Il turismo dei convegni

LAGO DI GARDA - Secondo un lettore manca una vera politica del turismo: "Si sono persi di vista i problemi reali: speculazione edilizia, sfruttamento dei lavoratori, quantità a discapito della qualità.

Scrive il lettore: «Si sta per riaprire la solita stagione dei convegni sul turismo. Studiosi e accademici considerati esperti del fenomeno turistico (anche senza averci mai “ficcato il naso” o versato una goccia di sudore) sono chiamati da politici e amministratori dei paesi gardesani e da associazioni ambientaliste e federazioni degli stessi in svariati convegni sparsi per il territorio a ripetere ciò che da infiniti anni si sa già sul turismo.

In queste manifestazioni del sapere i partiti e le istituzioni hanno sostituito la politica con giochi da tavola: tolgo i tedeschi e metto gli americani, metto i cinesi e arabi in cambio dei paesi dell’est, mi gioco un docente universitario della cattolica in cambio di un direttore e un segretario del O.T.G. Chi arriva al crocevia “cultura, linguaggi e innovazione” vince un premio di consolazione e una visita guidata al giardino botanico.

Anche questa volta, a sostegno di queste vuote attività, seguiranno comunicati stampa con le solite chiacchiere che ripetono, come sempre, le parole magiche attinte dal linguaggio forbito degli studiosi, per sostenere, sul palco della propaganda politica, la parte di chi “sa”.

Assisteremo anche alle prese di posizione delle associazioni ambientaliste, incapaci di emanciparsi dal ruolo di “comparse” chiamate ad assistere al nuovo passatempo del teatrino politico. Abbonderanno una proliferazione di definizioni: overturism, Gardalanizzazione, destagionalizzazione, biodiversità, natura e cultura, innovazione e sostenibilità, esclusività e responsabilità verso le future generazioni con l’ultima definizione che fa moda arrivata con perfetto sarcasmo, la qualità della vita dei residenti.

Non poteva mancare il “rilancio del sistema turistico bresciano e lombardo” per “dare una spinta in più per il turismo”, che si chiamerà “Garda unico” perché collaboreranno la regione Veneto e il Trentino. Per questi perenni e noiosi slogan le potenti regioni Gardesane utilizzeranno 900 mila euro di “fondi comuni confinanti per progetti strategici”. Grande strategia la pubblicità!

Per chi lavora da una vita nel settore turistico e non appare negli appunti dei relatori e nelle visioni strategiche dei politici, i temi da affrontare sono altri e lontani da ipocrisie finalizzate a cercare di racimolare qualche voto o simpatia.

Rendita e evasione fiscale

Innanzitutto dobbiamo registrare i fallimentari esiti della sostituzione del turismo con la speculazione edilizia da parte di imprenditori interessati a generare capitali dalla rendita. La libertà di cui hanno goduto le imprese concentrate sulla rendita immobiliare, senza alcun argine istituzionale nella maggioranza dei paesi gardesani, ha determinato lo sviluppo di un’economia che non ha niente a che vedere con il turismo.

Ne consegue, fra gli altri effetti collaterali, un’enorme pressione urbanistica che rende necessari investimenti pubblici per strutture e sovrastrutture (per lo smaltimento dei rifiuti, ad esempio) in misura notevolmente superiore alle ridotte esigenze turistiche di una località.

L’economia della rendita scarica costi enormi sulla collettività e rende necessario iper-tassare i redditi medi da lavoro di impresa (anche nel settore turistico), rendendo antieconomico agire in una cornice di legalità: in altre parole, incoraggia un’economia sommersa fondata sull’evasione fiscale.

Mancano lavoratori nel turismo

Dal 2002 con l’avvento della moneta unica, è svanito, come neve al sole, il precario e parziale equilibrio dato dall’antico, ma più sostanzioso, riconoscimento economico in lire ai professionisti del settore che compensava, in modo più rilevante, i loro sacrifici in termini di vita sociale e familiare.

È bastato questo passaggio per creare lavoratori sottopagati rispetto alla professionalità che esprimono e alle ore di lavoro loro richieste. A ciò si aggiungano le nuove strutture turistiche delle piccole “multinazionali tascabili” del turismo che stanno invadendo il Garda, glorificate dai nostri primi cittadini e sponsorizzati dalle “menti” degli onnipresenti relatori ai soliti convegni che scambiano il turismo del lusso con il turismo di qualità.

Questi nuovi “contenitori del lusso” affidano la propria competitività al basso costo del lavoro, e, funzionano come moltiplicatori della propria ricchezza nel più breve tempo possibile. Al contrario, annullano, perché ritenute e una perdita di tempo, le antiche competenze e identità professionali sostituendo i pilastri portanti dell’industria turistica, fondati sulle relazioni tra persone, sulla cultura dell’ambiente e dell’ospitalità, con lo sfruttamento di lavoratori flessibili, arrendevoli, con pochi diritti e facilmente sostituibili.

Questo è il processo che ha favorito la fuga di professionisti alla ricerca di maggiori sicurezze economiche.

 

Il turismo delle presenze in percentuali

Nelle realtà dove hanno prevalso gli investimenti produttivi mirati allo sviluppo turistico del proprio paese e non dall’avidità di gruppi di potere imprenditoriali i problemi sono sostanzialmente determinati dalla paura che si stia perdendo attrattività e si stia esaurendo il modello che ha permesso una crescita costante anche negli anni di crisi.

Tuttavia, le risposte ai timori di avviarsi verso la decadenza, dopo tanti anni di continua crescita, si fondano su opere ingegneristiche scenografiche che attraggono visitatori: la ciclo-pedonale di Limone, costata uno sproposito di denaro pubblico, svolge questa funzione. Nella mente di chi usa il territorio come un proprio giocattolino per incrementare i fatturati altre opere ad “effetto” si staranno verosimilmente progettando: opere superflue come i palloncini appena liberati in aria, belli da vedere finché dura la festa.

Ma la festa finisce, come finisce la provvidenza della spesa pubblica.

 

Innovazione ambientale

In ogni caso dobbiamo sapere cosa vogliamo essere nei prossimi anni. Bisogna scegliere se, da un lato, vogliamo sostenere un modello artificiale del turismo che si ciba della natura e succhia linfa dal benessere dei residenti.

Dall’altro, se invece decidiamo di promuovere iniziative mirate al graduale abbandono delle attività ad alta intensità di presenze e al recupero delle biodiversità. Questa seconda opzione comporterebbe vantaggi importanti in un mondo che sta cambiando sempre più e sta progressivamente indirizzando l’attenzione verso il ritorno alla natura e alla ricerca della qualità.

In ogni caso quello che manca ha un nome e cognome e si chiama politica del turismo».

Fiorenzo Andreoli

 

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