Le Troiane di Euripide in scena per la Notte del Classico

SALO' - Gli alunni dell’indirizzo Classico del liceo Fermi hanno dato magistralmente vita a Le Troiane di Euripide. La Notte del Classico raccontata da una studentessa.

«Φεύγειν μὲν οὖν χρὴ πόλεμον ὅστις εὖ φρονεῖ» (“Ogni uomo saggio, dunque, deve fuggire la guerra”), Euripide, “Le Troiane”, verso 400.

Nella serata di venerdì 15 maggio, il palco del Cinema Teatro Cristal di Salò si è trasformato nella città distrutta di Troia: gli alunni dell’indirizzo Classico del liceo E. Fermi di Salò hanno dato magistralmente vita a Le Troiane di Euripide, una tragedia messa in scena per la prima volta nel 415 a.C. ma ancora estremamente attuale.

 

Le Troiane (Τρῳάδες)

Le Troiane (Τρῳάδες) venne composta dal drammaturgo greco Euripide durante la Guerra del Peloponneso, conflitto che vide contrapposte le due potenze di Atene e Sparta, e proprio per questo consiste in un potente urlo contro la guerra.

Euripide, utilizzando come exemplum mitologico la Guerra di Troia narrata nell’Iliade, denunciò con toni forti e crudi la crudeltà spogliata di gloria e sacralità a cui gli scontri portavano incontro; è una tragedia prettamente al femminile, come si evince già dal titolo, che mostra le sorti delle grandi donne di Troia al termine della guerra: Ecuba, moglie del re Priamo e un tempo regina consorte, Cassandra, sua figlia e sacerdotessa del dio Apollo, Andromaca, moglie di Ettore e madre del piccolo Astianatte, le quali condividono con le altre donne comuni il destino di essere spartite come preda e bottino di guerra fra gli eroi greci.

 

La rappresentazione

Il dramma, fra i più statici del teatro greco a noi giunto, è stato riportato in vita con profonda umanità, fedeltà all’opera e al suo messaggio e occhio critico dagli studenti facenti parte del progetto della Notte Nazionale del Liceo Classico, che hanno continuato la tradizione teatrale caratteristica dell’indirizzo: sotto la regia di Marialuisa Festi, Anna Menini e Marta Muffolini, Marina Vivenzi ha interpretato l’anziana Ecuba, Caterina del Prete la sacerdotessa Cassandra, Linda Paladini la moglie e madre modello Andromaca e Sophie Kay la donna più bella del mondo, Elena, ritenuta la causa della guerra.

Accanto a loro, Renato Esposito ha rivestito i panni del marito tradito Menelao, Pietro Rizza dell’umano messaggero Taltibio, Mariangela Fontana e Annamaria Ravasio delle due Corifee, Francesco Corradi del potente dio Poseidone e Gloria Sonzogni della fredda Atena.

Le donne di Troia, nella loro tragica collettività, hanno trovato voce nel coro femminile, composto da Alanis Brafa, Anna Salerno, Annarita Leali, Benedetta De Rose, Bianca Maria Marchetti, Carolina Cera, Cristina Filipponi, Elena Urbani, Flavia Dagani, Francesca Bacchetti, Giada Perini, Gloria Sonzogni, Martina Vincenzi, Matilde Mazzanti e Matilde Zanella; le loro urla di dolore si sono sommate a quelle delle donne che oggi, nel 2026, provano la stessa sofferenza delle Troiane; a fare da ponte con il nostro presente è anche la scenografia, scarna ma simbolica ed eloquente, dagli oggetti di uso quotidiano fino al rumore delle bombe che scoppiavano in sottofondo.

 

La poesia di pace e libertà di Ghiannis Ritsos

L’esiguo ma non trascurabile coro maschile parla invece da un’altra epoca, un’altra Grecia: quella del poeta Ghiannis Ritsos (1909-1990), autore che prese parte alla Resistenza Greca venendo per questo censurato pesantemente durante gli anni di politica autoritaria che coinvolsero il suo Paese. A recitare i suoi Epitaffio e Lascito, veri e propri inni di libertà e pacifismo, sono stati Fabio Bonomi, Luca Baldan e Nicolò Caniato Carminati.

Il collegamento fra antichità e modernità, per niente forzato ma anzi, quasi spontaneo, ha trovato nelle loro voci chiara espressione.

Fondamentale per la realizzazione dello spettacolo, di notevole livello qualitativo sotto molteplici punti di vista, dall’interpretazione alla regia alle musiche, è stato l’aiuto alla regia apportato da Darius Meghesan, Guenda Rosa, Elena Vecchia e Camilla Urbani.

Ancora una volta è emersa la forte passione degli studenti del liceo Classico, guidata e supportata con esperienza e tanto cuore dalle insegnanti referenti, la professoressa Sabina d’Introno e la professoressa Maria Principia Betrò, docenti di Greco e Latino presso il Liceo E. Fermi; i loro interventi, rispettivamente di apertura e chiusura della tragedia, hanno evidenziato il loro forte legame con gli studenti e il personale coinvolgimento nel tramandare e diffondere l’amore verso il mondo classico.

Laura Formica, V Classico

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