FFG, la dodicesima edizione premia Erika Rossi ed Edmond Budina

SAN FELICE DEL BENACO - Un film italiano e una produzione italo-albanese hanno vinto la XII edizione del Film Festival del Garda. A conclusione di otto meravigliose e intense giornate di proiezioni e incontri seguite da una platea attenta, arriva il verdetto della giuria e del pubblico.

SAN FELICE DEL BENACO – Un film italiano e una produzione italo-albanese hanno vinto la XII edizione del Film Festival del Garda. A conclusione di otto meravigliose e intense giornate di proiezioni e incontri seguite da una platea attenta, arriva il verdetto della giuria e del pubblico.

«Si chiude un’edizione indimenticabile e partecipatissima – commenta la direttrice artistica Veronica Maffizzoli – con un’affluenza di pubblico notevole e in costante crescita per le proiezioni, gli incontri e gli eventi speciali che si sono svolti tra San Felice, Brescia, Calvagese, Gardone Riviera, Puegnago, Toscolano Maderno e Vestone. La manifestazione è ormai un appuntamento irrinunciabile per il pubblico gardesano (e non solo), che di anno in anno, accoglie la nostra proposta e apprezza il cinema nazionale e internazionale sul Lago di Garda. La XII edizione è stata dedicata alla società, al senso di comunità, alle relazioni tra generazioni e tra persone. Sono sempre le persone a fare la differenza e a costruire una società accogliente e umana».

La Giuria della critica (“Premio Giovanni Turolla”) composta da Vincenzo Beschi (Avisco), Paolo Fossati (giornalista) ed Elia Mouatamid (regista e vincitore del premio del pubblico nella scorsa edizione) ha scelto di premiare La città che cura di Erika Rossi (Documentario, Italia 2019).

Erika Rossi (Premio della Giuria)

 

In La città che cura si racconta una periferia come tante, in cui la solitudine e le difficoltà rendono la vita più difficile: Plinio, un anziano pianista ipocondriaco, non vuole più uscire di casa, Roberto affronta la fatica di vivere dopo un grave ictus, Maurizio paga lo scotto di una vita di eccessi. Grazie al progetto di salute pubblica presente nel quartiere per Plinio, Roberto e Maurizio si aprono nuove opportunità, nuovi scenari di vita in cui mettersi nuovamente in gioco, perché “curare” significa creare relazioni, conoscere le persone e i loro bisogni, stare insieme e condividere i problemi di ogni giorno.

La regista Erika Rossi e la direttrice artistica del Festival Veronica Maffizzoli.

 

Sul film la regista Erika Rossi ha dichiarato: «L’accesso alla salute non è uguale per tutti: le condizioni in cui le persone nascono e invecchiano influenzano le reali possibilità che quella persona ha di curarsi e guarire. Il fatto che la salute delle persone passi attraverso il loro benessere emotivo e relazionale è un concetto tanto semplice e intuitivo, quanto innovativo e rivoluzionario nelle sue implicazioni. Il progetto di salute pubblica raccontato nel film è un’esperienza che non ha eguali in tutta Europa. Ciò che si mette in pratica da dieci anni nella città di Trieste, implica una nuova visione del mondo, un’attitudine, un modo di essere, che accomunano tutti coloro che sono parte attiva del progetto: qui si affronta un nodo centrale del ‘fare salute’, la formazione di operatori e tecnici capaci di mettersi in discussione e di riportare l’attenzione sulle vite delle persone, senza vederle solo attraverso la lente della malattia».

Una menzione speciale da parte della Giuria della critica è stata assegnata a Të Thyer (Broken) di Edmond Budina (Drammatico, Albania, Italia, Macedonia, 2017), «per un soggetto di grande impegno civile, capace di far emergere la responsabilità reciproca tra generazioni (attraverso il difficile rapporto tra un padre e un figlio) e rendendo simbolica una vicenda che denuncia dinamiche di potere di forte impatto ambientale e sociale, dai tratti specifici tuttavia universali».

Edmond Budina – Premio Pubblico

 

Il Premio del pubblico Città di San Felice intitolato al Cav. Attilio Camozzi, espresso con il voto degli spettatori che hanno affollato le proiezioni, è stato assegnato a Të Thyer (Broken – Spezzati) di Edmond Budina. Nel film Budina racconta la storia di Jani, che dopo aver scontato una lunga pena ad Ancona, ritorna sessantenne nel suo paese d’origine, l’Albania, che ritrova stravolta e dove incontra il figlio che, durante tutti gli anni di prigionia, non ha mai cercato di mettersi in contatto con lui. Andi, il figlio, è diventato nel frattempo uno dei politici più corrotti e potenti d’Albania e gestisce un miliardario traffico di rifiuti tossici provenienti dall’estero. Tanti anni di sofferenza in un carcere italiano sono nulla di fronte all’ingratitudine delle persone più care, che si trasformano quando si tratta di salvaguardare il profitto e i propri interessi.

I giurati con Veronica Maffizzoli ed Edmond Budina (Premio pubblico).

 

Entrambi i film rappresentano a pieno il filo conduttore della XII edizione, il tema Io Sono, Noi Siamo, Reciprocamente, dove l’avverbio segna la dimensione necessaria della partecipazione al vivere comunitario, all’appartenenza agita dei membri di una comunità: questa dimensione rinnova il suo approccio corale, polifonico e complesso, afferma il valore dell’uomo politico, aristotelico, desidera l’incontro e accetta la discussione, il confronto e la problematicità del quotidiano grazie al medium di una pellicola cinematografica. Il festival, che ha avuto ben due ospiti d’onore, il musicista Omar Pedrini e lo sceneggiatore e regista Francesco Bruni, si è concluso con l’incontro con Bruni e con un evento straordinario dedicato al film C’era una volta in America di Sergio Leone.

 

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