Fiat, Breda, Siemens, Fabbrica Nazionale d’Armi: catene di montaggio nelle gallerie

LAGO DI GARDA - Per celebrare gli 80 anni dalla Liberazione, pubblichiamo venti articoli di Bruno Festa che ripercorrono le vicende gardesane della Rsi, dall'arrivo di Mussolini a Gargnano alla Liberazione.

Tra luglio 1944 e aprile 1945 le settanta gallerie che si trovavano sulla Gardesana tra Gargnano e Riva del Garda furono utilizzate per un’esigenza particolare.

Il numero dei tunnel è adesso inferiore rispetto a quelli fatti realizzare dall’ingegnere tremosinese Riccardo Cozzaglio tra il 1928 e il 1931. Una dozzina di anni dopo l’inaugurazione (1931) la situazione era immutata mentre cambiò parecchio nella seconda metà degli anni Sessanta del ‘900, quando nuovi tunnel sostituirono i precedenti, scavati nella pietra viva. Molte gallerie di modesta lunghezza furono sostituite da tunnel più lunghi.

La caratteristica delle gallerie era di disporre di una massa coprente sopra il volto di parecchi metri di roccia che metteva al sicuro in caso di bombardamento.

Certamente un utilizzo diverso che come sede stradale avrebbe alterato l’essenza stessa dei tunnel.

Un bel lavoro che spiega ciò che andiamo a raccontare qui lo si deve a Giorgio Danilo Cocconcelli e al suo Tunnel Factories. Le officine aeronautiche Caproni e Fiat nell’alto Garda 1943-1945, Carugate 2001. Anche il regista Mauro Quattrina ha dedicato un prodotto video a questo medesimo tema (lo puoi vedere qui)

I tunnel sulla Gardesana nel tratto tra Gargnano e Riva ebbero, in effetti, una particolare destinazione.

Andiamo con ordine.

L’occupante nazista aveva il vezzo (criminale) di smontare le catene di montaggio di alcune aziende italiane -che erano produttive anche ai fini bellici- e di rimontarle in Germania. In sostanza rubavano.

Gli alleati anglo-americani, per parte loro, bombardavano senza sosta le aziende italiane più efficienti e, di conseguenza, le fabbriche correvano il rischio di venire distrutte dal cielo.

Ci fu chi avanzò un’ipotesi seria: in considerazione che le gallerie tra Gargnano e Riva garantivano dai bombardamenti, perché non spostarvi alcune catene di montaggio? Questa soluzione avrebbe per un verso salvaguardato le catene stesse e per l’altro avrebbe scongiurato il trafugamento dei macchinari e il loro trasporto in Germania.

Si giunse così al 16 giugno 1944 quando il Militarkommandantur 1011 di Brescia/Mompiano comunicò al Capo della Provincia di Brescia l’ordine di chiusura della strada Gardesana a partire dal successivo 1 luglio, per trasformarla in impianto destinato alla produzione bellica e occupata sicuramente dalla Breda, dalla Fabbrica Nazionale Armi e dalla Fiat. Alcuni documenti parlano anche della Siemens nel settore più a Nord.

Nelle prime gallerie (i sedici tunnel tra Gargnano e il Porto di Tignale) vennero decentrati reparti produttivi della Breda di Brescia destinati a produrre mitragliatrici (Breda 37 e i relativi supporti) e relativi affusti mentre altre gallerie del tratto che portava a Campione furono occupate dalla Fabbrica Nazionale Armi; il tratto più a settentrione venne utilizzato dall’Officina X della Fiat.

Le superfici sotterranee sulle quali furono predisposti gli impianti industriali in quelle gallerie andarono a occupare 35.000 metri quadrati.

Parte del personale fu alloggiato a Limone, dove furono organizzate mense e locali dormitorio, ma anche a Campione dove già era operativo un cotonificio.

Anche le 54 gallerie tra il Porto di Tignale e Riva del Garda furono utilizzate per scopi bellici dalla Fabbrica Nazionale d’Armi (FNA) e dalla Fiat come reparto per la rettifica cilindri, per trattamenti termici e per lavorazioni meccaniche. Divenne, inoltre, operativa l’Officina X Fiat (già Officina 17).

Transitare sulla Gardesana era praticamente impossibile ai mezzi civili e il transito era consentito solo ai mezzi ed al personale munito di tesserino della FIAT o della O.T. (Organizzazione Todt) ed ai civili in possesso di permessi di transito e fermata sulla Gardesana. Dalla centrale elettrica di Riva la strada era costellata di posti di controllo gestiti da personale tedesco o altoatesino fino ad arrivare a Gargnano, dove i controlli venivano effettuati dai militi della Guardia Nazionale Repubblicana.

A non vedere di buon occhio lo spostamento delle catene di montaggio nei tunnel gardesani e a protestare furono gli operai della Fiat di Torino poiché la decisione avrebbe portato con sé il trasferimento degli operai stessi da Torino, o perlomeno di alcuni di loro.

Per residenti e lavoratori dell’alto Garda andò ad imporsi l’esigenza di una strada alternativa, che venne individuata ancora una volta col ritorno al passato, quando a Nord di Gargnano si staccava la Via dei Dossi, che metteva in contatto con l’entroterra di Tignale, proseguendo verso Tremosine e scendendo a Limone.

Era una strada militare montana ampliata per esigenze belliche nel 1915 – 1918 e poi sostituita, per il transito a lago, proprio dalla litoranea Gardesana che nell’estate 1944 fu chiusa e che rendeva ora indispensabile tornare a percorrere vecchie strade comunali, strade ex militari su cui da tempo non si svolgevano opere di manutenzione, se non in maniera ridottissima.

Vennero previsti interventi per il riattamento della strada militare da Cà Natone a Breda di Polzone e la riparazione nel tratto Voltino – Ustecchio – Ponte sulla Valle di San Giovanni. Il 10 luglio 1944 l’Ufficio Provinciale di Collocamento sollecitava i podestà di Gargnano, Tignale, Tremosine e Limone a collaborare nel reperimento di manodopera per riattivare il percorso alternativo alla Gardesana Occidentale.

In conclusione, però, pare che la produzione bellica all’interno delle gallerie non sia stata rilevante. Peraltro gli alleati non avevano alcuna convenienza a bombardare inutilmente la parete rocciosa della montagna sotto la quale lavoravano gli operai.

Anche nel caso che qualcosa venisse realmente prodotto, lo si doveva comunque trasferire nei luoghi di destinazione.

E, per farlo, armi o motori sarebbero dovuti uscire dal loro riparo nei tunnel divenendo, in questo modo, vulnerabili.

Bruno Festa (b[email protected])

80 anni dalla Liberazione – di Bruno Festa

  1. Repubblica sociale italiana o Repubblica di Salò
  2. Mussolini a Gargnano. Perché il Garda?
  3. Ministeri, funzionari e archivi da Roma al Nord
  4. La Decima Mas nella Rocca e nella Casa del Podestà
  5. Il mercato nero
  6. Ricoveri antiaerei e trincee antischeggia
  7. Tunnel Gardesana
  8. Gardone Kriegslazarett
  9. Mani naziste sulle dimore storiche a Gardone Riviera e Toscolano Maderno
  10. Minculpop
  11. MAE
  12. Ministero Interno, La caccia all’ebreo decisa sul lago
  13. Ispettorato della Razza
  14. Bombe su Villa Bassetti, Ambasciata germanica presso la Rsi
  15. Palazzo Bettoni a Bogliaco. Presidenza del Consiglio dei Ministri della Rsi
  16. Il Quartier Generale del Duce nella Villa delle Orsoline
  17. Villa Feltrinelli
  18. Mario Boldini, partigiano delle Fiamme Verdi
  19. Tedeschi in fuga
  20. La Liberazione raccontata dalle maestre

Qui tutti gli articoli già pubblicati.

 

I commenti sono chiusi.