La giusta misura del turismo: quale futuro è auspicabile?

BRESCIA – Il futuro del turismo e i rischi dell'overtourism al centro di un convegno organizzato dall’associazione Giovani per un Progetto.

Nel pomeriggio di giovedì 10 aprile, si è svolto un convegno per analizzare, con l’aiuto di ospiti esperti nel settore, il fenomeno del turismo nella realtà bresciana, trattando delle prospettive di crescita e delle problematiche ad esso correlate. Ad organizzare l’incontro l’associazione Giovani per un Progetto, un organismo di coordinamento costituito da giovani under 45, impegnati nelle realtà professionali e imprenditoriali del bresciano, che hanno come scopo la promozione dei valori del lavoro e dell’imprenditoria giovanile nella società civile.

 

I relatori

Tra i relatori, presenti professionisti appartenenti alle associazioni di categoria: Alessandro Fantini, in rappresentanza di Federalberghi Brescia e Andrea Maggioni, Coordinatore di Confesercenti per la zona del Garda e Vicepresidente di Visit Brescia, l’ente di Camera di Commercio impegnato nella promozione turistica di Brescia e della provincia.

Sono intervenuti durante l’incontro anche Matteo Bonazza, direttore generale di Progetto Turismo, società di consulenza che affianca privati e istituzioni nella creazione di progetti di promozione turistica del territorio, e Stefano Karadjov, dal 2019 Direttore della Fondazione Brescia Musei. Ad aprire i lavori, l’intervento di Elena di Raco, responsabile dell’Ufficio Studi di ENIT Spa, società in house del Ministero del Turismo, impegnata nella promozione dell’offerta turistica italiana.

I relatori.

Turismo in crescita del 3,3% all’anno in tutto il mondo

Il primo dato, emerso fin dalle battute iniziali del convegno, è quello del costante aumento delle presenze turistiche da oggi ad almeno il 2030. A fronte di turbolenze internazionali, sia di tipo economico che geopolitico, la proiezione delle presenze turistiche al prossimo lustro continua a mostrare il segno positivo: l’UNWTO (l’Organizzazione Mondiale del Turismo, Ente delle Nazioni Unite) stima una crescita del 3,3% all’anno in tutto il mondo, con un numero di persone che si metteranno in viaggio per turismo prossimo ai 1.8 miliardi di unità, il 41% dei quali raggiungeranno l’Europa.

Dati senza dubbio confortanti per realtà, come quella bresciana, che hanno fatto dell’ospitalità turistica e dell’accoglienza di visitatori uno delle voci più importanti della propria economia. Numeri che, però, sono anche portatori di effetti fortemente negativi per i territori – e le comunità che in essi vivono e operano – investiti da flussi turistici di ampia portata, che risultano potenzialmente capaci di compromettere la qualità della vita e delle relazioni sociali di una comunità.

 

Overturism e contromisure

Non a caso, un tema ampiamente trattato nell’ambito della conferenza è stato il fenomeno del cosiddetto “overturism” – o eccesso di turismo. Netta la presa di posizione dei relatori su questa tematica: i flussi turistici devono essere adeguatamente governati e pianificati; in questo senso, spesso ciò che viene classificato come overturism altro non è che una concentrazione di visitatori in un territorio abbastanza ristretto e per un periodo di tempo limitato, che causa una diminuzione della qualità della vita dei residenti e un peggioramento anche della godibilità dell’esperienza per i visitatori.

Ciò che occorre è una governance che gestisca questi turisti, attuando ragionamenti che coinvolgano tanto la pianificazione del territorio che la progettualità turistica in senso più ampio. I relatori sono stati concordi nel riconoscere che le principali cause della cattiva gestione dei flussi turistici sono la mancanza di una strategia promozionale adeguata da un lato e gli insufficienti investimenti sul territorio dall’altra; entrambe situazioni che, spesso, sono causate dalla scarsa capacità di pianificazione da parte delle istituzioni pubbliche.

 

I rischi di un disequilibrio tra visitatori e residenti

Il rischio sotteso a questi ragionamenti è di essere inefficaci nel gestire degli squilibri che creano un massiccio afflusso di turisti: un disequilibrio tra visitatori e residenti mette a rischio l’anima sociale dei territori, causando la potenziale espulsione degli stessi residenti.

Questo può, alla lunga, portare ad una desertificazione del tessuto commerciale e sociale, con grave danno per i territori e per gli abitanti.

Il paradosso è che l’effetto più immediato di tutto ciò altro non è che una perdita di quei legami di comunità che, insieme alla bellezza dei luoghi, costituiscono il principale motivo di attrattività per i nostri territori: come è stato sottolineato nel dibattito, se “l’Identità” di un luogo viene meno, nulla impedisce che esso venga replicato altrove.

Ciò che ha fatto il successo dell’Italia – in generale – e della nostra provincia – in particolare – è l’unicità del nostro “essere”, del nostro stile di vita e del modo di approcciarsi al mondo: un patrimonio immateriale immenso che, unito ad una sterminata ricchezza paesaggistica e culturale, attira da secoli i visitatori nel nostro Paese.

In conclusione, un tema rimarcato con forza dai relatori intervenuti è stato la necessità di fare rete, facendo sì che i turisti, gli operatori commerciali, gli albergatori, i cittadini e le istituzioni pubbliche possano cooperare, ognuno nelle proprie competenze e nei rispettivi ruoli, per attuare una efficace pianificazione dell’offerta turistica, che abbia ricadute positive per i territori e per coloro che li abitano.

 

 

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