Giorno della Memoria, in alto Garda tante occasioni per ricordare e riflettere

ALTO GARDA - Segnaliamo alcune delle iniziative messe in atto nella zona dell’alto Garda bresciano il 27 gennaio, “Giorno della Memoria”.

A Tremosine la classe Terza C della locale scuola media presenta (ore 11, Oratorio di Pieve) lo spettacolo teatrale “Il Giusto”, con riflessioni tratte da tante storie reali.

Ricordiamo che pochi anni orsono Yad Vashem, il centro mondiale per ricordare l’Olocausto, conferì la qualifica di “Giusta tra le Nazioni” alla tremosinese Suor Paola (Emilia Taroli) per le azioni messe in atto a Venezia che portarono alla salvezza di parecchi bambini.

A Gargnano il Teatro Telaio metterà in scena (ore 20,30 al Teatrino parrocchiale) “L’Austriaca”, con regia di Sabine Liselotte Uitz. Organizza l’Assessorato alla Cultura. Di recente è emersa la storia di due ebrei turchi provenienti da Parigi: Bernardo Bembassat e sua moglie Elisa Bottor.

La fortuna e la verosimile protezione degli abitanti di Costa, una frazione di Gargnano, permise loro di scampare al dramma.

 

A Vobarno (Biblioteca Comunale ore 20:30) parlerà Antonio Trebeschi, figlio di Cesare (già sindaco di Brescia) e nipote di Andrea, figura di spicco del cattolicesimo e della Resistenza bresciana, internato e assassinato a Mauthausen-Gusen.

Con Trebeschi ci sarà Bruno Festa che affronterà il tema della Shoah e i suoi riflessi bresciani. Organizza il Comitato per la Pace di Vobarno, con il patrocinio del Comune.

 

Altro appuntamento per approfondire vicende gardesane riferite alla deportazione è in programma giovedì 29 gennaio a Toscolano Maderno (ore 18, Sala Benamati in via Trento) organizzato dalla locale ANPI. Anche in questo caso relazionerà Bruno Festa.

Tutti gli ingressi sono liberi.

La tragedia della Shoah sul Garda

La tragedia della Shoah colpì anche la nostra provincia e il lago di Garda, seppure la presenza ebraica avesse numeri davvero limitati: circa uno su ottomila persone contro una media nazionale (già di per sé statisticamente poco significativa) di uno su mille.

Lo stesso Questore di Brescia dichiarò nel 1943 che la radicata presenza ebraica nel tessuto sociale ed economico bresciano non costituiva alcun problema.

Non bastò.

In un solo convoglio, quello numero tre del 22 febbraio 1944, diciannove ebrei “bresciani” furono deportati da Fossoli ad Auschwitz. Erano arrivati a Fossoli dal carcere di Canton Mombello.

Metà di loro fu selezionata per il gas all’arrivo sulla Judenrampe il 26 febbraio.

Solamente due persone tornarono a casa dopo la guerra.

Su quel medesimo treno erano in 650 e, tra loro, Primo Levi, uno dei massimi testimoni di quel dramma.

Complessivamente si salvarono in ventitré.

Gli ebrei presenti e transitati sulle sponde dell’alto lago furono in numero rilevante, specialmente a Gardone Riviera, ma anche a Salò e nella stessa Toscolano Maderno.

In buona parte si eclissarono prima del dramma. Non fu così per tutti, però.

Per portare un paio di esempi: Alfredo Russo (nonostante i suoi 73 anni) e Maurizio Benghiat (63) non scamparono alla tragedia. Al pari di molti altri.

Nei libri figura solo una piccola parte di tante di queste storie.

Gli archivi ne custodiscono parecchie altre ma non è facile portarle allo scoperto e a conoscenza del pubblico.

Alcuni ricercatori ci stanno provando.

 

 

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