Bombe su Villa Bassetti, Ambasciata germanica presso la Rsi
LAGO DI GARDA - Per celebrare gli 80 anni dalla Liberazione, pubblichiamo venti articoli di Bruno Festa che ripercorrono le vicende gardesane della Rsi, dall'arrivo di Mussolini a Gargnano alla Liberazione.
Parlando dei rischi incombenti sul Garda nel periodo della Rsi, una delle domande più frequenti riguarda eventuali tentativi alleati di bombardamento degli edifici nei quali Benito Mussolini viveva o lavorava sul lago.
In primis l’abitazione a Villa Feltrinelli, oppure il Quartier Generale ma anche la Presidenza del Consiglio in Palazzo Bettoni Cazzago. Tutti edifici bene esposti e bene riconoscibili.
Gli Alleati erano a conoscenza degli spostamenti del Duce e di dove viveva?
Possedevano una mappa che permettesse di avere un quadro chiaro?
A quanto pare sì.
Ne era convinto e lo scrisse nelle sue memorie il numero due della diplomazia del Reich presso la Repubblica sociale, Eitel Friedrich Moellhausen. Il diplomatico, che nella Rsi era secondo solamente all’Ambasciatore e Plenipotenziario Rudolf Rahn, prima di approdare sul Garda era rimasto l’ultimo esponente a rappresentare il Reich presso il Vaticano.
E così, seppure su alcuni paesi del Garda siano state sganciate bombe, queste non danneggiarono mai i palazzi del potere fascista. Di più: non si ebbe neppure il sentore che uno di questi palazzi fosse mai stato messo al centro del mirino dei bombardieri anglo americani.
A questo punto sorge però un secondo quesito: perché gli Alleati non colpirono gli edifici che il Duce frequentava maggiormente?
Un aiuto arriva ancora da Moellhausen, Console Generale e Capo della Sezione Politica dell’Ambasciata tedesca presso il Governo di Salò.
Il diplomatico aveva le idee chiare e sostenne che gli Alleati “conoscevano l’ubicazione di ogni singolo ufficio e lo dimostrarono il giorno in cui vollero colpire la villa di Rahn, che fu distrutta da quattro bombe di piccolo calibro, senza che venissero nemmeno rotti i vetri dei fabbricati che si trovavano nelle vicinanze”.
In realtà le bombe non caddero sulla casa di Rahn ma sugli uffici dell’Ambasciata dove Rahn lavorava, a Villa Bassetti in località Bornico di Toscolano Maderno, a pochi metri da Villa Zanardelli. Come dimora privata l’ambasciatore aveva scelto villa Cristofori, a Fasano di Gardone Riviera, distante peraltro solo poche centinaia di metri.
E la stessa Villa Zanardelli dista solo una cinquantina di metri da Villa Bassetti. Vi sono altri documenti che confermano che andò in frantumi solamente qualche vetro, senza altri danni, neppure marginali.
In sostanza, secondo Moellhausen, se gli Alleati non colpirono i palazzi del potere della Rsi fu solo perché non vollero farlo, altrimenti non avrebbero avuto problemi o tentennamenti.
Fu una loro scelta.
Infatti nell’unica occasione nella quale vollero dare una lezione e fare capire che avrebbero potuto replicare il bombardamento in qualsiasi altra situazione, scelsero e distrussero il massimo simbolo del Reich sul territorio della Repubblica sociale, vale a dire l’Ambasciata.
Detto e fatto: Villa Bassetti venne distrutta.
Vi furono vittime?
A parere di Moellhausen no, perché il personale abbandonò l’edificio dopo avere notato il volteggio di due aerei sul cielo dell’Ambasciata.
Funzionari e dipendenti presero la direzione dell’Albergo Bella Riva, dove il personale erano alloggiati e che distava solo poche decine di metri da percorrere attraverso un camminamento sotterraneo.
In una pubblicazione di Luciano Galante, invece, si riporta che vi fu una vittima.
Si potrebbe dedurre, con ogni cautela, che l’eliminazione fisica di Mussolini non rappresentasse una priorità per gli Alleati, dato che erano bene informati su di lui e sui suoi movimenti. E neppure l’abbattimento di ministeri e palazzi del potere fascista sul Garda pareva essere rilevante ai loro occhi e non se ne occuparono mai.
Se una lezione andava data a qualcuno, andava data ai nazisti.
Erano loro i veri nemici, quelli che davvero avrebbero potuto incutere ancora un po’ di timore.

Bruno Festa (b[email protected])
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