WWF: “Il Garda non è una piscina, ma un malato che facciamo finta di non vedere”

LAGO DI GARDA - Dietro lo slogan delle “acque eccellenti”, il Garda è un ecosistema in crisi. Si investe in turismo e immagine, ma non in salute. Il WWF denuncia l’inerzia delle istituzioni.

È un appello accorato in difesa dell’ecosistema gardesano quello lanciato da Paolo Zanollo, referente gardesano del WWF Bergamo Brescia. Lo riportiamo integralmente.

«Sentir parlare di “acque eccellenti per la balneazione” viene spesso usato come slogan rassicurante. Ma diciamolo chiaramente: balneabilità non significa buona salute del lago. La letteratura scientifica – quella seria, non le brochure turistiche – ci dice che il Garda è in sofferenza, ecologicamente compromesso e trascurato da decenni. È messo meglio di altri laghi italiani, sì, ma questo non lo rende un ambiente in equilibrio: semplicemente sta cedendo più lentamente.

Chi continua a parlare di eccellenza fa un’operazione di maquillage linguistico. Perché il punto non è se ci si può fare il bagno, ma cosa sta accadendo sotto la superficie. E qui iniziano i problemi veri, quelli che non compaiono nei post promozionali o nei discorsi istituzionali.

Il problema n.1 non è il clima: è l’inquinamento di casa nostra

Si parla solo dell’aumento delle temperature, e certo, il cambiamento climatico pesa. Ma il primo grande nemico del Garda è ancora un sistema fognario indegno di un territorio turistico.

Siamo nel 2025 e ci sono ancora comuni che non hanno separato acque nere e acque bianche. Questo significa che ogni giorno entra fognatura con sostanze e materiali tossici e insalubri direttamente nel lago e con casi di pioggia importante la quantità che entra nel lago è maggiore e incalcolabile, come il danno che crea. È inaccettabile. È vergognoso. E soprattutto è taciuto.

Intanto si spendono milioni in lungolaghi, passerelle, piazze vetrina e promozione turistica. Ma mettere mano alle fognature? Non fa notizia, non porta consenso, non si inaugura con un taglio di nastro.

Inquinanti invisibili e dimenticati: ma sono ancora lì

Nel Garda ci sono ancora PCB e diossine. Non se ne parla, quindi per molti non esistono. Ma la scienza ci dice il contrario: sono inquinanti persistenti, tossici, bioaccumulabili, e non scompaiono solo perché nessuno li nomina più.

A questo si aggiungono le microplastiche, ormai rintracciate in tutta la colonna d’acqua. Piccole, invisibili, onnipresenti.

Record di specie aliene: un lago trattato come un acquario aperto

Il Garda detiene un triste primato europeo per presenza di specie aliene invasive (ne abbiamo scritto qui). Specie introdotte dall’uomo, volutamente o accidentalmente, che stanno alterando gli equilibri ecologici e soppiantando la fauna autoctona.

Ma anche questo non entra mai nella narrazione ufficiale. Troppo complicato da spiegare, troppo scomodo da affrontare.

Un lago non è un business plan

Il Garda è trattato come una piscina pubblica, un parco divertimenti galleggiante, una vetrina da vendere al turismo di massa. La logica è: deve produrre ricchezza, deve portare visitatori, deve alimentare eventi, cantieri, pubblicità. La salute dell’ecosistema? Marginale. Rimossa. Non redditizia.

Eppure un lago non è un bene economico. È un organismo vivente, complesso, naturale. E se lo riduciamo a scenografia, prima o poi collassa. Lo dice la scienza, non l’emotività.

Istituzioni, è a voi che si sta parlando

Non serve sensibilità: servono scelte. Non serve marketing: servono responsabilità. La politica locale, regionale e nazionale deve prendere atto che lo stato del Garda non è un’invenzione ambientalista, ma un dato di fatto. Continuare a ignorarlo è negligenza, quando non complicità.

Chi amministra questo territorio deve decidere se vuole passare alla storia come chi ha protetto il lago o come chi lo ha svenduto per ragioneria e consenso.

Il Garda non sta bene, e dirlo è un dovere

Il Garda non è solo turismo, non è solo ricchezza, non è solo immagine. È un ecosistema che sta chiedendo di essere ascoltato, rispettato e salvato. Non servono conferenze stampa, ma infrastrutture serie. Non servono eventi, ma volontà e pianificazione. Non servono slogan, ma coraggio politico.

Continuare a ignorare il problema – conclude Zanollo – non lo farà sparire. Ma farà sparire il lago».

 

 

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