Bartali, l’eroe e il campione ricordato a Gardone Riviera
GARDONE RIVIERA - Questa mattina a Gardone Riviera un evento speciale promosso dal Comune per la Giornata della memoria, dal titolo "Bartali. L'eroe e il campione".
La rappresentazione teatrale, una produzione di Chronos3, è stata dedicata ai agli studenti e si è svolta presso il Palazzo Casinò. L’evento è stato introdotto da Flavio Casali.
Gino Bartali non è stato solo un grande campione di ciclismo. Nell’autunno del ’43, uno dei momenti più terribili della seconda guerra mondiale, iniziò a trasportare documenti falsi da Assisi, dove c’era una stamperia clandestina, al vescovo di Firenze, che poi li distribuiva agli ebrei per farli espatriare.
In questo modo salvò oltre 800 ebrei. Una vicenda rimasta segreta per molto tempo perché per “Ginettaccio” – così era soprannominato – “il bene si fa ma non si dice”.
Un omaggio al campione straordinario in bicicletta e campione di umanità nel mettere in gioco la propria vita per salvare quelle degli altri. Come disse Narciso Parigi, grande cantante ed interprete, “Se non è in paradiso Bartali, allora vuol dire che il paradiso non esiste”.

Le pietre d’inciampo a Gardone Riviera
Ricordiamo che la memoria della Shoah a Gardone Riviera è perpetrata anche dalla presenza di tre pietre d’inciampo dedicate a:
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Selezionate per te da Garda Outdoors- Alfredo Russo (la pietra si trova in vicolo Ars, 10)
- Arturo Soliani (corso Giuseppe Zanardelli, 7)
- Umberto Soliani (corso della Repubblica, 57)
Alfredo Russo
La pietra d’inciampo in memoria di Alfredo Russo – ebreo, arrestato nel dicembre 1943, deportato ad Auschwitz ed assassinato il 26 febbraio 1944 – era stata era stata posata nel 2017.
Cittadino ebreo, Alfredo Russo era nato a Vienna il 25 settembre 1871 e si era rifugiato nel 1939 a Gardone, su quella riviera che sarebbe poi diventata la “tana del lupo”, a due passi dalla residenza di Mussolini e dagli apparati di potere della Rsi.
Al momento del suo arresto, nel gennaio del ’44, Russo era domiciliato nell’allora via Roma 91, toponimo corrisponde all’attuale vicolo Ars 10. Alfredo Russo fece parte dello stesso convoglio di Primo Levi e fu eliminato all’arrivo ad Auschwitz il 26 febbraio 1944.

Arturo e Umberto Soliani
Nel 1938, anno dell’approvazione e dell’entrata in vigore delle leggi razziali, a Gardone Riviera, in corso Zanardelli 7, Arturo e Umberto Soliani, iscritti all’anagrafe del Comune gardesano come provenienti da Roma e appartenenti alla “razza ebraica” gestivano il negozio di bigiotteria, pelletterie e oggetti da regalo “Alla bomboniera”.
Arturo, classe 1912, e Umberto, classe 1916, parlavano fluentemente il tedesco e il negozio, stagionale, si rivolgeva prevalentemente alla ricca clientela straniera che frequentava il lago di Garda.
Arturo Soliani nel 1938 sposa a Roma Lina Terracina, pure di “razza ebraica”, e dal matrimonio nascono nel 1939 Sandro e nel 1942 Angelo. Il fratello Umberto si sposa nel 1940 con la sorella di Lina, Elvira Terracina; dal matrimonio nasce nel 1941 Alessandro Massimo e, al tempo della tragica vicenda, la moglie è incinta del secondogenito Angelo, che nascerà a Roma nel maggio 1944 e non vedrà mai suo padre.
Il negozio di Gardone cessa l’attività il 31 agosto 1943 e viene venduto. Poi le due famiglie si trasferiscono a Roma, nella convinzione di portarsi in prossimità del fronte e quindi della liberazione (gli alleati erano sbarcati in Sicilia il 19 luglio e a Salerno il 9 settembre).
Dall’11 settembre la città viene occupata dai tedeschi ed è quindi soggetta alle leggi di guerra. Le condizioni di vita diventano sempre più precarie e gli ebrei vengono rastrellati.
Lina ed Elvira con i bambini si nascondono in un convento femminile. Arturo e Umberto, invece, trovano rifugio nell’abbazia benedettina di S. Paolo, luogo sicuro in quanto gode all’extra territorialità garantita dai Patti Lateranensi.
Un’informativa della compagnia dei carabinieri di Salò il 7 gennaio conferma che “gli ebrei in oggetto hanno lasciato Gardone Riviera verso la fine di luglio, a quanto pare diretti a Roma, via Galvagni 33 b”. La segnalazione permette di attivare le prefetture di Roma, Milano e Como, cui vengono trasmesse le informazioni e il recapito romano.
Nella notte tra il 3 e il 4 febbraio 1944, con il benestare del questore di Roma Pietro Caruso, reparti della polizia italiana danno l’assalto alla basilica di San Paolo. L’operazione conduce all’arresto di una cinquantina di renitenti alla leva e di nove ebrei, tra cui Arturo e Umberto Soliani.
Verso la metà di febbraio dal carcere di Regina Coeli, Arturo e Umberto sono trasferiti a Verona. Da qui, in vista della deportazione, passano nel campo di Fossoli e infine, il 16 maggio 1944, partono con destinazione Auschwitz.
Entrambi morirono poco prima della liberazione: Umberto risulta deceduto a Dachau il 15 marzo 1945, sei settimane prima dell’arrivo degli americani. La sorte di Arturo è incerta: dopo l’abbandono di Auschwitz risulta registrato con sicurezza prima a Gross Rosen e in data 25 febbario 1945 a Flossembürg. Secondo alcune fonti sarebbe passato successivamente al campo di Buchenwald e infine a quello di Bergen-Belsen, il 20 marzo. Poche settimane dopo i lager saranno liberati, ma anche per Arturo è troppo tardi.

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