Un «Contratto di lago» per una governance condivisa dell’acqua

GARDONE RIVIERA – Oggi sindaci benacensi riuniti presso la sede della Comunità del Garda per formalizzare la proposta del "contratto di lago". Il Garda vuole avere voce in capitolo sulle questione che contano: livelli, galleria Adige-Garda, qualità delle acque.

Il Garda vuole dire la sua ai tavoli decisionali. Non solo per quanto riguarda la regolazione dei livelli, ma anche per le eventuali aperture del tunnel scolmatore Adige-Garda o per la gestione degli aspetti qualitativi di quel grande patrimonio idrico che rappresenta il 40% delle riserve nazionali d’acqua dolce.

Lo chiedono i sindaci del Garda, che vogliono più voce in capitolo e pretendono di sedere ai tavoli decisionali. La richiesta sarà ufficializzata oggi, lunedì 24 giugno, quando è convocato, alle 15 nella sede della Comunità del Garda, a Gardone Riviera, un vertice tra tutti i primi cittadini benacensi, «al fine di definire collegialmente – si legge nella lettera di convocazione – una proposta di “Contratto di lago”, un nuovo strumento istituzionale e operativo, mirante a dotare il Garda di una cabina di regia permanente e unitaria che sovrintenda agli aspetti qualitativi e quantitativi (regolazione livelli) delle acque».

villa mirabella
Villa Mirabella a Gardone Riviera, edificio di proprietà del Vittoriale, attualmente sede della Comunità del Garda.

La necessità di aggiornare le regole sui livelli era emersa per l’ennesima volta il 5 maggio scorso, quando l’azione combinata del vento e dell’acqua alta (139 cm sullo zero idrometrico) seminò danni lungo la riviera. Della questione livelli i rappresentanti delle istituzioni gardesane, tra cui la Comunità del Garda, avevano già discusso nei giorni scorsi a Parma con l’Autorità di Bacino del Fiume Po (leggi qui).

Già in quell’occasione era stata annunciata la volontà di giungere alla definizione di un Contratto di lago che permetta alle comunità gardesane di essere coinvolte nelle decisioni che contano. Allo stesso tempo era stata chiesta la costituzione di una commissione, nella quale siedano almeno tre sindaci, uno per ogni provincia gardesana, che definisca e applichi i nuovi livelli.

«Chiediamo che venga rispettata – è la richiesta dei gardesani – la convenzione che fissa il livello massimo a 125 cm, ma c’è anche la necessità di fissare un limito minimo, oltre il quale non si deve scendere per non mettere in difficoltà navigazione, pesca e spiagge».

Ma al di là dei numeri, il concetto da applicare ai nuovi livelli è che «il Garda non possa più essere semplicemente considerato un bacino irriguo, ma vada considerato nel suo complesso, attuando parametri differenti da quelli fino ad ora utilizzati».

Si tratta dunque di cambiare regole fissate 50 anni fa, ora superate. Ma serviranno anche azioni infrastrutturali (ad esempio la creazione di appositi bacini di accumulo dell’acqua per l’irrigazione della pianura, funzione che non può più essere affidata al lago), riconversioni delle colture eccessivamente idrovore e ottimizzazione dei sistemi di irrigazione.

La galleria Adige-Garda mentre scarica nel lago.

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