Bracconaggio ittico: una minaccia silenziosa per l’ambiente
LAGO DI GARDA - Paolo Zanollo, referente del WWF per Brescia, interviene sul tema del bracconaggio ittico, tra controlli insufficienti e mancanza di segnalazioni tempestive.
Il bracconaggio ittico rappresenta una delle principali minacce per gli ecosistemi acquatici in Italia, con ripercussioni devastanti sulla biodiversità e sulla sostenibilità delle risorse marine e fluviali.
Dopo la segnalazione del consigliere comunale desenzanese Andrea Spiller (leggi qui) , sulla questione interviene Paolo Zanollo, referente per il territorio gardesano del WWF Bergamo Brescia, che non ha problemi a dire che «spesso chi commette questi crimini, perché sono crimini, sono i pescatori con licenza, i professionisti».
«Nonostante le normative vigenti – spiega Zanollo -, questo fenomeno continua a proliferare, alimentato da controlli inadeguati da parte delle autorità provinciali, da una demotivazione diffusa tra i cittadini – in particolare i pescatori sportivi – e da un sistema sanzionatorio che, in molti casi, non risulta sufficientemente deterrente. Analizziamo il problema e le possibili soluzioni, partendo da esperienze reali riportate da appassionati del settore.
I controlli scarsi: una questione di organico e risorse
Una delle cause principali del dilagare del bracconaggio ittico è la carenza di personale nelle province responsabili della vigilanza sulla pesca.
Le guardie provinciali, competenti in materia, sono spesso sottodimensionate, con organici ridotti che non permettono un monitoraggio costante dei fiumi, laghi e coste. Questa mancanza di risorse si traduce in interventi sporadici e reazioni lente alle segnalazioni, creando un circolo vizioso di inefficienza.
Le migliori esperienze sul Garda
Selezionate per te da Garda Outdoors“Tanto non escono”, è la frase che riecheggia tra i pescatori sportivi, che assistono impotenti a violazioni flagranti come l’uso di reti illegali, elettrofishing o pesca in periodi di divieto, ma finiscono per scoraggiarsi e non denunciare.
In molti casi, le province dipendono da fondi limitati e da collaborazioni con altre forze dell’ordine, ma la burocrazia rallenta tutto. Il risultato? Specie ittiche a rischio estinzione, come trote, lucci e anguille, vengono decimate, con danni irreversibili all’equilibrio ecologico. L’ambiente ne paga il prezzo: inquinamento da attrezzi abbandonati, alterazione delle catene alimentari e perdita di habitat naturali.
I pescatori sportivi: testimoni demotivati e l’effetto WhatsApp
Chi scopre questi atti criminali sono quasi sempre i pescatori ricreativi, appassionati che frequentano le acque per hobby e che hanno un occhio allenato per riconoscere le irregolarità. Tuttavia, la frustrazione per la percepita inerzia delle autorità li porta a un comportamento passivo: invece di allertare immediatamente le guardie, si limitano a filmare le scene con lo smartphone e a condividere i video nei gruppi WhatsApp dedicati alla pesca. Qui, tra lamentele e discussioni accese, il problema rimane confinato a una bolla virtuale, senza tradursi in azioni concrete.
Questo approccio -. continua Zanollo -, seppur comprensibile, aggrava la situazione. I video circolano, ma senza una denuncia formale, i bracconieri continuano indisturbati.
“Ho visto tutto, ma a che serve chiamare se non intervengono?”, è un refrain comune. Eppure, questa demotivazione è un lusso che l’ambiente non può permettersi: ogni ritardo significa più danni irreparabili.
Le vie alternative: emergenze, Carabinieri e Guardia Costiera
Fortunatamente, esistono canali più efficaci per contrastare il bracconaggio. Innanzitutto, in caso di violazione in corso, è fondamentale chiamare immediatamente il numero unico di emergenza 112.
I Carabinieri, che rispondono 24 ore su 24, intervengono rapidamente per accertare i fatti e, se necessario, sequestrare attrezzature illegali. Successivamente, passano il fascicolo alla provincia competente per la pesca, che gestisce la parte amministrativa e giudiziaria, anche il giorno dopo.
Un esempio emblematico è quello di azioni di bracconaggio all’interno di porti o aree costiere. In questi casi, basta contattare la Guardia Costiera al numero 1530, operativa h24 e con tempi di risposta rapidi.
Come nel video circolato recentemente tra i gruppi di pescatori, dove bracconieri operavano in un porto: un intervento tempestivo della Guardia Costiera avrebbe fermato tutto sul nascere, con successivo passaggio del caso alla Provincia per le sanzioni. Questi corpi, dotati di maggiore mobilità e risorse, fungono da “ponte” verso le autorità locali.
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