Al via la campagna video che lancia la grande mostra sullo sport al Mart di Rovereto
ROVERETO - Ideata per la mostra dell’inverno, la nuova campagna video del Mart approfondisce il dialogo tra sport e arti visive attraverso i gesti di quattro giovani atlete e atleti del territorio.
Facebook, Instagram, LinkedIn, YouTube. Comincia il countdown di avvicinamento alla grande mostra dedicata allo sport, che aprirà il 1 novembre. Sui canali del Mart, un video ogni due giorni. Già online il teaser (che potete vedere anche qui sotto).
Obiettivo: amplificare e riattualizzare i temi del progetto espositivo Sport. Le sfide del corpo che, attraverso centinaia di opere d’arte e materiali d’archivio, indaga come le arti visive abbiano rappresentato il corpo nella pratica sportiva.
La campagna di web communication si sviluppa in quattro video, ognuno dedicato a una o a un giovane atleta.
Dalla preparazione all’azione finale, il gesto sportivo emerge nella sua perfezione, dando vita a sequenze di movimenti che sono, allo stesso tempo, atto agonistico e poesia, precisione e bellezza. Lo sport diventa rito.
Nel montaggio finale, i dettagli dell’allenamento dialogano con i particolari di alcune delle opere d’arte inserite nella mostra.
Le riprese sono state realizzate in tre momenti distinti
Le prime, al Mart e alla Casa d’Arte Futurista Depero, colgono i particolari più significativi di alcuni capolavori appartenenti alle Collezioni del Mart e presenti in Sport. Le sfide del corpo.
Il lavoro è proseguito in studio per catturare i movimenti più riconoscibili delle quattro discipline: atletica, boxe, ciclismo e tuffi. Infine, la troupe si è spostata nei luoghi in cui i quattro protagonisti si allenano quotidianamente: campi di gara, palestre, strade e piscine.
Tutto il progetto è stato realizzato in Trentino
Il museo contemporaneo è per sua definizione un luogo dinamico, aperto, inclusivo, legato al contesto geografico nel quale si inserisce. Coerentemente con questa vocazione, la nuova campagna di comunicazione connette il Mart con il mondo dello sport trentino.
I protagonisti dei video sono quattro giovani atlete e atleti appartenenti a società sportive del territorio: Buonconsiglio Nuoto, House of Boxing, Trentino Cycling Academy e U. S. Quercia.
La campagna è stata ideata e curata dal Mart insieme a Videonaria, casa di produzione trentina specializzata in advertising, corporate e branded content.
Il teaser
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Selezionate per te da Garda OutdoorsLa mostra “Sport. Le sfide del corpo”
A cura di Antonio Calbi, Daniela Ferrari, Mart, Rovereto 1 novembre 2025 – 22 marzo 2026
I numeri:
- 300 opere, oggetti, cimeli, documenti
- 150 artisti
- 8 sezioni tematiche
- 2 curatori
Sono questi gli elementi della grande mostra che il Mart presenta in occasione dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026.
A cura di Antonio Calbi, direttore dell’Istituto italiano di cultura a Parigi, e Daniela Ferrari, curatrice del Mart, Sport. Le sfide del corpo è un viaggio lungo due millenni attraverso la storia dell’arte, alla ricerca delle opere che celebrano lo sport. Al centro: il corpo; le sue performance, le fatiche e le vittorie, ma anche i fallimenti, le fragilità, l’umanità.
Dal 1 novembre 2025 al 22 marzo 2026 a Rovereto.
Attraverso centinaia di opere d’arte e materiali d’archivio la mostra Sport. Le sfide del corpo indaga come le arti visive abbiano rappresentato il corpo nella pratica sportiva.
Seppur con significativi richiami all’antichità e alla nascita dei miti, il progetto insiste con particolare attenzione sulla produzione moderna e contemporanea.
Una nutrita selezione di capolavori appartenenti alle Collezioni del Mart dialoga con prestigiosi prestiti provenienti dalle maggiori collezioni pubbliche e private, come il Castello Sforzesco di Milano – Gabinetto dei disegni, il Museo del Novecento di Milano, il Museo Novecento di Firenze, il Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno, il Polo Museale della Sapienza Università di Roma, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – Collezione di arte contemporanea della Farnesina.
Il percorso espositivo è arricchito anche da documenti, oggetti, trofei, fotografie, illustrazioni, pubblicità, secondo quella prospettiva multidisciplinare che da sempre caratterizza il Mart.
8 le sezioni tematiche: Le origini, Corpo a corpo, In squadra, Oltre il limite, Nell’acqua, Corpi volanti/corpi danzanti, Correre, Al freddo.
300 opere di 150 artisti
Attraverso le opere di 150 artisti, in un viaggio che parte da lontano, la celebrazione del corpo muta attraverso i secoli. Dalle figure classiche rappresentate in sculture, vasi, piatti e oggetti dell’antichità, si arriva a quelle moderne e contemporanee sulle tele, nelle grafiche, nei video e nelle fotografie del XIX e del XX secolo.
Le opere raccontano di come, sin dall’antichità, l’atleta sia una figura di rilevanza sociale, eroe in connessione con gli dèi nella Grecia antica, e nuovo idolo in competizione con i divi del cinema e della musica per tutto il Novecento e nella contemporaneità.
I corpi in movimento e in azione fotografati da Eadweard Muybrudge e quelli statuari e vigorosi di Robert Mapplethorpe si alternano a quelli dinamici e più astratti di Umberto Boccioni, ma anche a quelli meno eroici, come il lottatore acefalo di Marino Marini che rifugge dall’esaltazione retorica della forza e del vigore.
In una prospettiva contemporanea, la mostra suggerisce che il corpo non sia solo strumento per fissare nuovi primati o per eseguire performance straordinarie. La competizione implica tensioni, fisiche ed emotive, e contrapposizioni, tra perfezione e cedimento, record e limite.
Se lo sport è fenomeno di massa per eccellenza, l’arte ha certamente contribuito all’iconografia del mito.
Dal “discobolo” di Mirone alle leggende contemporanee, la mostra evidenzia come il racconto del corpo nella performance sportiva abbia definito la nascita di eroi ed eroine, siano essi atleti o lottatori classici o icone del presente.
L’antichità riverbera per esempio nelle celebri fotografie che Mimmo Jodice ha scattato nei primi anni Novanta al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, o nei lottatori protagonisti della scultura Intervallo di Giulio Paolini (1985).
Decisamente contemporanee sono le atlete del Team Olimpico Statunitense ritratte dal fotografo Fabrizio Ferri. Sua l’opera scelta come immagine guida della mostra. Nello scenario surreale del deserto Mojave, in California, una saltatrice supera un ostacolo che non c’è. La fotografia appartiene alla serie ERA (1995), dea alla quale erano dedicati i Giochi Erei, le prime competizioni femminili che si svolsero a Olimpia a partire dal VI secolo a.C.
Nello spazio sportivo emergono tanto l’individuo, quanto il corpo collettivo o politico.
In mostra sono presenti i giochi di squadra, nelle opere di Massimo Campigli, Renato Guttuso, Annette Lemieux, Maurizio Cattelan o nelle fotografie che documentano la passione di Pier Paolo Pasolini per il calcio; le gare di atletica, nelle numerose fotografie d’epoca provenienti dagli Archivi Alinari o nella Stella di giavellotti di Gilberto Zorio; la lotta, il pugilato, il tiro con l’arco, il volo e lo sci.
E ancora, le pratiche nelle quali il gesto si fa arte: i tuffi, il nuoto, la danza. I tuffatori nelle tombe antiche, quello futurista di Thayaht e quello monumentale di Mario Ceroli dialogano con i tuffatori moderni ripresi da Nino Migliori e con quelli contemporanei che oggi popolano le piscine del Foro Italico di Roma nelle opere di Isabella Balena e di Marzia Migliora, ma anche con il “nuotatore” di Studio Azzurro e con pattinatrici, ballerine e danzatrici, da Giannina Censi a Roberto Bolle.
Se è nel linguaggio coreutico che il movimento atletico è estetica, l’intera mostra è una ricerca sulla composizione visiva nella figurazione del moto sportivo.
Nella corsa contro i limiti, non mancano le automobili di Tullio Crali e Mimmo Rotella, le biciclette di Fortunato Depero, Mario Sironi, Ugo Nespolo, Titina Maselli, fino al concettuale Tentativo di volo di Gino De Dominicis. Ma anche le arene, le piste di atletica, i campi di gioco e gli stadi come nel video di Grazia Toderi.
Dedicata agli sport invernali l’ultima sezione di mostra approfondisce il rapporto con il turismo e la promozione dei territori alpini. Ma se i manifesti di Marcello Dudovich hanno un sapore vintage, la grande fotografia di Walter Niedermayr suggerisce una riflessione sui temi del presente, dall’iperturismo alla relazione con la montagna.
La ricerca dei curatori include anche preziosi documenti provenienti dall’Archivio del ’900 del Mart e dalle raccolte della Fondazione Alinari per la Fotografia, oltre a costumi, reperti, materiali.
Alcuni oggetti appartenuti o utilizzati dai miti dello sport assumono quasi lo status di cimeli. È il caso, per esempio, delle biciclette di Gino Bartali (vincitore del Giro d’Italia nel 1936, 1937, 1946 e del Tour de France nel 1938, 1948), Fausto Coppi (vincitore del Giro d’Italia nel 1940, 1947, 1949, 1952, 1953 e del Tour de France nel 1949, 1952), Gastone Nencini (vincitore del Giro d’Italia nel 1957 e del Tour de France nel 1960) e la bicicletta con cui Francesco Moser il 23 gennaio 1984 a Città del Messico batte il record dell’ora superando il muro dei 50 chilometri. Esposti anche un pallone da calcio degli anni Trenta, così diverso dai palloni utilizzati oggi; capi di abbigliamento tecnico realizzati da Missoni; il costume che Carla Fracci indossò per danzare La Sylphide nel 1983 e il costume di Arlecchino che Ferruccio Soleri ha vestito per più di 60 anni, entrando nel Guinness dei Primati come l’attore che più di tutti ha recitato lo stesso ruolo per una vita intera.
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