Il tedesco snobbato dalla scuola

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BRESCIA – Nelle scuole della provincia di Brescia l’insegnamento del tedesco come seconda lingua è quasi una rarità. Eppure i dati dicono che chi studia tedesco trova lavoro. Vi spieghiamo perché.

«Sprechen sie Deutsch?». Non chiedetelo agli studenti bresciani: pochi sapranno rispondere. A dispetto degli attesi e sbandierati criteri di equità, il plurilinguismo nelle scuole della provincia di Brescia di fatto non esiste: nelle medie e nelle superiori il monte ore delle seconde lingue comunitarie (dopo l’inglese, prima lingua) è il seguente: francese 65.8%, spagnolo 24.6% e, fanalino di coda, con un misero 9.6%, il tedesco appunto.

Nelle scuola media, soprattutto, le poche ore di tedesco disponibili si concentrano nelle aree dell’Alto Garda. Sul Benaco, che per ovvi motivi dovrebbe privilegiare l’idioma di Goethe, restano “de-germanizzati” importanti centri turistici come San Felice, Lonato, Desenzano, Sirmione, Rivoltella. Nella Bassa si insegna tedesco solo a Poncarale, in Franciacorta (dove il 25% dei turisti sono di lingua tedesca) solo a Cologne, a Brescia solo in 3 istituti comprensivi; il tedesco è addirittura assente nelle scuole dei laghi d’Iseo e d’Idro, così come nell’intera Valle Camonica. Sono dati elaborati da «Deutsch in Brescia» (qui la loro pagina Facebook), associazione costituita da una decina d’anni e animata da quasi tutti gli insegnanti di tedesco della provincia, riunitisi con finalità di coordinamento logistico e aggiornamento, ma anche di promozione e salvaguardia della lingua e cultura tedesca nel Bresciano.

Perché, dunque, studiare tedesco, specialmente a Brescia? Le ragioni sono molteplici. Innanzi tutto perché il tedesco è la lingua del turismo. Su 10 turisti stranieri in Italia, 4 sono di lingua tedesca. Nel 2012 austriaci, tedeschi e svizzeri hanno apportato il 28% del fatturato, rap­presentando così il maggiore mercato del settore. Numeri che diventano ancora più significativi in Lombardia. In base ai dati Istati turisti provenienti dai paesi di lingua tedesca sono al primo posto con una percentuale del 55% rispetto al resto d’Europa e del 32% sul totale delle presenze da tutto il mondo. In alcune zone del bresciano, come il Garda, le presenze germanofone arrivano a percentuali “bulgare”.

Ma il tedesco è anche la lingua dell’economia: con il 14,6% delle importazioni e il 12,5% delle esportazioni, la Germania si conferma primo partner commerciale dell’Italia. Se a tali cifre si sommano anche quelle di Austria e Svizzera, ne consegue che ben il 19,8% dell’export e il 20,6% dell’import ita­liani riguardano paesi di lingua tedesca (dato 2012). Simili risultati staccano di gran lunga anche quelli di giganti eco­nomici come Cina, Usa e Russia. La Germania è il primo partner commerciale anche nella provincia di Brescia. Molte imprese tedesche hanno filiali in Lombardia (Bosch, Siemens, Porsche, Mercedes Benz) e in Italia ci sono 2.300 imprese a capitale tedesco. Tantissime, con un mare di opportunità lavorative.

Il tedesco è la lingua madre più parlata in Europa, (da oltre 100 milioni di persone), è una delle più diffuse sul web e una delle lingue ufficiali più utilizzate nell’Unione Europea. Non ci soffermiamo sul contributo imprescindibile della lingua tedesca alla scienza, alla filosofia, alla letteratura e alla musica.

Detto questo, e date come essenziali le competenze nella lingua inglese, appare evidente come la conoscenza del tedesco sia sempre più un criterio discriminante del successo lavorativo dei ragazzi. Se l’inglese è la lingua del mondo, il tedesco è «una marcia in più» per chi cerca un’occupazione in Italia o in Paesi come Germania, Austria, Svizzera o Est Europeo dove, per ragioni storiche, il tedesco è sempre stato utilizzato, in abiti professionali, più dell’inglese.

Secondo un’indagine dell’Associazione nazionale Direttori Risorse Umane la lingua più richiesta dalle aziende è l’inglese (58,98%); al secondo posto c’è il tedesco (18,81%). Ma in Italia si continua prevalentemente a studiare, come seconda lingua, il francese (richiesto dal 16,24% delle aziende) o addirittura lo spagnolo (4,27%). I numeri parlano chiaro: chi studia tedesco trova lavoro. Ma il sistema scolastico, paradossalmente, sembra non averlo capito.

I docenti di Deutsch in Brescia sono al lavoro per mantenere vivo il dibattito su questo tema, affinché non si dia per scontato che alle medie si debba per forza studiare francese. Chiedono a famiglie, amministrazioni locali e dirigenti scolastici di sviluppare un pensiero lungimirante, riconoscendo il valore dell’investimento rappresentato dallo studio di una disciplina di sicura spendibilità futura in ambito lavorativo.

Il logo dell'associazione Deutsch in Brescia.
Il logo dell’associazione Deutsch in Brescia.

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