Alborella: divieto di pesca prorogato fino al 2023

LAGO DI GARDA - Le Regioni prorogano per altri tre anni il divieto di pesca delle alborelle, specie ormai quasi scomparsa dal lago di Garda. E' un divieto che viene rinnovato dal 2011 nel tentativo di salvare la specie.

Nei giorni scorsi la Giunta regionale veneta ha disposto  il divieto di pesca della specie alborella dal 1° luglio 2020 al 30 giugno 2023.

“La misura di conservazione, adottata in accordo con la Regione Lombardia e la Provincia Autonoma di Trento – spiega in una nota l’assessore regionale alla pesca  –  si è resa necessaria per far fronte al drammatico calo di questa specie registrato negli ultimi vent’anni. Alla fine del secolo scorso, l’Alborella era una specie di notevole importanza per la pesca professionale del Lago di Garda. Tuttavia, una serie di fattori, intervenuti simultaneamente, hanno comportato la quasi totale scomparsa dell’Alborella in pochi anni, riducendola a pochi piccoli nuclei localizzati non sufficienti a garantire il mantenimento di una popolazione significativa sull’intero bacino lacustre”.

 

 

L’alborella

L’Albusnus alburnus alborella (De Filippi, 1884) o Alburnus alborella (Bonaparte, 1841) è un piccolo pesce delle dimensioni massime di 20 centimetri per 20 grammi di peso e dall’età media di 5 anni, riconoscibile per la forma allungata e sottile, la colorazione verdastra con riflessi argentei su fianchi e dorso, il ventre bianco, la coda a “V” e la bocca reclinata verso l’alto.

Da sempre presente nel bacino del Benaco, rappresentava fino a pochi anni fa una considerevole fonte di reddito e sostentamento per le popolazioni locali. Le sue carni sono ottime e si prestano ad essere fritte o conservate in carpione ed hanno un notevole valore commerciale. La sua pesca professionale si pratica con reti volanti o di circuizione, mentre quella dilettantistica con canna ed esca o bilancia.

 

Inoltre l’alborella ricopriva un ruolo fondamentale nella catena alimentare del lago, essendo sia predatrice che preda, ed essendo stata presente in grande quantità. In entrambi i sessi la maturità sessuale viene raggiunta tra il primo e il secondo anno di età, perciò il ricambio generazionale risulta rapido. Questo può rappresentare un vantaggio se si considera la capacità di ripresa di una specie così soggetta a predazione da parte di altre specie ittiche e volatili e target di pesca anche intensiva, ma è probabilmente la causa del suo rapido declino nel Garda, nel momento in cui è intervenuto qualche fattore a interrompere i suoi regolari ritmi biologici.

Bisogna inoltre considerare la sua sensibilità a svariate patologie sia batteriche che virali, nonché all’infestazione da parte di vari parassiti (vermi trematodi e cestodi, elminti).

Nel lago di Garda l’alborella si vede da sempre in competizione con l’agone in quanto a spazio e dieta, e il calo di popolazione della prima ha comportato in questi ultimi anni un sensibile picco demografico in positivo del secondo. Anche la pesca si è quindi di conseguenza convertita a una pressione maggiore sulla specie maggiormente presente, sballando ulteriormente gli equilibri.

La specie ha subito un vertiginoso calo nelle acque del Garda alla fine del secolo scorso, del quale le cause sono state solo supposte. Probabilmente una serie di fattori intervenuti simultaneamente hanno comportato la quasi totale scomparsa dell’alborella in pochi anni, riducendola a pochi piccoli nuclei localizzati.

In passato, e fino agli anni ’90, si pescavano fino a 900 quintali di alborelle ogni anno. Oggi la quantità di pescato è prossima allo zero.

 

Possibili cause del decremento delle popolazioni del Garda

Le cause del decremento della specie in esame nel bacino del Garda possono essere molteplici e probabilmente hanno più o meno tutte contribuito al declino della specie:

  • Alterazioni ambientali delle zone di frega (cementificazioni e creazione di porti, spiagge, passeggiate)
  • Disturbo sui letti di frega rimanenti (turismo balneare e movimentazioni di acqua causati da imbarcazioni e altre attività antropiche)
  • Immissioni di sostanze inquinanti (varie provenienze) e atte ad abbattere la carica microbica (cloro)
  • Incremento delle fioriture algali con successiva sedimentazione (soffocamento delle uova)
  • Intensa predazione (uccelli ittiofagi e distruttori di uova, pesci, …) e pesca (prelievo eccessivo di riproduttori)
  • Competizione con specie ittiche alloctone di nuova introduzione (persico sole, persico trota, …)

 

 

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