Quando nel Cinquecento un salodiano “inventò” il tennis
SALO' - Al MuSa Museo di Salò il racconto e l'esposizione della prima edizione del trattato "Il Giuoco della palla" del 1555.
Prima di Sinner, Federer, Djokovic e Alcaraz, e dell’avvento del fascino esercitato da Wimbledon e dal Grande Slam su decine di migliaia di sportivi, amatori e appassioni da tutto il mondo, fu un salodiano a codificare e mettere per iscritto le regole del tennis ante litteram.
Il trattato del giuoco della palla di Antonio Scaino
Ferrara, metà del Cinquecento. Il giovane sacerdote agostiniano Antonio Scaino (Salò 1524 – 1612) dopo gli studi a Padova giunse nella capitale estense dove, a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta, entra in contatto con Alfonso d’Este. Proprio al giovane principe, instancabile calciatore e tennista con cui l’abate bresciano soleva allenarsi, Scaino dedicò il Trattato del giuoco della palla (Venezia, G. Giolito e fratelli, 1555).
La leggenda narra infatti che il sacerdote, teologo e filosofo abbia scritto di pallacorda dopo una discussione col Duca di Ferrara, proponendo inoltre, per meglio applicare le regole, di realizzare campi con le misure da lui individuate.
Il volume – primo libro in assoluto dedicato al gioco del tennis e nel quale si trovano descritti i vari giochi, con racchette, palle o con altri attrezzi, praticati al chiuso oppure all’aperto – “può essere considerato il testo generativo di una serie di scritti contenenti regole e modalità di svolgimento della sferistica. Si tratta di un’opera che sembra nascere al crocevia di due tendenze: da un lato si pone come modello di comportamento, utile a fissare le regole tecniche per il gioco e per i giocatori, e dall’altro pare alludere all’atteggiamento proprio di un intellettuale cortigiano, di cui si definiscono le norme all’interno del governo dello Stato”.

Sabato un incontro al MuSa
Tra storia e valore educativo attribuito allo sport nelle società delle diverse epoche, compresa l’attuale, è dunque incentrato l’incontro “Il Giuoco della palla di Antonio Scaino da Salò. Lo sport come attività formativa ed educativa”.
Dal trattato cinquecentesco in cui il religioso salodiano mise per iscritto le regole alla base dell’odierno tennis per il giovane Alfonso d’Este, al valore formativo e inclusivo dello sport nella società odierna.
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Selezionate per te da Garda OutdoorsSabato 23 maggio, alle 16.00, l’incontro al MuSa nel contesto delle celebrazioni MAGNIFICA PATRIA 1426 – 2026. Seicento anni di storia tra il Garda e Venezia. Per l’occasione sarà esposta una copia della prima edizione del trattato proveniente dalla Biblioteca di Storia delle scienze “Carlo Viganò” dell’Università Cattolica di Brescia.
Interverranno
• Pierangelo Goffi. Responsabile Biblioteca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia: «Esercitio così nobile & raro, tanto giovevole al corpo e all’animo». Il Trattato del giuoco della palla di Messer Antonio Scaino da Salò (Venezia, 1555)
• Stefano Grismondi. PhD in Scienze dell’esercizio fisico e dello sport e psicologo di comunità: Lo sport che educa. Formazione, inclusione sociale e valore per la comunità
Il trattato
Per tutto il pomeriggio dell’incontro, al Musa sarà eccezionalmente esposto un esemplare della prima ed unica edizione de Il Trattato del giuoco della palla di messer Antonio Scaino da Salò (Venezia, Giolito de Ferrari, 1555) proveniente dalla Biblioteca di storia delle scienze Carlo Viganò dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia.
Il volume è composto da tre sezioni: la prima composta da 54 brevi capitoli sulle regole generali del gioco, la seconda, in 72 capitoli, tratta la natura del gioco, mentre i 9 capitoli della terza elogiano l’esercizio fisico per la salute di corpo e mente. Al suo interno sono visibili 6 tavole xilografiche a doppia pagina.

Antonio Scaino
Antonio Scaino nacque a Salò l’8 ottobre 1524 da una nobile e facoltosa famiglia. Adolescente, si distinse nello studio delle lettere latine e greche, addottorandosi in filosofia e teologia a Padova.
Sacerdote di osservanza agostiniana, giovanissimo, intraprese un percorso che lo condusse a Ferrara dove, oltre la seconda metà degli anni Cinquanta, entrò in contatto con il giovane principe Alfonso, figlio del duca Ercole. E fu proprio ad Alfonso che Scaino dedicò il “Trattato del giuoco della palla”.
A Ferrara il salodiano portò a termine numerose missioni al servizio dei principi d’Este, e in particolare di Luigi, fratello minore di Alfonso, che nel 1561 ottenne la porpora cardinalizia. Trasferitosi a Roma, negli ambienti della Curia romana intrattenne rapporti con personaggi ecclesiastici di primo piano, tra cui il governatore generale della Chiesa Giacomo Boncompagni, eletto papa con il nome di Gregorio XIII.
Tornato a Padova coltivò profondi rapporti con Gian Vincenzo Pinelli, studioso che intrattenne relazioni con gli scienziati di tutta Europa (la sua biblioteca, venne utilizzata, tra gli altri, da Torquato Tasso e Galileo Galilei nei loro soggiorni padovani).
Scaino trascorse gli ultimi anni di vita nella città d’origine, immerso negli studi sulle questioni relative alla metafisica aristotelica.
Morì a Salò il 7 settembre 1612.

La mostra e la sala immersiva
L’incontro, organizzato nel contesto delle celebrazioni MAGNIFICA PATRIA 1426 – 2026. Seicento anni di storia tra il Garda e Venezia, è anche l’occasione per visitare la mostra dossier che al MuSa raduna documenti, mappe, volumi e materiali provenienti dall’Archivio Storico di Salò (fino al 28 giugno 2026).
Accanto, la sala immersiva allestita fino al 4 ottobre 2026 offre un viaggio virtuale attraverso il periodo di massimo splendore della comunità durante il dominio della Repubblica di Venezia tra XV e XVII secolo.
Dallo sviluppo dell’industria cartaria, una delle più fiorenti dell’Italia settentrionale, all’affermazione delle arti figurative, con la presenza di Maestri come Romanino e Gasparo da Salò, celebre liutaio e virtuoso, tra gli inventori del violino.
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