Reintroduzione alborella: si di Veneto e Trentino, no della Lombardia. Pescatori infuriati

LAGO DI GARDA - Progetto di reintroduzione dell’alborella nel Garda: si di Veneto e Trentino, no della Lombardia. Un diniego che manda su tutte le furie l’Unione Pescatori Sportivi del Garda.

L’Unione Pescatori Sportivi del Garda, sodalizio che rappresenta 13 associazioni del Benaco, nel 2019 aveva avviato un progetto sperimentale per salvare l’Alburnus alborella (ne avevamo scritto qui).

Un tentativo per salvare questo pesciolino che ha sfamato per secoli generazioni di gardesani e allietato il palato dei turisti nelle sagre paesane con gli immancabili menù a base di aole fritte e polenta, oggi quasi scomparso dal lago.

Un progetto che i pescatori avrebbero voluto riproporre nel 2021, dopo lo stop nel 2020 per questioni legate all’epidemia Covid.

Ma la Regione Lombardia dice no.

La posizione dell’Unione Pescatori Sportivi del Garda

L’Unione Pescatori Sportivi del Garda fa sapere: «Abbiamo dato dato vita nel 2019 ad un progetto di reintroduzione dell’alborella del Garda (lo puoi consultare a questo link), un pesciolino piccolo ma infinitamente importante per l’ecosistema. Un tempo abbondantissima nel lago, negli ultimi anni si è talmente rarefatta da essere ritenuta ormai in fase di pre estinzione, l’alborella, meglio conosciuta come Aola o Agola è invece ancora presente lungo le rive del fiume Mincio e in alcune zone del basso lago.

Da qui la semplice idea del progetto che consiste sostanzialmente nel mettere delle cassettine con la ghiaia nel luogo dove le alborelle ancora si riproducono, aspettare che depongano le uova sulla ghiaia pulita delle cassettine e successivamente portarle nel luogo dove si vuole reintrodurre l’alborella, si mettono le cassettine con le uova embrionate in acqua e dopo tre giorni nasceranno gli avannotti di alborella.

Nel 2019 grazie a un finanziamento di Serit, Funivia Malcesine-Monte Baldo e del Comune di Malcesine è stato fatto il primo tentativo a Malcesine e Brenzone, le uova trasferite si sono schiuse al 95 %

Nel 2020 a causa dell’emergenza Covid non è stato possibile proseguire. Nel 2021 U.P.S. del Garda, grazie alla presenza delle associazioni sul territorio e ai loro volontari che gestiranno l’intera operazione vorrebbe estendere il progetto all’intero bacino.

La Regione Veneto e la Provincia Autonoma di Trento hanno rilasciato le necessarie autorizzazioni ritenendo il progetto valido, la Regione Lombardia ha invece negato l’autorizzazione ad effettuare l’operazione sulle sponde lombarde del lago.

Il Presidente di U.P.S. del Garda Maurizio Scarmigliati è amareggiato: «Non capiamo il diniego di Regione Lombardia, il progetto non ha lacune tecniche, nessun costo per le Regioni e Provincia in quanto il lavoro verrebbe svolto dai volontari delle associazioni mentre i Comuni interessati si sarebbero accollati le spese vive dei materiali. Avevamo già tre Comuni rivieraschi lombardi pronti a cooperare ma purtroppo non si potrà fare niente in quanto la Regione non rilascia le necessarie autorizzazioni.

Il nostro è un semplice tentativo di non far scomparire un pesce simbolo che nel lago ha nuotato da sempre».

Il prelievo di letti di frega effettuati nel 2019.

L’alborella

L’Albusnus alburnus alborella (De Filippi, 1884) o Alburnus alborella (Bonaparte, 1841) è un piccolo pesce delle dimensioni massime di 20 centimetri per 20 grammi di peso e dall’età media di 5 anni, riconoscibile per la forma allungata e sottile, la colorazione verdastra con riflessi argentei su fianchi e dorso, il ventre bianco, la coda a “V” e la bocca reclinata verso l’alto.

Da sempre presente nel bacino del Benaco, rappresentava fino a pochi anni fa una considerevole fonte di reddito e sostentamento per le popolazioni locali. Le sue carni sono ottime e si prestano ad essere fritte o conservate in carpione ed hanno un notevole valore commerciale. La sua pesca professionale si pratica con reti volanti o di circuizione, mentre quella dilettantistica con canna ed esca o bilancia.

Inoltre l’alborella ricopriva un ruolo fondamentale nella catena alimentare del lago, essendo sia predatrice che preda, ed essendo stata presente in grande quantità. In entrambi i sessi la maturità sessuale viene raggiunta tra il primo e il secondo anno di età, perciò il ricambio generazionale risulta rapido. Questo può rappresentare un vantaggio se si considera la capacità di ripresa di una specie così soggetta a predazione da parte di altre specie ittiche e volatili e target di pesca anche intensiva, ma è probabilmente la causa del suo rapido declino nel Garda, nel momento in cui è intervenuto qualche fattore a interrompere i suoi regolari ritmi biologici.

Bisogna inoltre considerare la sua sensibilità a svariate patologie sia batteriche che virali, nonché all’infestazione da parte di vari parassiti (vermi trematodi e cestodi, elminti).

Nel lago di Garda l’alborella si vede da sempre in competizione con l’agone in quanto a spazio e dieta, e il calo di popolazione della prima ha comportato in questi ultimi anni un sensibile picco demografico in positivo del secondo. Anche la pesca si è quindi di conseguenza convertita a una pressione maggiore sulla specie maggiormente presente, sballando ulteriormente gli equilibri.

Come precedentemente accennato la specie ha subito un vertiginoso calo nelle acque del Garda alla fine del secolo scorso, del quale le cause sono state solo supposte. Probabilmente una serie di fattori intervenuti simultaneamente hanno comportato la quasi totale scomparsa dell’alborella in pochi anni, riducendola a pochi piccoli nuclei localizzati.

In passato, e fino agli anni ’90, si pescavano fino a 900 quintali di alborelle ogni anno. Oggi la quantità di pescato è prossima allo zero.

 

Il progetto di recupero dell’alborella

Con questo progetto di recupero l’associazione Unione Pescatori Sportivi del Garda, coadiuvata dal dott. Andrea Giacinti e supportata dalla Provincia di Verona nella persona del dott. Ivano Confortini, si offre per tentare di reintrodurre il ceppo originario di alborella per mezzo di spostamento di letti di frega artificiali carichi di materiale ittiogenico (uova) prelevato da ambienti più ristretti in cui questo è ancora presente (ad esempio dal Laghetto La Fonte, a Villafranca di Verona).

Oltre alla reintroduzione della specie fine a sé stessa si offre una valida occasione di studiare la specie in maniera più approfondita nelle fasi delicate di deposizione, reintroduzione, schiusa e svezzamento in ambiente naturale.

Verrebbe inoltre affinata la tecnica di svolgimento delle operazioni grazie alla ricerca di soluzione ad eventuali problemi che si possano presentare durante il percorso, creando così i mezzi per semplificare eventuali tentativi futuri.

Si potrebbe informare le popolazioni locali del rischio di perdita di questa stupenda e fondamentale specie e sensibilizzarla a curare di più alcuni dettagli che potrebbero interferire con la sua biologia.

 

Possibili cause del decremento delle popolazioni del Garda

Le cause del decremento della specie in esame nel bacino del Garda possono essere molteplici e probabilmente hanno più o meno tutte contribuito al declino della specie:

  • Alterazioni ambientali delle zone di frega (cementificazioni e creazione di porti, spiagge, passeggiate)
  • Disturbo sui letti di frega rimanenti (turismo balneare e movimentazioni di acqua causati da imbarcazioni e altre attività antropiche)
  • Immissioni di sostanze inquinanti (varie provenienze) e atte ad abbattere la carica microbica (cloro)
  • Incremento delle fioriture algali con successiva sedimentazione (soffocamento delle uova)
  • Intensa predazione (uccelli ittiofagi e distruttori di uova, pesci, …) e pesca (prelievo eccessivo di riproduttori)
  • Competizione con specie ittiche alloctone di nuova introduzione (persico sole, persico trota, …)
Esemplare di alborella, specie ormai scomparsa dal Garda.

 

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