Il lago che verrà: Garda bacino d’Europa

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LAGO DI GARDA – “Il Lago che verrà” è il titolo della tavola rotonda che si è tenuta sabato a Gardone Riviera, presso la Comunità del Garda, nell’ambito degli eventi per i 450 anni dell’Ateneo di Salò.

Introdotta da Giovanni Gregorini, docente all’Università Cattolica di Milano, con un excursus su “Le prospettive della storia”, e coordinata da Massimo Tedeschi del “Corriere della Sera” di Brescia, era l’occasione per ragionare sul futuro del Benaco,  prendendo le mosse dalla storia.

Il futuro del lago è diventare “il lago d’Europa”, ma perchè questo accada, il Benaco abbia un’unica identità territoriale e l’offerta turistica sia adeguata alle esigenze del pubblico di oggi e degli anni a venire, occorre che tutte le forze, pubbliche e private, siano coordinate.

“In un’area che è, insieme alle Dolomiti,  una delle due destinazioni più importanti d’Europa, dove in un raggio di 100 km. intorno a Gardone si trovano i 12/13 campi di golf più belli del continente, bisogna che le amministrazioni siano più attente alla difesa del territorio che agli oneri di urbanizzazione. Non ci sarà futuro se non si mette uno stop alla cementificazione e al consumo del suolo.” Lo sostiene Paolo Rossi, presidente della Federalberghi Lombardia, che aggiunge: “Non c’è bisogno di nuovi alberghi, ma di interventi di ristrutturazione e conservazione. E di migliorare le comunicazioni. Non si capisce ad esempio perché le vie d’acqua non vengano utilizzate dai residenti, come avviene sul lago di Como o su quello Maggiore. Organizziamo imbarcazioni leggere, con orari frequenti che permettano collegamenti rapidi: si risolverebbe anche il problema della Gardesana”.

Gli fa eco Tino Bino, Docente all’Università Cattolica di Brescia: “Il turismo è un prodotto che si vende sul mercato, il Garda è un prodotto con scarsi concorrenti a livello mondiale, ma “maturo”: ha quindi bisogno di attente cure, di investimenti e di un progetto per tenere il passo con i tempi. Ma gli investimenti in questo campo non danno un ritorno immediato. Un’alternativa al turismo classico potrebbe essere quello dell’housing sociale turistico, un turismo stanziale, considerando che tra la Franciacorta e il Garda, nel raggio di 100 km. si hanno le pensioni più alte del mondo.”

Mauro Parolini, Assessore Cultura e Turismo della Regione Lombardia, sottolinea come siano essenziali le comunicazioni. “La TAV non è da bocciare, non possiamo stare fuori dall’Europa, ma non è obbligatorio fare danni quando si realizzano infrastrutture. Intanto ci sono gallerie sulla Gardesana da ammodernare. Si dovrebbe realizzare la ciclabile del Garda, perchè c’è un gran numero di cicloturisti in Europa. Poi occorre eliminare sovrastrutture e complicazioni nelle procedure. Per utilizzare le seconde case inabitate, in aree in cui sono prevalenti, si può pensare all’introduzione della formula dell’albergo diffuso. Penso anche a far sedere ad un tavolo esponenti dei laghi d’Iseo, di Como, Maggiore e Garda per mettere insieme alcuni servizi e soprattutto la promozione: non è un tentativo di abolire le differenze, ma di armonizzare. Dalla crisi non si esce alzando qualche precaria barriera difensiva: occorre impedire la concorrenza sleale, ma pensare a cambiamenti ed accettare le sfide.”

“In un’area con 450.000 residenti e oltre un milione di frequentatori abituali – sostiene Giorgio Passionelli, Presidente della Comunità del Garda – non abbiamo i servizi che ha una città con questi numeri, le strade e la navigazione sul Garda sono quelli di cento anni fa. Le due sponde non comunicano. Perchè non organizzare insieme un sistema? Come possiamo pensare di essere competitivi se non gestiamo la depurazione e non governiamo i livelli del lago, uno dei più grandi bacini di acqua dolce d’Italia? Stiamo cercando di far riconoscere il Benaco Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, ma qualcuno ne ha paura, perchè teme condizionamenti. Sarebbe invece un meritato riconoscimento e un volano di visibilità, ma anche un sistema con il quale si regolerebbe il territorio per mantenerlo all’altezza degli standard Unesco.”

La conclusione di Marco Bonometti, presidente dell’Associazione Industriali Bresciani, è un invito ad avere fiducia, ma soprattutto a fare fatti; e l’espressione della soddisfazione perchè le aziende bresciane sono riuscite, nonostante le polemiche, nell’intento di  realizzare gratuitamente per l’Expo 2015 l’albero della vita, che si chiamerà “Orgoglio bresciano”. “Teniamo presente che è cambiato il mondo e sono finiti i soldi pubblici. Dobbiamo mettere le imprese agricole, industriali, turistiche, importante volano della nostra provincia, in condizione di fare il loro mestiere; non combattere la ricchezza ma la povertà. Finchè combattiamo la ricchezza non riusciamo a crearla. La priorità è l’impresa che dà occupazione. Ma negli ultimi sei anni sono stati introdotti 629 emendamenti fiscali e non si ha mai certezza di niente: un imprenditore fa una scelta un giorno, due giorni dopo tutto viene cambiato. I nostri rappresentanti al Governo non sanno neanche di che cosa si parla; c’è una enorme distanza tra la politica e la realtà di tutti i giorni. Chi vorrebbe investire non ha fiducia. L’Expo è un’importante occasione per far conoscere le nostre eccellenze, le nostre peculiarità: a Brescia abbiamo fatto sistema per far sapere a chi andrà a Milano che cos’è la nostra città e come si fa a raggiungerla; un lavoro che non deve servire solo per quest’occasione, ma dare continuità.”

L’Ateneo di Salò, promuovendo questa iniziativa, in collaborazione con la Comunità del Garda e con il sostegno degli sponsor istituzionali e privati che lo accompagnano in questo suo percorso di celebrazioni, ha inteso sottolineare il proprio ruolo di promotore di valutazioni e motore di progetti per il futuro di un’area dalle potenzialità rare, che – se non correttamente gestite – rischiano, come purtroppo spesso accade nel nostro Paese, di rimanere sotto-utilizzate. Un ruolo  quindi di custode geloso di un grande passato, ma anche di attento studioso e suggeritore di innovative soluzioni per  gli anni a venire.

tavola rotonda Ateneo
Il tavolo dei relatori della conferenza “Il lago che verrà”.

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