Presentato in anteprima il 2 settembre 2024, alla 81ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove ha poi vinto il Leone d’argento ed è stato poi selezionato a rappresentare l’Italia ai Premi Oscar del 2025 nella sezione del miglior film internazionale.
Come detto il film sarà l’ultimo appuntamento della rassegna Cinema in Castello a Desenzano, in programma martedì 2 settembre alle 21.
Trama
Nell’anno che precede la fine della Seconda Guerra mondiale, nello sperduto paesino di montagna di Vermiglio, in Trentino, arrivano due disertori: uno è nativo del paese ed è stato salvato dall’altro, originario della Sicilia.
La dura ma regolare vita delle figlie del maestro di scuola del villaggio verrà sconvolta dallo scandalo che seguirà al matrimonio di Pietro con la figlia più grande, la bella Lucia.
Critica
Le prime inquadrature di Vermiglio, la pacata e formale composizione, i rumori fuori campo della mungitura, con il collegamento: latte – neve – luce, con quelle figurette nere che corrono in un paesaggio candido come in una foto di Giacomelli, fanno pensare ad un “Albero degli Zoccoli” aggiornato con un tocco femminile, capace di mostrarci quel piccolo mondo sperduto attraverso le confidenze, ingenue ed intime, delle figlie del maestro di scuola, interpretato con rigore da Tommaso Ragno.
Una semplice eleganza pervade sia le inquadrature che l’accostamento dei colori, i costumi, in cui compare sempre un tocco di rosso tra il verdegrigio ed il blu, i dialoghi perlopiù in dialetto (sottotitolati) ma soprattutto si evidenzia nel tempo dilatato, nello scorrere delle quattro stagioni in cui si svolge la vicenda, che ci accoglie coi suoi ritmi regolari, in cui convivono morte e vita, piccole trasgressioni ed antiche tradizioni, in una ristretta comunità quasi isolata dal mondo, in cui le donne lavorano duramente, sottomesse e timorose dei loro segreti desideri.
Mentre le madri, già sfiancate dalle gravidanze, vivono rassegnate, anche a non rivedere i figli partiti per la guerra o alla morte dei loro ultimi nati, le figlie cercano di coltivare modesti sogni, che siano poter studiare o innamorarsi.
Maura Delpero entra con delicatezza negli ambienti, inquadrando la tenerezza di un bebè avvolto nel suo corredino immacolato, il gradevole calore di una tazza di latte in inverno, o l’emozione e lo stupore di ascoltare un disco sul grammofono; ci fa assistere ai dialoghi tra il Maestro e gli allievi, di età diverse, che riempiono la minuscola aula di montagna, ed ascoltare i sussurri, precedenti il sonno, delle sorelle strette nello stesso letto, vivere la trepidazione dell’innamoramento e poi la disperazione attonita di Lucia, che ha i lineamenti antichi e puliti di Martina Scrinzi.
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La storia procede tra piccoli drammi quotidiani, i rituali, la fatica e le semplici gioie, verso il colpo di scena che sconvolgerà la vita della famiglia e del villaggio, più ancora che la guerra e la sua fine, rimaste quasi sullo sfondo come cosa lontana.
Ritroviamo, nelle belle scene, la dura integrità dei tempi passati, senza falsa nostalgia per un mondo in cui le donne contavano davvero poco ed il marito aveva sempre la prima e l’ultima parola; forse solo con il rimpianto di ritmi più umani, scanditi dalle stagioni e dall’alternarsi di giorno e notte, e dalla bellezza minimalista di un luogo incontaminato.
Un tempo in cui il momento della festa, eccezionale, era vissuto con vera gioia (come traspare dalla scena dello sposalizio di Lucia e Pietro), il postino era l’unico mezzo di comunicazione con l’esterno, ed avere la possibilità di studiare era il premio più ambito, ma anche un mondo in cui la severità, da giusta, poteva trasformarsi in umiliazione (la consegna delle pagelle), egoismo inconsapevole (i fiori dopo il parto) e le alternative per la donna erano quasi unicamente sposarsi e fare figli, entrare in convento o andare a servizio dai ricchi in città.
Maura Delpero, che ha dichiarato di aver voluto fare un omaggio al padre, originario di questi luoghi, con Vermiglio preserva il ricordo delle tradizioni di questa integerrima gente di montagna, e si rivela capace di guidare un cast di attori eterogeneo, formato da professionisti e non, anziani e bambini, facendoli recitare, in dialetto, con rara spontaneità e vivacità.
Un film necessario, “pane per l’anima”, in mezzo a tanta sguaiataggine moderna, che ci riporta a ritmi, anche cinematografici, meno frenetici, ad inquadrature raffinate, ad una trama con uno svolgimento ben formulato e ci fa percepire sensazioni dimenticate, come una carezza fatta con una piuma.
Camilla Lavazza

Scheda del film
Regia e sceneggiatura Maura Delpero
Interpreti e personaggi
- Tommaso Ragno Maestro, Cesare Graziadei
- Giuseppe De Domenico Pietro
- Roberta Rovelli Adele Graziadei
- Martina Scrinzi Lucia Graziadei
- Orietta Notari Zia Cesira
- Carlotta Gamba Virginia
- Santiago Fondevila Sancet Attilio
- per la prima volta sullo schermo
- Rachele Potrich Ada Graziadei
- Anna Thaler Flavia Graziadei
- Patrick Gardner Dino Graziadei
- Enrico Panizza Pietrin
- Luis Thaler Tarcisio
- Simone Bendetti Giacinto
- e con Sara Serraiocco
fotografia Mikhail Krichman montaggio Luca Mattei
scenografia Pirra art director Vito Giuseppe Zito, Marina Pozanco
costumi Andrea Cavalletto trucco Federique Foglia parrucco Tiziana Argiolas
suono in presa diretta Dana Farzanehpour montaggio del suono Hervé Guyader
mix Emmanuel De Boissieu musiche originali e sup. music. Matteo Franceschini
casting Stefania Rodà, Maurilio Mangano acting coach Alessia Barela
aiuto regia Giuseppe Tedeschi organizzatore generale Daniele Spinozzi
direttore di produzione Cinzia Grossi, Emiliano Totteri
una produzione Cinedora con Rai Cinema
in coproduzione con Charades Productions e Versus Production
prodotto da Francesca Andreoli, Leonardo Guerra Seràgnoli, Maura Delpero,
Santiago Fondevila Sancet coprodotto da Carole Baraton, Pauline Boucheny Pinon, Jacques-Henry Bronckart, Tatjana Kozar
produttori associati David Levine e Nick Shumaker
Durata 119 minuti
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