Il mitico “Cedro di Salò” torna in produzione

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SALÒ – Fin’ora era solo un mito riecheggiato dalla storia. Oggi invece è una bella realtà che pende, gialla e succosa, dai rami di due piante nel vivaio Giacomini, lungo la strada per San Bartolomeo. Parliamo del «cedro di Salò», varietà di origine locale, coltivato fin dal XV secolo sul litorale salodiano e da qui diffusosi in Liguria.

Sul Garda, però, il tipico cedro salodiano, frutto che diede origine alla tradizione liquoristica locale, non cresceva da un pezzo, ovvero da quando, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, l’industria benacense degli agrumi entrò in crisi fino a scomparire, prima per la diffusione della malattia della gommosi e poi per la concorrenza delle regioni meridionali.

Accadde così che sulle rive del Garda non rimase neppure una pianta del mitico cedro benacense. «Un vero peccato», si è detto un giorno il vivaista Tiziano Giacomini, che una quindicina di anni fa si è messo in testa di ritrovare questa cultivar che tutti credevano perduta: «Ho cominciato a cercarlo in Liguria, l’altro luogo, assieme al Garda, in cui era attestata la presenza di questa varietà. Durante le vacanze al mare – ricorda Giacomini – mia moglie andava in spiaggia mentre io battevo i vivai della riviera alla ricerca del cedro di Salò». Che ha caratteristiche ben definite: frutto di pezzatura media e di forma ovoidale irregolare, con un ampio mammellone apicale. La buccia è spessa, con superficie tendenzialmente liscia ma irregolare, molto aromatica; la polpa poco succosa, dal sapore leggermente acido, ricca di semi, suddivisa in 12-14 spicchi.

Nel 2000 la svolta: «Finalmente – racconta Giacomini – individuai due piante della varietà autoctona salodiana». Fu l’inizio di un lungo e complesso lavoro di riproduzione della cultivar: «Abbiamo innestato le marze portate dalla Liguria su alcune piante di arancio amaro. Ci sono voluti 12 anni per effettuare le diverse selezioni che hanno dato origine a due piante di cedro di Salò che si sono adattate perfettamente al clima gardesano e mantengono nel tempo le caratteristiche del frutto». Le due piante oggi disponibili ovviamente non sono in vendita.

Ma l’operazione, che prima ancora dei risvolti commerciali presenta una grande valenza simbolica e promozionale, continua: «Dalle due piante madri – spiega Giacomini – contiamo di ricavare 80-100 nuovi esemplari per dare inizio alla produzione vera e propria. Nel 2015, se tutto va bene, metteremo in vendita, dopo più di un secolo, i primi cedri di Salò». Lo straordinario lavoro di Giacomini ha riscontrato anche l’interesse dell’Istituto Pastori di Brescia, che ha avviato una ricerca sul dna della pianta, ed è seguita con interesse anche dall’assessorato salodiano all’ambiente, guidato da Aurelio Nastuzzo, che spiega: «Il nostro cedro ha dato origine alla liquoreria di Salò e alle rinomate fabbriche che producevano l’acqua di cedro, tra cui la Cedrinca e la Cedral Tassoni (che ancora oggi produce l’apprezzata Cedrata, ndr). Essere riusciti a riprodurlo è un’operazione di grande valore storico».

L’agrumicoltore Tiziano Giacomini mostra il “suo” cedro di Salò.

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