Dalle Ande all’oceano, attraverso la Patagonia, in sup

MANERBA - Stefano Roversi, istruttore di Sup ed avventuriero di Manerba, al via di una nuova sfida in Patagonia: la discesa in solitaria su fiume dalle Ande all'oceano per un totale di 1200 km in 30-40 giorni usando una tavola da SUP.

«Dopo mesi di pianificazione, e-mail, allenamenti e studi – scrive Stefano sul suo blog – è arrivato finalmente il momento di lasciarmi alle spalle tutte le noie organizzative e scrivere un nuovo capitolo. Patagonia!».

Una terra severa e affascinante che Stefano conobbe già dieci anni fa, rimanendone stregato: «Adesso è giunta l’ora di ritornare in quelle terre, questa volta non mi limiterò a osservarle da una strada, annusarle e scappare. Questa volta torno per viverle, nel peggiore dei modi come al solito, tuffandomici completamente, attraversandola dalle Ande all’oceano, a bordo della mia tavola da SUP, senza alcun supporto se non quello dei miei libri e accompagnato dal re di quelle lande, nonché il peggior nemico del SUP, il Vento».

Stefano Roversi.

 

Stefano è partito oggi, martedì 16 ottobre, alla volta di San Carlos de Bariloche, una cittadina situata sulle sponde del Nahuel Huapi, un bellissimo lago incastonato tra le Ande Argentine.

Lunedì 22 ottobre (condizioni meteo permettendo) armato di tavola da SUP, viveri, attrezzatura per il campeggio e per le riprese video, intraprenderà la discesa del Rio Limay e Rio Grande, con l’obiettivo di raggiungere l’oceano Atlantico, più precisamente il villaggio di El Condor.

Il rio Limay si snoda dalle Ande e attraversa la steppa patagonica, in una delle zone più affascinanti e incontaminate dell’Argentina, fino a confluire nel Rio Grande e poi sfociare nell’Atlantico.

Il percorso dalle Ande all’oceano.

 

«Dall’oceano – racconta Stefano – mi separano circa 1200/1300 Km di anse, laghi e dighe, un percorso tecnicamente non troppo complicato con poche facili rapide, più pericolose delle rapide sono le piante che crescono dentro il fiume, nelle quali incastrarsi può rivelarsi un grosso guaio. Lungo il tragitto incontrerò grandi laghi e cinque dighe che mi costringeranno a trasportare a spalle l’attrezzatura, in certi casi anche per alcuni chilometri; ma più che dal percorso, la difficoltà di questo viaggio sarà data dal clima».

Gli obiettivi del viaggio sono benefici: una campagna di raccolta fondi per costruire due pozzi per l’approvvigionamento dell’acqua in Guinea Bissau. Servono 5000 €.

«Ho bisogno del vostro aiuto – dice Stefano – per raggiungere questa somma, non solo donando qualcosa, ma soprattutto condividendo e questa pagina (www.gofundme.com/costruiamo-pozzi-in-guinea-bissau ) dove troverete maggiori informazioni riguardo la raccolta fondi».

Stefano racconterà il suo viaggio in un documentario. Intanto lo possiamo seguire tramite video-diari a cadenza settimanale che potrete trovare sul blog (errabundus.com/it/home) e sui social di Stefano.

 

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