense divennero operative: a Desenzano (presso l’albergo Piroscafo e l’albergo Tripoli); a Toscolano Maderno (presso la trattoria Al Giardino e presso la trattoria Lancia), a Gardone Riviera (presso l’albergo Centrale), a Gargnano (presso il ristorante Zuavo), a Salò (una mensa comunale oltre a quella presso la Mensa Stefani).
Anche il servizio mensa passava attraverso l’uso di carte annonarie, che i gestori dovevano ritirare.
Bruno Festa ([email protected])

80 anni dalla Liberazione – di Bruno Festa
- Repubblica sociale italiana o Repubblica di Salò
- Mussolini a Gargnano. Perché il Garda?
- Ministeri, funzionari e archivi da Roma al Nord
- La Decima Mas nella Rocca e nella Casa del Podestà
- Il mercato nero
- Ricoveri antiaerei e trincee antischeggia
- Tunnel Gardesana
- Gardone Kriegslazarett
- Mani naziste sulle dimore storiche a Gardone Riviera e Toscolano Maderno
- Minculpop
- MAE
- Ministero Interno, La caccia all’ebreo decisa sul lago
- Ispettorato della Razza
- Bombe su Villa Bassetti, Ambasciata germanica presso la Rsi
- Palazzo Bettoni a Bogliaco. Presidenza del Consiglio dei Ministri della Rsi
- Il Quartier Generale del Duce nella Villa delle Orsoline
- Villa Feltrinelli
- Mario Boldini, partigiano delle Fiamme Verdi
- Tedeschi in fuga
- La Liberazione raccontata dalle maestre
Qui tutti gli articoli già pubblicati.
I commenti sono chiusi.