Toscolano Maderno, in biblioteca le incisioni di Patrizia Beccari
TOSCOLANO MADERNO - Sabato 29 alle 11 in biblioteca si inaugura la mostra di incisioni a cura di Patrizia Beccari. Ingresso libero.
La mostra sarà visitabile durante gli orari di apertura della biblioteca da sabato 29 marzo a sabato 12 aprile.
Patrizia Beccari è nata a Brescia nel 1959, città nella quale vive e lavora. Figlia di un incisore-medaglista attivo negli anni ’50, nell’autunno del 2008 è entrata in contatto con il maestro incisore Giusi Lazzari.
In mezzo alle punte ed agli inchiostri ha iniziato così il suo percorso di apprendimento che negli anni si sarebbe mescolato alla ricerca dell’anima racchiusa nelle varie tecniche.
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Patrizia Beccari
Patrizia Beccari frequenta la bottega di Giusi Lazzari da diversi anni, applicandosi con entusiasmo alle tecniche incisorie tradizionali, ma dimostrando presto una vivace predisposizione alla sperimentazione e alla ricerca di effetti originali per mezzo di strumenti e materiali insoliti, spesso di recupero o sottratti all’uso quotidiano, come taglieri in plastica, frammenti di rete, dischi di vinile.
Qui, nel segno di un confronto istruttivo con la sua maestra, trova modo di germogliare e maturare la sua particolare dimensione espressiva, percorsa da un forte dinamismo e da una profonda vena istintiva ed estrosa, che guidano un segno di conseguenza caratterizzato come nervoso, guizzante e spesso contorto. Tuttavia, esso appare in qualche modo domato dalla ricerca di una dimensione narrativa armoniosa ed equilibrata, dove le forme della natura acquistano un ruolo di primo piano, anche quando, nelle prove più recenti, il rigore di una geometria ripensata in chiave simbolica si sovrappone alla semplice descrizione del reale: sia come elemento costruttivo a se stante, che si inserisce nella composizione creando visioni diverse e spazi di silenzio che invitano alla riflessione, sia come vero e proprio codice di riscrittura delle forme, come nelle surreali Cubomeduse o nelle nature morte “cubiche”.
Patrizia ricostruisce nei suoi lavori piccole storie che prendono spunto alternamente dalla vita e dall’esperienza personale o dal segno stesso per liberare visioni più intime e potenti dal punto di vista emotivo. La pratica incisoria, che esige disciplina e grande pazienza, diventa spazio, sia mentale che materiale, per una attività costante di verifica e ripensamento che produce esiti in cui all’interno dell’impianto compositivo si percepisce la complementarità tra il gesto, che incide deciso ragnatele di segni ancorati al reale, e gli effetti di colore e materia, che liberano tanti nuovi significati. Spesso si origina una sorta di circolo virtuoso in cui forma e contenuto si scambiano di posto in modo ciclico, alternandosi come causa ed effetto del processo inventivo. Così una macchia di colore può evocare figure definite come le chele di granchio, o, al contrario, sfondare la barriera del senso acquisito per raccontare, con la voce dell’emozione, una verità diversa.
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