Il MuSa ha aperto la stagione con Klimt. Grafica d’arte

SALO' - Il MuSa, museo civico di Salò, ha riaperto oggi, sabato 22, per la stagione 2025. Fino al 25 maggio in mostra oltre 70 opere, tra cui collotipi, eliografie e litografie che raccontano l’evoluzione stilistica di Gustav Klimt. 

Correva l’anno 1903, quando Gustav Klimt (Baumgarten, 14 luglio 1862 – Vienna, 6 febbraio 1918) giunse per la prima volta sul Lago di Garda. Vi rimase solo due giorni – l’occasione fu un viaggio a tappe attraverso diverse città italiane – ma il fascino indimenticato dei quei luoghi fu tale da indurlo a tornarvi dieci anni dopo, per un lungo soggiorno estivo che si protrasse dal 25 luglio all’11 settembre 1913.

Ha dunque il sapore di un grande e atteso ritorno, la mostra KLIMT. Grafica d’arte allestita al MuSa – Museo di Salò che, dal 22 marzo al 25 maggio 2025 raduna oltre 70 opere grafiche – collotipi, eliografie, litografie, disegni e alcune edizioni della celeberrima rivista Ver Sacrum – attraverso i quali è possibile ripercorrere le fasi salienti ed i capisaldi tematici che scandirono la produzione del padre nobile della Secessione viennese.

Con la curatela di Federica Bolpagni ed Elena Ledda, in collaborazione con la Klimt Foundation di Vienna, la mostra documenta una produzione copiosa, fulgida testimonianza di quell’idea di “opera d’arte totale” perseguita dal Maestro dello Jugendstil, e anticipatrice del concetto di riproducibilità tecnica teorizzato da Walter Benjamin di lì a poco.

 

Il percorso espositivo

Il percorso espositivo, scandito secondo criteri cronologi e tematici, si apre con la litografia Amore (1896 – 1900) e l’eliografia La Speranza (1907-1908) provenienti dalla Klimt Foundation di Vienna.

Seguono Donna con violoncello, disegno originale vergato da Klimt nel 1906 – 1907, e oltre sessanta collotipi selezionati dalle tre cartelle d’epoca Das Werk von Gustav Klimt (Hugo Heller, 1918), Gustav Klimt. Fünfundzwanzig Handzeichnungen (Gilhofer & Ranschburg, 1919) e Gustav Klimt. Eine Nachlese (Max Eisler 1931).

Le cartelle costituiscono oggi un rilevante reperto storico utile a documentare l’aspetto dei dipinti che in seguito andarono perduti, i soggetti prediletti dal pittore, i nomi della committenza e gli apparati testuali che le accompagnano.

Tra questi, quasi tutti i dipinti parte della collezione Lederer, ma anche dei Quadri della Facoltà per l’Aula Magna dell’Università di Vienna. Contestualmente le tavole esposte mostrano l’iter della produzione klimtinana che, all’adozione di uno stile geometrico, andava affiancando la ripresa di modelli antichi e classicheggianti con espliciti riferimenti alla grecità e al repertorio fidiaco, sul quale si innestano elementi orientaleggianti o bizantini per accentuare l’affrancamento dai dettami storicisti.

Le curatrici della mostra  Federica Bolpagni ed Elena Ledda, con il collezionista  Silvestri.

 

La rivista Ver Sacrum

In questo contesto vede la luce la rivista Ver Sacrum – organo ufficiale della Secessione viennese, fondato da Gustav Klimt insieme ad Alfred Roller, Josef Hoffmann, Koloman Moser e Friedrich König – di cui la mostra propone alcune edizioni originali pubblicate tra il 1898 e il 1902.

In un preciso rimando alla Primavera sacra degli antichi popoli latini, ossia al rito di rinnovamento che vedeva come protagonista la giovane generazione impegnata nella fondazione di nuovi insediamenti, la denominazione scelta alludeva a quella nuova generazione di artisti, letterati, musicisti impegnati nella modernizzazione dell’arte europea.

Nei cinque anni di pubblicazione, dal gennaio 1898 al dicembre 1903, Ver Sacrum contribuì a riscrivere i dettami della grafica editoriale a livello di progettazione, illustrazione composizione tipografica e editoriale. Ne furono stampati 120 numeri. Per essa vennero prodotti 471 disegni, 55 litografie e 216 xilografie.

 

Le cartelle

L’opera di Gustav Klimt (Das Werk von Gustav Klimt), 1918.

A cura di Hugo Heller. Edizione Hugo Heller Kunstverlag, Wien-Leipzig – Stampa K. K. Hof-und-Staatsdruckerei, Wien

Hugo Heller, definito da Arthur Schnitzler “il primo libraio moderno della nuova Vienna nella vecchia Austria”, era proprietario di una libreria e di una galleria d’arte. La cartella, pubblicata in un unico compendio, ebbe una tiratura di 300 copie totali, in tre edizioni diverse che accoglievano 50 collotipi cadauna, in bianco e nero e a colori dalla qualità grafica altissima messa in campo dalla imperialregia Tipografia di Stato austriaca, il più importante centro austriaco per le tecniche di riproduzione tipografica.

Su ogni riproduzione fu stampato in giallo-oro un simbolo appositamente disegnato da Klimt, ognuno con soggetto diverso. Indipendentemente dal formato dei dipinti, per volere dello stesso Klimt che lo sperimentò anche per la rivista Ver Sacrum, fu adottato un formato quadrato per tutti i fogli. Tale formato rimarrà invariato anche nelle raccolte successive.

La data sul frontespizio indica “1918”, tuttavia la raccolta fu predisposta nel tardo autunno del 1917, subito messa in vendita ed esaurita. La morte di Klimt, che aveva selezionato le opere, avvenuta il 6 febbraio del 1918, ebbe notevole influenza sulle vendite.

 

Gustav Klimt, Venticinque disegni (Gustav Klimt. Funfundzwansig handseichnungen), 1919.

A cura di Hermann Gilhofer & Einrich Ranschburg. Edizione Hermann Gilhofer & Hermann Ranschburg – Stampa Buchdruckrei Carl Fromme, Wien

La casa editrice Gilhofer & Ranschburg, a lungo anche importante libreria antiquaria a livello internazionale, curò una cartella, tirata in 500 copie, con la riproduzione di 25 disegni dell’artista: figure intere di soggetto femminile e ritratti.

Stampati in nero e alcuni con accenni di colore rosso, bianco e blu, furono inseriti in pass-partout sul quale fu impresso a secco, al centro, in basso, il numero progressivo. Tutti i disegni riportavano a stampa la firma di Gustav Klimt o Gustav Klimt Nachlass.

I disegni originali provenivano dalla collezione di August Lederer, industriale austriaco di famiglia ebrea e i maggiori estimatori e collezionisti di opere di Klimt, che contribuì, insieme alla moglie Serena Pulitzer, a promuovere gli artisti della Secessione viennese.

Molti dipinti e disegni dell’artista gli furono confiscati dopo l’annessione dell’Austria alla Germania nel marzo del 1938. Depositati nel castello di Immendorf, in Bassa Austria, andarono distrutti da un devastante incendio, insieme ad altre preziose opere di Klimt, negli ultimi giorni di guerra, nel maggio 1945.

 

Una retrospettiva (Eine Nachlese), 1931. A cura di Max Eisler.

Edizione e stampa Osterreichische Staatsdruckerei, Wien

Max Eisler storico dell’arte, editore fondatore, insieme a Klimt del “Werkbund austriaco” (Lega degli Artigiani) e autore nel 1920 della prima monografia sull’artista, curò e pubblicò, anche in lingua inglese e francese, una cartella di 30 collotipi, di cui 15 a colori, su carta fatta a mano,stampata in tiratura limitata di 500 esemplari e in due diverse edizioni.

Ad eccezione del primo ritratto di Serena Lederer del 1899 e i Quadri della Facoltà per l’Aula Magna dell’Università di Vienna, opera contestata che suscitò un grande scandalo e segnò infine una svolta nella pittura di Klimt, la raccolta comprendeva una selezione di opere eseguite dal 1905 sino agli ultimi splendidi dipinti rimasti incompiuti.

La cartella contiene il collotipo raffigurante una veduta di Malcesine sul Garda a colori (a differenza di quello seppiato in cartella Heller) di cui il dipinto originale scomparve dopo il 1945 e non se ne è più avuta traccia.

Malcesine am Gardasse di Klimt
“Malcesine am Gardasse” di Klimt.

 

Collotipo

Complesso e raffinato processo di riproduzione grafica inventata dall’ingegnere e chimico Alphonse Poitevin nel 1855 e perfezionata da Joseph Albert, il collotipo permise di ottenere stampe su carta di altissima definizione, con particolare morbidezza del segno e ampia possibilità di passaggio tonale.

Gli elementi primari del processo sono il negativo fotografico dell’opera d’arte da stampare – Klimt si affida all’amico fotografo Moritz Nähr – e una matrice costituita da lastra di vetro o cristallo sulla quale viene steso uno strato uniforme di gelatina al bicromato di potassio. La lastra, sovrapposta al negativo, successivamente impressionata alla luce e sviluppata in acqua, diviene così la base sulla quale procedere con l’inchiostratura manuale a spatola seguendo fedelmente l’intensità e i contrasti di colore originali dell’opera: le parti non impressionate rifiutano l’inchiostro, mentre le altre lo trattengono e spiccano in rilievo.

I fogli stampati su tale matrice sono, per motivi tecnici, in misura assai limitata – in media non più di trecento – e costituiscono dei veri capolavori per qualità e raffinatezza. La loro rarità è aumentata nel tempo sino a farne oggetti di altissimo collezionismo.

Klimt. Foto di Moriz Nähr (ph. Courtesy KLIMT FOUNDATION).

Klimt e il lago di Garda

La grande mostra KLIMT. Grafica d’arte (dal 22 marzo al 25 maggio 2025) che inaugura la stagione espositiva 2025 del MuSa – Museo di Salò, è l’occasione non solo per scoprire un aspetto inedito della produzione klimtiana, ma anche per ripercorrere il legame e la fascinazione che il Maestro della Secessione viennese nutrì nei confronti del Lago di Garda.

Gustav Klimt giunse per la prima volta sul Lago di Garda nell’inverno 1903 in occasione di un breve viaggio che lo aveva condotto in diverse città italiane. Soggiornò a Torbole il 9 dicembre e a Riva del Garda il giorno successivo.

La suggestione dei luoghi lo indusse a tornare sul Benaco dieci anni dopo, per una lunga vacanza estiva, questa volta a Malcesine.

La vacanza gardesana si protrasse per diverse settimane, dal 25 luglio all’11 settembre 1913. Non sono stati trovati documenti che permettano di identificare il domicilio di Klimt a Malcesine, tuttavia secondo lo storico dell’arte austriaco Alfred Weidinger, Klimt insieme agli amici Flöge alloggiò nelle vicinanze di Villa Gruber a Dosso di Fèri, sulla penisola di Val di Sogno, da dove – con l’aiuto di un cannocchiale – eseguì i due dipinti Malcesine am Gardasee e Kirche in Cassone.

Le due opere – unitamente al dipinto Italienische Gartenlandschaft, che sullo sfondo mostra le ripide pareti della costa occidentale del lago – costituiscono tre dei rari paesaggi realizzati all’estero e, con l’eccezione di Schönbrunner Park (1916) e di un non terminato Gasteiner Landschaft (1917), i soli non legati ai suoi soggiorni sull’Attersee.

Dei tre quadri eseguiti sul Garda, le due tele Malcesine am Gardasee e Kirche in Cassone, furono acquistati dall’industriale di origine ebrea Victor Zuckerkandl e passati, dopo la sua morte, agli eredi.

Malcesine am Gardasee fu in seguito venduto ad August e Serena Lederer. Per molto tempo si è ritenuto che il dipinto fosse andato distrutto nel tragico incendio del Castello di Immendorf, provocato dalle truppe naziste nella notte tra il 7 e l’8 maggio del 1945.

Attente ricerche condotte dallo storico Paolo Boccafoglio, a partire dal fatto che l’opera non compariva nell’elenco dei quadri di Klimt trasferiti nel castello, inducono a pensare che il quadro gardesano, del quale oggi restano solo delle fotografie, ebbe, come altre opere d’arte in quel periodo, diversa sorte.

Il dipinto Kirche in Cassone, dopo vicissitudini legate alla spoliazione nazionalsocialista e vari passaggi di proprietà, nel 2009 fu restituito al nipote di Victor Zuckerkandl. Nel 2010 fu messo all’asta da Sotheby’s a Londra. Rimane ancora oggi sconosciuto l’acquirente.

L’opera Italienische Gartenlandschaft fu venduta ad Heinrich Böhler per poi essere ceduta, intorno al 1955, alla galleria Würthle di Vienna, di proprietà del banchiere svizzero Fritz Kamm. Oggi il quadro fa parte della “Sammlung Kamm” ed è esposto nel “Kunsthaus” della cittadina svizzera di Zug.

Chiesa a Cassone. L’opera di Gustav Klimt, 1918, a cura di Hugo Heller, op. n. 50. Collezione Silvestri.

 

Hanno detto

Francesco Cagnini, Sindaco del Comune di Salò, e Alberto Comini, Assessore alla Cultura: «Grazie allo straordinario lavoro del nuovo consiglio di amministrazione del MuSa, a cui va il nostro ringraziamento, la stagione degli eventi culturali 2025 a Salò si apre con una mostra di assoluto livello, che oltre a rappresentare una prestigiosa occasione artistica per il territorio permette alla nostra città di proporsi con una proposta turistica di rilievo internazionale, capace di attrarre l’attenzione delle migliaia di turisti che soggiornano sul Garda. Un ulteriore passo nella direzione di qualificare Salò come luogo ideale nel quale la Cultura si fonde con le bellezze paesaggistiche e monumentali della nostra città.

Stefano Zane, Presidente Fondazione Opera Pia Carità Laicale e Istituto Lodroniano: «Le due nuove mostre “Klimt. Grafica d’Arte” e “In-certi luoghi” della Civica Raccolta del Disegno (ne abbiamo scritto qui, ndr) sono le prime a vedere la luce grazie al nuovo Consiglio di Amministrazione della Fondazione che presiedo, nominato a fine novembre 2024. Una grande emozione, ma anche una grande responsabilità. È doveroso, come prima cosa, tributare un sincero ringraziamento a Elena Ledda (vicepresidente della Fondazione) e a Federica Bolpagni (conservatrice del Museo) che insieme sono curatrici della mostra, a Annalisa Ghirardi curatrice della Civica Raccolta, alla Segreteria (Laura) e a Barbara Ghizzi dell’ufficio tecnico comunale che, insieme, hanno reso possibile le mostre di oggi.

In questi primi mesi il nuovo CdA, d’accordo con l’Amministrazione Comunale, ha avviato un progetto pluriennale di mandato per lo sviluppo dell’attività della Fondazione e del Museo. L’ambizioso obiettivo che ci siamo dati è che la Fondazione ed il MuSa siano protagonisti di un processo di sviluppo locale attraverso: la valorizzazione del patrimonio culturale della nostra città e del territorio cui la stessa fa riferimento; il sempre più ampio coinvolgimento attivo della Comunità, salodiana ma non solo; e una grande attenzione ai giovani e alle scuole. In questo senso il MuSa, da Museo della Città dovrà diventare Museo della Comunità.

È per noi un passaggio molto importante. Attraverso una programmazione pluriennale dovremo anche cercare di trovare il migliore equilibrio possibile tra le richieste ed i bisogni della Comunità Locale e quelli dell’ampia platea di turisti (italiani e stranieri) che frequentano Salò ed il Lago di Garda.

La nostra ambizione è di proporre un’offerta culturale che diventi occasione ed esperienza di conoscenza del territorio e della sua cultura. Un’esperienza per tutti, per la nostra comunità, che negli anni è molto cambiata, e che avrà la possibilità così di riscoprirsi e conoscersi e per i visitatori, turisti o meno che siano, che potranno apprezzare il nostro patrimonio culturale. Queste in grande sintesi sono le linee guida che ci siamo dati, quelle che ci orientano anche nella selezione del nuovo direttore che si concluderà a breve».

Da sinistra: il sindaco Cagnini, il presidente Zane e l’assessore Comini.

 

MuSa – Museo di Salò

Aperto al pubblico dal 2015, iI MuSa – Museo di Salò sorge negli spazi di quello che fu il monastero di Santa Giustina, edificato a partire dal XVI secolo per ospitare l’Ordine dei Padri Somaschi. Locali, corridoi, chiostri e soppalchi vista lago sospesi sull’aula dell’originaria chiesa, sono stati oggetto di un attento restauro architettonico al fine di ospitare le collezioni attualmente esposte, dedicate non solo alla storia, alla storia dell’arte e all’archeologia, ma anche alla scienza e alla tecnica.

Situato nel centro storico di Salò, in posizione dominante e a pochi passi dal lago, oggi il MuSa racconta la storia della città di Salò e del suo territorio dall’età romana, con la sezione archeologica, all’epoca contemporanea della Civica Raccolta del Disegno di Salò, passando per i secoli della dominazione veneziana e per sezioni scientifiche come quella dedicata all’Osservatorio Meteo Sismico e alla Collezione anatomica del dottor Giovan Battista Rini.

Dal 2023 ospita la sezione dedicata ai seicento giorni della Repubblica Sociale Italiana, intitolata L’Ultimo Fascismo (1943 – 1945).

 

Ingressi e orari

Inaugurazione: sabato 22 marzo 2025, ore 17.00
22 marzo – 30 novembre 2025 da martedì a domenica h 10-18
1 dicembre 2025 – 6 gennaio 2026 da venerdì a domenica h 10-18

APERTURE STRAORDINARIE Lunedì 21 aprile, lunedì 8 dicembre, martedì 6 gennaio

Ingresso

  • Intero 9 € – Ridotto 7 € – Ridotto ragazzi 5 € – Gruppo 15-35 persone 7 € – Scuole 5 €
  • Elenco completo riduzioni e categorie esentate dal pagamento: www.museodisalo.it
  • DOMENICA 23: residenti a Salò – ingresso gratuito.

PRENOTAZIONI:

 

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