Nero piombo, storia di una strage politica

TOSCOLANO MADERNO - Giovedì 22 la proiezione di “Nero piombo”, il primo film documentario che racconta tutta la storia della strage di Piazza della Loggia. Intervengono la regista Paola Castriota e l'avvocato Andrea Vigani.

Cinquantuno anni da allora.

Ma interesse e inquietudine gravano ancora su Piazza della Loggia.

Per conoscere e capire un appuntamento è in programma a Toscolano Maderno (auditorium Scuole Medie, giovedì 22 maggio, ore 21, ingresso libero) con la presenza di due esperti.

Paola Castriota, giornalista, documentarista e regista del film “Nero piombo” (sottotitolo: “Storia di una strage politica”) mostrerà il suo lavoro, chiaro nella ricostruzione e di grande impatto per la durata di tutti i settanta minuti di proiezione. Dopodiché la stessa regista approfondirà l’argomento.

L’aspetto più propriamente giuridico verrà affrontato da Andrea Vigani, avvocato penalista a Brescia che fa parte del collegio di Parte Civile nei processi per la strage di Piazza della Loggia, che segue dal 2007.

Vigani ha inoltre curato con Liberedizioni “Un lampo di verità – la sentenza per la strage di Piazza della Loggia”, una sintesi della sentenza della corte di assise di appello di Milano nei confronti di Carlo Maria Maggi e di Maurizio Tramonte.

 

Un’occasione per cercare di capire

L’appuntamento toscomadernese, concretizzato dall’Assessorato alla Cultura (titolare è Monica Bombardieri) offre una occasione eccellente per cercare di capire qualcosa in più attorno a questa vicenda intricata e oscura, passata attraverso bombe e depistaggi, processi e servizi segreti in un periodo che se per un verso affondava le sue radici nel clima di violenta rifioritura neofascista, per l’altro registrava una convinta, coraggiosa e massiccia partecipazione popolare per contrastarla.

Nel decennio degli anni ’70 le bombe dell’estrema destra fascista insanguinarono l’Italia colpendo nelle banche, nelle stazioni, sui treni e altrove.

Ma quella che è passata alla storia come “Strage di Brescia” si differenzia perché – scrisse il Giudice Giampaolo Zorzi nella sua sentenza-ordinanza del 23 maggio 1993- c’è qualche “evidentissima caratterizzazione che fa della strage di Brescia, indiscutibilmente, quella a più alto tasso di politicità”.

Per quel 28 maggio, infatti, il Comitato Unitario Permanente Antifascista, presieduto da Ettore Fermi, indisse la manifestazione contro la violenza fascista che tra gennaio e maggio 1974 si accaniva nella nostra provincia.

Aderirono sindacati e forze politiche e della società civile per protestare pacificamente a fronte alla lunga serie di episodi con attentati, bottiglie incendiarie, ritrovamenti di cariche inesplose che avevano come obiettivi le sedi di partiti, sindacati ma anche scuole, negozi, giardini pubblici, polizia.

In città e oltre: Concesio, Lumezzane, Sonico, Leno.

Furono quindici gli episodi violenti.

La quattordicesima esplosione mise fine alla vita di Silvio Ferrari, neofascista eliminato dai suoi. Solo nove giorni dopo ecco il peggiore degli attentati, quello in Piazza Loggia dove si erano ritrovati gli antifascisti di ogni bandiera per protestare contro la crescente violenza nera. Era gente comune che si trovava in una piazza, vale a dire il luogo naturale di incontro tra cittadini liberi, onesti e pacifici.

Andando oltre, e osservando i nomi di alcuni tra i protagonisti di quei fatti, scopriamo più di un risvolto gardesano.

A partire da Vittorio Zambarda, sessantenne salodiano in piazza quel 28 maggio, restò ferito e morì un paio di settimane dopo. Al suo funerale una marea di gente affollò il golfo, sulla strada per il cimitero.

Anche Franco Castrezzati, il sindacalista della CISL che stava parlando alle 10,12 quando avvenne l’esplosione, anni dopo si recava in vacanza in un paesino dell’entroterra gargnanese. La sua voglia di partecipazione era rimasta intatta al punto che un giorno chiese a una persona del paese se c’era qualcosa di interessante per quella sera di agosto. Il Consiglio Comunale, gli fu risposto così, scherzando. Ma Castrezzati andò davvero al Consiglio e il giorno dopo si sviluppò la discussione.

Nei mesi precedenti la strage, però, altri personaggi meno esemplari frequentarono il Garda, a partire da Silvio Ferrari, una figura chiave.

Suo padre aveva una concessionaria di auto e possedeva una villa a San Felice del Benaco.

Un giorno di primavera 1974 Ferrari si recò di fronte alla ragioneria “Battisti” di Salò ed ebbe un alterco con Carlo Canipari, attivista di sinistra nonché, in seguito, noto geologo, scomparso alcuni anni orsono. Tra i due lo scontro non si limitò alle chiacchiere. Risultato: Carlo rimediò una punizione con sospensione dalle lezioni. Ferrari, invece, pochi giorni dopo morì saltando in aria sulla sua motoretta in Piazza del Mercato. Con amarezza Canipari commentò che sarebbe stato meglio fare del male a Ferrari che, forse, in questo modo poteva salvare la vita. Un episodio, questo, che Paolo Canipari (mancato lo scorso anno, fratello di Carlo) raccontava spesso.

La storia, però, non si può riscrivere.

Altri due personaggi bazzicavano i paesi del lago.

Marco De Amici e Pierluigi Pagliai, entrambi del gruppo di estrema destra milanese La Fenice.

De Amici, che frequentava assiduamente il Circolo Vela di Gargnano, se la cavò con tre anni di carcere, tra amnistie e abbuoni vari.

Pagliai, invece, che fuggì con Stefano delle Chiaie in Sud America, perse la vita in Bolivia nel 1982: era convittore al Collegio Tumminelli di Gardone Riviera.

Pagliai, De Amici e Ferrari si conoscevano da tempo.

Il giornalista Paolo Biondani ha scritto che dopo la morte di Ferrari gli altri due si precipitarono a Parma nell’appartamento affittato da Ferrari e Pagliai per portare via armi, esplosivo e cartucce. Dopodiché “il 23 maggio i due milanesi trasportarono l’arsenale in macchina a Gardone Riviera e lo fecero sparire”.

Se è vero che non si trattava del medesimo esplosivo utilizzato per la strage, resta la considerazione che il fatto è angosciante.

La piccola storia gardesana forse marginale (ma era davvero così?) si intreccia con la grande storia e i suoi riflessi bresciani, veronesi, veneziani e milanesi, passando attraverso profondi misteri e mille intralci che hanno lastricato la strada della verità, al punto che, a distanza di 51 anni, un processo è ancora in corso.

Al termine della serata sarà distribuita una pubblicazione realizzata e donata dal Centro Studi e Documentazione sul periodo storico della Repubblica sociale italiana, di Salò.

Tema: “Strategia della tensione. L’ombra nera sulla Repubblica. La strage di Piazza Loggia”.

Bruno Festa

 

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