Ciclovia nel tratto trentino, il Coordinamento: “Troppi rischi”

ALTO GARDA - Il Coordinamento Interregionale per la Tutela Garda scrive a tutti i sindaci: "Riflettete sul rischio che la costruzione della ciclovia comporta nel tratto trentino"

«Nei giorni scorsi – fa sapere in una mota il Coordinamento Interregionale per la Tutela del Garda – è stata inviata a tutti i sindaci, alle giunte e a tutti i rispettivi consigli comunali una lettera avente ad oggetto “Ciclovia del Garda, tratto trentino occidentale Riva del Garda/Confine Lombardia. Informazioni riguardo al Progetto di Fattibilità Tecnico Economica dell’Unità Funzionale 2 ed esposizione del potenziale pericolo per la circolazione sulla SS 45 bis”.

La lettera è stata inviata anche alla Presidente della Comunità del Garda, al Presidente della Comunità di Valle Alto Garda e Ledro, al Presidente della Comunità Montana Parco Alto Garda Bresciano e per conoscenza ai presidenti della Provincia di Trento, delle regioni Veneto e Lombardia e Al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Essa documenta l’evoluzione del tratto ovest trentino ed espone i dissesti geologici avvenuti nella costruzione della prima parte (da Riva del Garda allo Sperone, 1.600 metri) dovuti alla instabilità della roccia, instabilità che, notoriamente, caratterizza tutta la parete rocciosa della sponda occidentale, nonché orientale.

I dissesti in questa porzione del progetto si sono verificati solo riprofilando alla base la parete rocciosa e nonostante vi fosse già il sedime dismesso della vecchia gardesana con le gallerie storiche che, sui tratti originariamente a cielo aperto, è stato recuperato con nuove gallerie artificiali.

Il nuovo progetto preliminare sul tratto successivo Sperone-Ponale (890 metri) presenta ancora maggiori criticità: mentre per 400 metri si recupera il vecchio tracciato stradale (con lavori e rischi connessi analogamente a quanto sopra descritto), per gli altri 500 metri è prevista la costruzione di nuove gallerie artificiali e nicchie in cui far passare la ciclovia, poiché essa deve essere costruita all’esterno a causa della presenza, dietro una sottile parete rocciosa, della attuale gardesana occidentale SS45bis.

Le falesie soprastanti praticamente verticali, ancora incontaminate, sono soggette a crolli che tuttavia, poiché non interferiscono con la circolazione stradale, non vengono registrati.

È chiaro che incidere la roccia per creare il nuovo sedime della ciclovia costituisce una ulteriore discontinuità che indebolisce la roccia.

Tutto ciò lascia con molta probabilità prevedere che anche solo iniziare i lavori di disgaggio, pre-consolidamento e scavo delle nicchie e gallerie, metta a rischio la strada poiché, come detto, corre assai superficialmente.

Sia anche chiaro che, come prescritto dai tecnici progettisti, la roccia e la galleria stradale ‘Orione’ della SS45bis dovrebbero essere monitorate sin dall’inizio ininterrottamente.

Il Coordinamento Interregionale chiede alle amministrazioni gardesane di riflettere sul rischio che la costruzione della ciclovia in quel tratto così delicato comporta per la circolazione stradale di assoluta importanza per il Garda, la cui eventuale interruzione al primo segnale di instabilità avrebbe conseguenze difficilmente prevedibili.

Chiede inoltre che si attivino affinché tale costruzione nel tratto altogardesano venga sospesa e sostituita con la navigazione, intermodalità prevista dalla normativa e già adottata da Regione Lombardia per il tratto Gargnano-Limone (in realtà per il tratto Gardone-Limone, visto che la ciclovia proveniente dal basso lago arriverà soltanto fino a Gardone Riviera, ndr. Ne avevamo scritto qui).

Di tutto – conclude la nota del Coordinamento Interregionale per la Tutela del Garda – ciò è stato informato anche il Presidente di Garda Dolomiti Azienda per il Turismo SPA, Silvio Rigatti in un incontro tenutosi il 29 settembre 2025».

 

 

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