Schiuma nel lago: fenomeno naturale?

MADERNO - Qualche settimana fa a Gargnano, ora a Maderno: si susseguono le segnalazioni di formazioni di schiuma sulla superficie del lago.  E' un fenomeno naturale? Non è il caso di andare a fondo e fugare ogni dubbio?

Schiuma sospetta lungo la riva: sono in tanti a chiedersi di cosa si tratta.

Una coltre bianca, trascinata dalla corrente a filo d’acqua, è stata notata e fotografata martedì mattina, il 14 dicembre, lungo la sponda di Maderno. Galleggiava a pochi metri dalla riva per un lungo tratto, dal Lido Azzurro al “piantù“ in località Bolsem. Non un bello spettacolo per chi passeggia sul lungolago.

E non è la prima volta che capita. Anzi, le segnalazioni sono frequenti e provengono dai luoghi più disparati della linea di costa. Un fenomeno simile era stato notato, per diversi giorni consecutivi, anche ai primi di novembre qualche chilometro più a nord, a Gargnano, suscitando preoccupazione tra i residenti: «Possibile che nessuno si prenda la briga di prelevarne un campione e farlo analizzare?».

 

Di solito questi episodi vengono liquidati come «fenomeni naturali», legati soprattutto alla fioritura delle alghe. Ma vista la temperatura dell’acqua del lago di questi giorni, qualche dubbio è lecito. Anche perché l’origine naturale di schiume e chiazze sospette è accertata in determinati periodi dell’anno, come la primavera, quando sulla superficie dell’acqua possono formarsi, come accadde nel maggio del 2020, impressionanti agglomerati di granuli di polline che si compattano e rimangono in superficie in balia delle correnti.

Anche le forti piogge e il vento, o le variazioni repentine della temperatura dell’acqua, possono indurre la movimentazione di materiale decomposto e il suo distacco dal fondo, causa di formazione di schiuma in superficie. Insomma, a volte la natura può essere più abile dell’uomo a sconvolgere la normalità.

Ma non sempre è facile distinguere la schiuma di origine naturale da quella che si genera per cause antropiche (immissione di detergenti o liquami, scarichi fognari, dilavamento di terreni coltivati…).

A volte, per il bene del più grande bacino d’acqua dolce italiano, varrebbe forse la pena andare a fondo, per capire cosa galleggia in superficie.

 

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