Alla Cantina Turina il Palio del Chiaretto 2018

SOIANO DEL LAGO – La cantina Turina di Moniga si è aggiudicata il Palio del Chiaretto 2018. Suo il miglior rosé vendemmia 2017.

Così ha decretato il gran cerimoniere Ennio Avigo nella serata finale del Palio organizzato dai Castellani del Chiaretto, confraternita presieduta da Luciano Aletto che da 40 anni promuove il «vino di una notte».

Al ristorante Monastero di Soiano i Castellani hanno degustato, alla cieca, i tre vini finalisti selezionati in precedenza: il Chiaretto dell’azienda Pietta di Castrezzone, quello della Cantina Marsadri di Raffa e appunto quello della Cantina Turina di Moniga, patria del rosé gardesano.

L’Ordine dei Castellani del Chiaretto è nato nel 1978 da una costola della suddetta e per volere di uno dei suoi fondatori, Ennio Avigo, noto ristoratore valtenesi.

I Castellani del Chiaretto, confraternita che promuove e valorizza il tipico vino valtenesino.

 

Il Valtènesi Chiaretto. Il vino Chiaretto è romanticamente chiamato il «vino di una notte». L’appellativo deriva dalla particolare tecnica di vinificazione delle quattro uve gardesane della doc Garda Classico (ovvero Groppello, Marzemino, Sangiovese e Barbera), che avviene con un contatto del mosto con le proprie bucce che si protrae per una sola notte.

E’ un vino dalla sorprendente aromaticità floreale, da bersi giovane per apprezzarne appieno la prorompente tipicità, abbinato a piatti delicati ed estivi, al pesce di lago, a carni bianche e salumi dolci. Per tradizione a questo vino sono destinati i primi grappoli della vendemmia del Garda Classico.

La particolarissima tecnica di vinificazione, intuita in tempi remoti e codificata già nell’Ottocento dal senatore veneziano Pompeo Molmenti, che aveva casa e vigne proprio a Moniga, ha ricevuto una precisa normativa nel 1962 dal Consorzio Tutela Vini Bresciani. Per caratterizzare il Chiaretto è indispensabile un parziale contatto del mosto con le vinacce, perché da queste si possano estrarre il colore caratteristico e alcune sostanze fondamentali. Se il tempo di contatto è troppo breve, il vino è scialbo, incompleto, di colore non ben definito; se si eccede, anche per poco, diventa un mezzo rosso impersonale, troppo vinoso, senza particolari pregi. Si capisce quindi che per produrre il Chiaretto l’enologo debba saper cogliere «l’attimo fuggente» per separare il mosto dalle bucce. In pochi altri processi produttivi è tanto fondamentale la sensibilità dell’uomo.

 

 

La tonalità e l’intensità del colore del Chiaretto Valtènesi variano a seconda delle tecnologie e delle procedure utilizzate, nonché a seconda dello stile che l’azienda vinificatrice vuole imprimere al proprio prodotto, ma la tendenza in Valtènesi è quella di ottenere rosati con colori scarichi e non eccessivamente intensi.

Il profilo sensoriale è caratterizzato da una aromaticità floreale e di frutti di bosco, accompagnata da un’acidità che determina una grande freschezza; inoltre, a seconda del territorio di provenienza delle uve è possibile rilevare una più o meno spiccata salinità, ed una nota retro-olfattiva di mandorla.

L’immissione al consumo del Valtènesi Chiaretto per disciplinare può avvenire dal 14 febbraio successivo alla vendemmia, mentre l’immissione al consumo del Valtènesi può avvenire a partire dal 1 settembre successivo alla vendemmia.

La proclamazione del verdetto del Palio del Chiaretto 2018.

 

 

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