Addio a Valerio Dagnoli. Diede il via alla ricerca sul gene di lunga vita

LIMONE - È morto il 7 dicembre a Milano Valerio Dagnoli, il limonese che senza saperlo diede il via alla straordinaria vicenda dell’Apolipoproteina A-1 Milano, la mutazione genetica che protegge dall'infarto.

Valerio Dagnoli aveva 86 anni e i funerali hanno avuto luogo a Lambrate, dove l’uomo viveva da tempo.

Tutto ebbe inizio nel gennaio del 1974, quando Dagnoli – dipendente delle ferrovie nato a Limone il 4 agosto 1932, figlio di Giovanni e di Adele Fava, emigrato a Milano – si sottopone a una visita medica.

Un normalissimo check-up, che innescò un’infinità di esami che avrebbero portato, nel 1980, a una clamorosa scoperta. «Il referto – raccontò Dagnoli – era impietoso: 421 di colesterolo e 1.820 di lipemia. Così il mio specialista mi comincia a parlare di ricovero. “Ma se non sono mai stato così bene”, gli obietto». Per anni nessuno capisce come mai il sangue di Dagnoli presentasse livelli di colesterolo e trigliceridi altissimi, mentre, inspiegabilmente, cuore e arterie risultavano sanissimi.

Solo alla fine del 1980, dopo innumerevoli esami, il prof. Cesare Sirtori, docente di Farmacologia all’Università di Milano, scopre che Dagnoli non è malato. Tutt’altro: è portatore di una felice anomalia che sembra conferire protezione contro lo sviluppo dell’arteriosclerosi e delle malattie cardiovascolari. La stessa proteina anomala viene trovata nel sangue del padre, del fratello e dei figli di Dagnoli.

Il prof. Cesare Sirtori.

 

Le ricerche si ampliano. Nel 1982 tutti gli abitanti di Limone vengono sottoposti a prelievi di sangue e ad approfondite indagini ematiche. I referti sono strabilianti: un numero notevole di residenti (120 su 900) risulta portatore del gene, che si trasmette per via ereditaria.

Una così radicata diffusione venne spiegata con la consanguineità dovuta all’isolamento che ha caratterizzato Limone per secoli.  

Si scoprirà poi, tramite ricerche d’archivio, che tutti i portatori discendono da un’unica coppia unitasi in matrimonio a metà del Seicento: Cristoforo Pomarolo, nativo di Violo, in provincia di Trento, e Rosa Giovanelli, di Lundo, nelle Giudicarie, sposati a Limone l’11 novembre 1644.

Per uno strano gioco del destino i loro discendenti saranno favorevolmente segnati.

Nel 2012 i bambini discendenti dei portatori vengono sottoposti ad analisi del sangue per aggiornare l’albero genealogico della A-1 Milano.

 

Tutti gli attuali portatori di questa positiva anomalia genetica, che in media viene ereditata da un figlio di portatore su tre, discendono da quella coppia. Gli studi sulla proteina dai punti di vista chimico e biologico sono stati incessanti dal momento della scoperta.

A studiare l’anomalia si sono messi anche gli americani. I figli di Dagnoli sono andati negli Usa per sottoporsi a numerose analisi e i colossi farmaceutici si sono contesi il brevetto del gene.

Intanto a Limone l’elisir di lunga vita è diventato leggenda.

Altre info sulla Alipoproteina A-1 Milano sul sito del Comune di Limone.

Limone sul Garda.

 

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