Alberi abbattuti: il legname resti in Trentino

TRENTINO - Tutti d’accordo su una cosa. Il legname a terra, colpito dalla furia del vento, deve essere valorizzato nell’ambito della filiera trentina. E’ quanto emerso dalla nuova riunione, tenuta ieri pomeriggio, della task force convocata dal Dipartimento Territorio, agricoltura, ambiente e foreste della Provincia.

Come affrontare il cataclisma che ha colpito circa 7000 ettari del patrimonio boschivo trentino, lasciando a terra 2 milioni di metri cubi di alberi?

Se ne occupa un gruppo di lavoro che coinvolge i proprietari forestali, Consorzio dei Comuni, le Asuc, Magnifica Comunità di Fiemme e Regola Feudale di Predazzo, il sistema delle imprese e i liberi professionisti del settore forestale, con l’obiettivo di condividere le varie azioni da mettere in campo nel più breve tempo possibile nell’ambito di un approccio di sistema. Presenti anche i rappresentanti della Sezione Legno di Confindustria, dell’Associazione dei proprietari forestali privati e della Camera di Commercio e Habitech.

“Vogliamo impostare un percorso condiviso – ha detto il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, intervenendo alla riunione insieme al presidente del Consorzio dei Comuni Trentini Paride Gianmoena – che possa garantire tutte le parti in causa, perché questa sarà la sfida più difficile che dovremo affrontare nel medio e lungo periodo”.

Come ha evidenziato il dirigente generale del Dipartimento, Romano Masè, che ha relazionato sullo stato dell’arte, è quanto mai necessario entrare in una fase operativa, nella quale venga definito il ruolo di tutti i soggetti coinvolti, per affrontare con tempestività la pianificazione urgente delle azioni necessarie, che vanno dal ripristino della viabilità forestale al recupero della biomassa legnosa, fino alle attività di ricostruzione dei popolamenti forestali distrutti dall’evento. Fra le questioni più importanti da affrontare nell’immediato, quella di semplificare le procedure amministrative. In questo senso dovrebbe arrivare a breve un decreto del Capo dipartimento della Protezione civile nazionale, Angelo Borrelli, che potrebbe eventualmente essere integrato da un decreto del presidente Fugatti.

Tema centrale della partita, da tutti auspicato, quello di agire in una logica di filiera. Nei prossimi giorni si terrà un incontro con i comuni al fine di verificare l’ipotesi, emersa nel corso della riunione, di privilegiare il recupero del legno caduto rispetto alle attività ordinarie di prelievo.

Al centro della discussione alcune criticità, come quella di trovare imprese che possano cominciare a lavorare al più presto e quella di reperire i piazzali dove portare il materiale raccolto. Fra le notizie positive, è emerso invece il fatto che gli alberi abbattuti, quanto meno quelli che mantengono un radicamento al terreno, possano conservarsi per un certo tempo senza che ne venga intaccata la qualità del legno.

Vi è stata una condivisione di massima di quanto fatto fino ad oggi, con l’impegno e l’appello da parte di tutti, ad agire in maniera sinergica, affinché il legname colpito resti in Trentino, sviluppando anche dei progetti innovativi che possano farne crescere il valore aggiunto.

Il tavolo foreste.

 

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