Orso M49: firmata l’ordinanza di cattura

TRENTINO - Come annunciato nei giorni scorsi, il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, ha firmato oggi l’ordinanza con la quale si dispone la cattura dell’orso M49. "Si proceda alla rimozione dell'orso M49"

Nel testo del provvedimento, in cui viene ricordato come l’orso in questione si sia reso responsabile di numerosi danneggiamenti al patrimonio zootecnico e di ben 3 tentativi di intrusione in locali produttivi o privati, si evidenzia come anche l’ISPRA, nel suo parere del 18 giugno scorso, abbia riconosciuto l’esistenza dei presupposti, indicati dal Piano PACOBACE, per i quali è prevista la captivazione o l’abbattimento.

Si incarica, pertanto, il Servizio foreste e fauna della Provincia, mediante il Corpo Forestale trentino di procedere alla rimozione dell’orso M49, con la cattura per captivazione permanente ( ovvero la cattura e il trasferimento in uno spazio in cattività), onde evitare il ripetersi di situazioni di pericolo per l’incolumità e la sicurezza pubblica.

Così ha deciso la Provincia di Trento. Ma è certo che non mancheranno le polemiche.

 

Le tappe della vicenda M49

Ecco la ricostruzione della vicenda dell’orso M49, così come l’ha diffusa la Provincia Autonoma di Trento.

L’orso è stato catturato e radiocollarato il 27 agosto 2018 e di seguito costantemente monitorata. Grazie al collare è stato possibile risalire all’autore di una serie di episodi nelle zone del Chiese e della Bassa Rendena, con l’uccisione di numerosi animali da allevamento (mucche e pecore). Il monitoraggio ha consentito anche di seguire M49, mettendo in atto una serie di azioni di dissuasione, che “tuttavia non hanno determinato alcuna modifica comportamentale dell’esemplare”.

Il 22 febbraio 2019, il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti ha scritto la prima lettera al ministro dell’Ambiente Sergio Costa, chiedendo l’autorizzazione alla cattura di M49, sulla base delle condizioni contenute dal Piano di Azione PACOBACE.

Da allora, si sono susseguite tutta una serie di note di integrazione del report originario che hanno aggiornato Ministero ed Ispra, rispetto all’evolversi della situazione.

La seconda lettera al ministro è datata 15 aprile, seguita da una terza (30 maggio) in cui si ricordavano i danni causati dall’orso dal momento del risveglio invernale.

Il presidente Fugatti si è mosso anche in sede locale. Il 17 giugno ha scritto una lettera al prefetto chiedendo la convocazione del Comitato ordine e sicurezza pubblica. Nella seduta del 21 giugno, il comitato ha rilevato come “emerga un quadro veramente preoccupante sotto il profilo della sicurezza e della pubblica incolumità” in relazione ai comportamenti di M49. Anche il rappresentante di ISPRA, sentito in occasione del Comitato, ha evidenziato come “l’orso può costituire un rischio reale” e che “i comportamenti tenuti dall’esemplare M49 potrebbero giustificare forme di intervento più forti”.

Pochi giorni dopo (27 giugno), il presidente Fugatti invia una nuova lettera al ministro Costa (e per conoscenza al Ministro degli Interni) in cui si segnalava l’inefficacia delle misure di dissuasione e prevenzione messe in campo dalla Provincia autonoma di Trento. La richiesta è sempre stata la stessa: una risposta definitiva a stretto giro di posta.

Da parte del Ministero, fino ad ora, non sono arrivate risposte. A Trento sono solo pervenute note interlocutorie a firma del direttore generale della Direzione per la Protezione della natura e del mare, pur riconoscendo il ricorrere delle condizioni previste dal PACOBACE e il tenore del parere di ISPRA.

“In assenza del definitivo riscontro da parte del Ministero – conclude il presidente Maurizio Fugatti – è necessario l’intervento urgente, al fine di evitare che dal comportamento dell’orso M49 possano derivare conseguenze irreparabili”.

 

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