Il Mago del Cremlino svela le origini di Putin (Jude Law)

In programmazione anche nelle sale del Garda il film di Oliver Assayas che racconta l’ascesa al potere di Vladimir Putin dal punto di vista del suo spin-doctor.

Nel Bresciano il film è in programmazione alla Oz, al Moretto e alla King. Ce ne parla Camilla Lavazza.

 

Trama

La vita di Vadim Baranov (ispirato ad un personaggio reale) raccontata da lui stesso: dopo essersi cimentato con il teatro d’avanguardia e poi con la TV, scopre la sua vera vocazione, la politica, vissuta dietro le quinte, da “eminenza grigia”.

Sarà lui che, nell’atmosfera rampante della Russia anni ’90, inseguendo l’amore sfuggente della bella Ksenija e appoggiato dal potete Oligarca Berezovskij, che si illude di poter creare un Presidente da manovrare a piacimento, diventerà lo sping doctor di un ambizioso funzionario dell’FSB, Vladimir Putin.

 

 

Critica

La prima volta che incontriamo il protagonista del film, Baranov, lo vediamo nella sua dacia, sprofondata in mezzo ad una sterminata foresta innevata, circondato da un lusso solido ma non sfacciato, avvolto da una calma impenetrabile che incute l’automatico rispetto che si prova in presenza di un potere che non ha bisogno di essere ostentato.

Paul Dano, con il suo volto così particolare, da cui traspare una calma glaciale, aderisce completamente al personaggio, colto, cinico, triste, uno che i preziosi volumi della sua biblioteca non li ha collezionati ma li ha letti davvero, figlio di un funzionario sovietico e quindi da sempre privilegiato, affascinato dalle avanguardie ed innamorato di una donna troppo bella, volitiva e contraddittoria (una stupenda Alicia Vikander).

La sua parabola è quella di una progressiva perdita di ideali e di un crescente desiderio di potere man mano che scopre il suo vero talento, ovvero quello di manipolare l’opinione pubblica utilizzando gli strumenti appresi in teatro e in televisione.

Assayas, che ha scritto la sceneggiatura insieme ad Emmanuel Carrère partendo dal romanzo di Giuliano da Empoli (che a sua volta si è ispirato alla figura di Vladislav Surkov, consigliere di Putin) riesce a maneggiare con equilibrio una trama ad alto rischio senza scadere mai nella caricatura, esponendo i fatti in maniera asciutta (ma senza tralasciare le emozioni, che emergono sui volti in una smorfia fuggevole o in un sorriso rassegnato) e disseminando la storia di dialoghi quasi dostoevskiani.

Tutti i personaggi infatti parlano tra loro scambiandosi battute epiche che, miracolosamente, non appaio mai innaturali, proprio come accade nei romanzi russi, frasi densissime e scambi dialettici filosofici. La stessa “confessione” del “mago del Cremlino” al professor Rowland (la cui funzione è quella di permetterci di penetrare il mondo, così distante, di Baranov) è un lucido monologo che oscilla tra compiacimento e disperazione.

Baranov è il Mago, il grande burattiniere, l’Eminenza grigia, un novello Rasputin seguace di Macchiavelli, che usa la televisione e internet come una “magia nera”, ma è anche un uomo che, se le “sliding doors” del destino si fossero aperte in un altro momento, sarebbe potuto essere forse un artista, un uomo innamorato e un padre sereno. Difficile dire se sia mosso più dal desiderio di riconquistare l’amore, impossibile e sempre sfuggente, del “pianeta Ksenija” o più dalla pura ambizione di essere il manovratore occulto di un immenso popolo come quello russo e di essere “protagonista della realtà”.

La sua figura adombra quella del Presidente Putin (Jude Law, a cui bastano la postura e la camminata per somigliargli in modo inquietante, se poi si aggiunge il ceruleo sguardo di ghiaccio il gioco è fatto): uomo dai gusti piuttosto triviali, certamente non un intellettuale, ma dotato di furbizia ed istinto da non sottovalutare.

Errore, quello di sottovalutarlo, che commette invece l’oligarca Berezovskij (indovinata la scelta di affidare la parte ad un attore shakespeariano come Will Keen) illudendosi di poterlo manovrare come aveva fatto – letteralmente – con il predecessore Boris El’cin, ormai stanco e malato (significativa la scena in cui il Presidente El’cin viene legato con le cinghie per stare dritto davanti alla telecamera).

Il registra è molto attento a cercare un bilanciamento tra i vari aspetti della personalità dello Zar, mostrandolo sempre impenetrabile e alieno, anche quando è intento, come un borghese qualunque, a cuocere la carne sul barbecue.

Accurata la fotografia di Yorick Le Saux che sa passare dalle tinte smorzate di una Russia post-URSS, animate solo dagli abiti pacchiani dei nuovi ricchi, ai colori brillanti della Costa Azzurra e del mare di Soči, che strizzano l’occhio, in qualche scena, all’immaginario dei film di 007.

Molto più di una “bond girl” è invece la figura femminile, la complicata Ksenija, che sfugge allo stereotipo della bella ragazza russa, affascinata dalla ricchezza, in grazia dell’interpretazione malinconica e autoironica di Alicia Vikander che, ingioiellata su un panfilo, fa percepire, con una sapiente pausa nella sua battuta, tutta la sua solitudine e precarietà. Un’opera che, partendo dalle origini della “nuova Russia”, svela i meccanismi del mondo e del potere attuali, in cui i maghi del consenso creano le opinioni come se fossero prodotti qualunque, “indirizzando la rabbia” a loro favore.

Tuttavia, solo il padre morente e la bambina che gioca con il gatto, esclusi da tutto e perciò padroni del proprio tempo, forse possiedono il senso vero della vita che anche il potere più assoluto, che non è altro che solitudine, e quindi vano, non potrà mai ottenere.

Camilla Lavazza

La scheda del film

Titolo originale: Le Mage du Kremlin

Titolo internazionale: The Wizard of the Kremlin

Regia Olivier Assayas

Soggetto Il mago del Cremlino di Giuliano da Empoli

Sceneggiatura Olivier Assayas, Emmanuel Carrère

Interpreti e personaggi

  • Paul Dano: Vadim Baranov
  • Alicia Vikander: Ksenija
  • Jude Law: Vladimir Putin
  • Will Keen: Boris Berezovskij
  • Tom Sturridge: Dmitrij Sidorov
  • Jeffrey Wright: Rowland
  • Kaspars Kambala: Aleksandr Zaldostanov
  • Magne-Håvard Brekke: Ėduard Limonov
  • Andris Keišs: Evgenij Prigožin
  • Emmanuel Carrère: intellettuale francese

Fotografia Yorick Le Saux

Montaggio Marion Monnier

Effetti speciali Guillaume Le Gouez, Alain Carsoux

Scenografia François-Renaud Labarthe

Costumi Jürgen Doering

Trucco Frédérique Foglia

Produttori Olivier Delbosc, Sidonie Dumas

Produttori esecutivi Alexandra Abrams, Justin Ardalan-Raikes, Sylvie Barthet, Niraj Bhatia, Lee Broda, Patrick Doherty, Max Kondziolka, Robert K. MacLean, Stuart Manashil, Joel Michaely, Michael Paletta, Thomas Pierce, Jeff Rice, Ian Fulton Roberts, Dean Sansovich, Theodore Shivdasani, Hugh Strange, Scott Weber

Durata 120 minuti

 

 

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