Giuseppe Orefici, la scomparsa di una leggenda!
BRESCIA - Giuseppe Orefici, archeologo bresciano con all’attivo scavi e indagini su tutto il pianeta, è scomparso lo scorso 27 giugno nella sua casa di Brescia, assistito dalla moglie Elvina e dalla figlia Sarah.
Giuseppe Orefici, 79 anni, e si è arreso a un male terribile dopo avere resistito testardamente fino all’ultimo, sempre accudito dai suoi cari.
Per dire: era rientrato dal Perù lo scorso gennaio, dopo quello che lui sapeva bene che sarebbe stato il suo ultimo scavo, a fine 2024. In quella circostanza fu raggiunto da parecchi amici (ormai un po’ avanti anche loro negli anni, come lui) che avevano voluto essere presenti nonostante a quelle latitudini in dicembre la temperatura vada ben oltre i 40° durante il giorno.
Ci si trova nel deserto meridionale del Perù, nella zona di Cahuachi vicino alla città di Nazca, nota per le sue misteriose “linee”.
Archeologo noto in tutto il mondo
Archeologo noto in tutto il mondo, Orefici era socio dell’Ateneo di Brescia e aveva conseguito il Premio Brescianità nel 2011. La sua attività e la sua persona vennero allora presentate dal giornalista Massimo Tedeschi.
Laureato in Architettura, Orefici non era inquadrabile facilmente a causa del suo estro, dei suoi interessi e, giova ricordarlo, delle sue caratteristiche. Tra le particolarità evidenziava un grande amore per i gattini.
Aveva lavorato in gioventù su qualche edificio in città, prima di dedicarsi al recupero della zona delle cave a Botticino per il ripristino del paesaggio. Nel frattempo, ancora giovane, aveva avuto un approccio artistico appassionandosi di scultura in bronzo. Una Vergine, opera sua, si trova ancora oggi vicino all’altare della chiesa di Santo Stefano, alla Bornata, in città.
Il salto nel mondo misterioso e affascinante dell’Archeologia è datato mezzo secolo fa e la sua fenomenale esperienza si è distribuita sul terreno e attraverso pubblicazioni e conferenze che ha tenuto un po’ ovunque.
Docente a Roma e alla Sorbona, mezza dozzina di Lauree Honoris Causa all’attivo, aveva insegnato anche a Brescia nell’Istituto Musicale “A. Venturi”, chiamato da un altro grande intellettuale bresciano: il Professor Renzo Baldo che “mi trasmise l’amore per la letteratura ispanica” confessò l’archeologo. Orefici incontrò un paio di anni fa un gruppo di questi suoi studenti bresciani di cui era stato insegnante appena ventenne.
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Persona cordiale e schietta, aveva una sterminata rete di conoscenze e si divertiva a mettere sul tavolo le fotografie di incontri con personaggi assai noti.

I rapporti con l’antropologo norvegese Thor Heyerdahl
Un esempio è rappresentato dai suoi incontri con il norvegese Thor Heyerdahl, l’antropologo che sosteneva che l’Isola di Pasqua fosse stata raggiunta via mare partendo dalla costa del Perù. Per dimostrarlo ideò una traversata dell’Oceano Pacifico a bordo di una piccola imbarcazione con partenza dal porto del Callao, a Lima. L’impresa “folle” riuscì e ne venne tratto un film “Kon-Tiky”.
Heyerdahl si recò più volte in visita a Orefici, nel deserto di Cahuachi. Si presentava in sahariana, inappuntabile, come un lord mentre il bresciano era in abito da lavoro permanente. “Ogni volta che lo vedevo spuntare mi abbracciava e poi mi presentava la sua …ultima moglie. Me ne ha presentate quattro o cinque”.
“Jusepe” (come lo chiamavano in Perù) la pensava diversamente da Heyerdahl. Per lui i primi abitanti dell’Isola di Pasqua provenivano dall’attuale Vietnam, attraverso le Samoa. Quando facevano conferenze congiunte ciascuno sosteneva la sua teoria e poi andavano assieme a cena.

Il Museo Antonini a Nazca
Orefici a Nazca ha fondato il Museo Antonini, grande, bello e molto sapientemente organizzato. Il problema è che la città, a meridione del Perù, è fuori dai circuiti turistici e non è dotata di aeroporto, pertanto le sue potenzialità sono poco sfruttate proprio per la difficoltà di raggiungere il sito.
Servono sette o otto ore di bus sulla Panamericana, la spina dorsale stradale che partendo da Panama arriva a Santiago del Cile.
Scavi e ricerche in tutto il mondo
Tra i colleghi italiani era particolarmente legato al paletnologo Emmanuel Anati, che ha dedicato molti anni della propria esistenza alle incisioni rupestri in Valcamonica.
Orefici ricordava spesso la sua esperienza in Irpinia, dopo il terremoto del 1980, e le minacce che aveva ricevuto per l’ostinazione messa in campo nel tutelare opere d’arte ed edifici.
Dopodiché fece il grande balzo verso il deserto algerino, la foresta brasiliana. Seguirono e si inframmezzarono gli scavi in Bolivia e quelli in Nicaragua, alcuni anni dedicati all’Isola di Pasqua seppure non in misura totale. E poi Cuba, Messico, Guatemala, Colombia, Cile.
Una delle sue passioni erano i geoglifi: ne scoprì ovunque e catalogò (con la moglie Elvina, vero …computer di razionalità nel lavoro) quelli della chiesa di S. Jeronimo, nella città di Cuzco: un’infinità.

Una vita dedicata alla cultura Nazca, a sud del Perù
Infine la scelta della vita, maturata quarantacinque anni orsono, quando decise di indagare sulla cultura Nazca, a sud del Perù. Qui Orefici ha trasformato Cahuachi da sconosciuta plaga di deserto a uno dei siti archeologici più rilevanti del Sud America.
Chilometri quadrati di scavi, in parte conclusi, in parte programmati, in parte tutti da organizzare se mai sarà possibile a qualcuno. Nel frattempo ha portato alla luce una piramide, poi un’altra, muri a secco e camminamenti, ha scoperto materiale in quantità innumerevole, specialmente tessuti e ceramiche, ha ricostruito momenti di vita e tradizioni di una civiltà che si era imposta prima di quella inkaica, tra il 400 avanti Cristo e il 400 dopo Cristo. Una civiltà millenaria in pieno deserto, raccontava, distrutta da qualcosa di incredibile: un’alluvione.
Parte del materiale recuperato è stato prestato per mostre che sono state tenute in Cina e in Giappone, Spagna e Italia.

Il docu-film di Petra paola Lucini su di lui e i suoi scavi
Socievole, disponibile, educato e sempre molto preparato, Giuseppe Orefici ha rilasciato interviste a giornali e televisioni di tutto il mondo, dai titolati Discovery Chanel alla BBC, da Raistoria al National Geographic, ma sempre pronto anche con realtà meno note.
Quando la regista Petra Paola Lucini gli chiese una consulenza per girare un docu-film su di lui e i suoi scavi, coadiuvata da Giovanni Solari, Orefici non ebbe alcuna perplessità e si mise a disposizione senza alcuna difficoltà.
E così Lucini creò “Cahuachi, labirinti nella sabbia”, un prodotto che Orefici definì con due semplici aggettivi: bello, fresco.
Una sintesi chiara e breve, come era nella sua natura, quella di uno scienziato e di un uomo che non vedeva mai la fine del libro. Fino a un mese fa, con l’ultima pagina rimasta in bianco.
Bruno Festa

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