Maxi risarcimento da 30 milioni: due resort bloccati preoccupano Toscolano Maderno

TOSCOLANO MADERNO - Resort fermati, pioggia di ricorsi: immobiliare chiede al Comune di Toscolano Maderno un risarcimento di 30 milioni.

Un maxi risarcimento da 30 milioni di euro. A chiederlo al Comune di Toscolano Maderno è una società immobiliare, che si è rivolta sia al tribunale amministrativo sia a quello civile.

La vicenda è approdata mercoledì in Consiglio comunale, tra le comunicazioni del sindaco Chiara Chimini (puoi rivedere qui il Consiglio; la comunicazione del sindaco è al minuto 3.07.50), che ha voluto informare i cittadini della «richiesta di risarcimento avanzata da un privato, che chiede al Comune quasi 30 milioni per la perdita di potenzialità edificatoria».

Questa somma, ha precisato il sindaco, «si aggiunge ai 55mila euro, più 20mila euro di spese processuali, che il Comune ha già pagato, poiché il Tribunale ha riconosciuto l’omessa e obbligatoria pubblicazione di una delibera adottata dalla Giunta Castellini, pubblicata con 14 mesi di ritardo».

La questione era stata sollevata da un articolo pubblciato dal Fatto Quotidiano (lo puoi leggere qui)  riguarda due resort bloccati dalla precedente amministrazione.

Uno era previsto a Montemaderno. In questo caso gli uffici comunali avrebbero ritardato di 14 mesi la pubblicazione della delibera di diniego, impedendo di fatto all’immobiliare di impugnare il provvedimento o di proporre alternative. Gli investitori si sono così rivolti al Tar, che ha dato loro ragione, condannando il Comune a pagare 55mila euro. Ma per l’immobiliare, che stima il danno economico in 18 milioni, tale somma non è sufficiente: da qui il ricorso al Consiglio di Stato.

L’altro resort sarebbe dovuto sorgere a Cabiana, dove l’edificabilità sarebbe stata annullata per la scadenza dei termini. In questo caso è stata avanzata una richiesta di risarcimento al Tribunale civile per altri 12 milioni. La sindaca Chimini ha parlato di un «rischio altissimo» per il Comune.

Il consigliere di minoranza Ermanno Benedetti (gruppo Fare Comune), che all’epoca del blocco dei progetti era in maggioranza, ha ricordato che la passata Amministrazione ha «perseguito la tutela del territorio dalla compromissione fisica e giuridica messa in atto da chi aveva concesso enormi potenzialità edificatorie negli anni precedenti».

«Fortunatamente – ha aggiunto Benedetti – le norme vigenti consentono in alcuni casi di stralciare le aree con potenzialità edificatoria qualora non vengano attuate entro una determinata scadenza, ed è quanto è stato fatto con la variante al Pgt del 2023». Per Benedetti, le decisioni della Giunta di allora furono assunte con «piena legittimità» ed «eventuali tardive notifiche, errori di comunicazione formali o presunte irregolarità tecniche non possono essere esposte come responsabilità, sia materiali sia politiche, da attribuire agli amministratori».

«Semmai – ha concluso Benedetti – molte responsabilità politiche andrebbero attribuite a chi, in origine, volle concedere a dismisura diritti edificatori, consumando territorio e ambiente».

Comunque la si veda, sul Comune pende ora la spada di Damocle di un maxi risarcimento. Le udienze sono fissate per gennaio.

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