Si accende una speranza per l’alborella gardesana

LAGO DI GARDA – Buoni riscontri dal progetto dell’Unione Pescatori Sportivi del Garda per la reintroduzione dell'alborella nel Garda. Dopo la fase pilota del 2019, nel 2020 gli interventi saranno intensificati.

Gli interventi pilota attuati nei mesi scorsi per cercare di ripopolare il lago di una delle sue specie più rappresentative, l’Alburnus alborella – per i bresciani semplicemente l’aola – hanno dato esito positivo e nel 2020 saranno non solo ripetuti, ma decisamente consolidati e incrementati.

Il progetto è promosso dallUnione Pescatori Sportivi del Garda (UPSdG), consorzio di 10 associazioni per un totale di 600 iscritti tra pescatori di superficie e subacquei, che la scorsa primavera ha posizionato in diversi zone del lago letti di frega artificiali carichi di materiale ittiogenico, cioè di uova prelevate da ambienti in cui questo pesce è ancora presente, come il laghetto La Fonte, a Villafranca di Verona.

I risultati della sperimentazione saranno presentati il 19 settembre sul Garda veronese, a Brenzone, ma già si guarda agli interventi del 2020. «Di positivo – dice il presidente di UPSdG Maurizio Scarmigliati – c’è che tutte le uova portate nel Garda si sono schiuse. Non abbiamo trovato uova morte». È impossibile certificare la presenza di avannotti, che misurano pochi millimetri, ma «già il fatto che sia avvenuta la schiusa – dice Scarmigliati – ci fa ben sperare».

E anche insistere: «Nel 2020 collocheremo, sia sulla riviera bresciana che su quella veronese, un numero ancora maggiore di letti di frega artificiali. Non solo. Siamo ottenendo le autorizzazioni per immettere anche qualche centinaia di kg di alborelle vive, prelevate nei siti in cui proliferano». Già perché, se nel Garda le alborelle sono quasi sparite, ci sono luoghi in cui vivono numerose, in alcune zone dello stesso fiume Mincio ad esempio. 

In attesa di dare il via alla seconda fase del progetto, tutte le cassette che contenevano le uova sono state rimosse dai sub dell’UPSdG, che hanno ripristinato il greto ghiaioso originario.

I gardesani, da sempre affezionati a questo pesce che per secoli è stato alla base della loro alimentazione, seguono questo progetto con attenzione, con l’augurio che il drastico calo della specie (negli anni ‘90 se ne pescavano fino a 900 quintali, mentre dal 2005 la pesca di alborelle è di fatto azzerata) possa essere arrestato.

Il prelievo diletti di frega artificiali carichi di materiale ittiogenico al laghetto La Fonte.

L’alborella

L’Albusnus alburnus alborella (De Filippi, 1884) o Alburnus alborella (Bonaparte, 1841) è un piccolo pesce delle dimensioni massime di 20 centimetri per 20 grammi di peso e dall’età media di 5 anni, riconoscibile per la forma allungata e sottile, la colorazione verdastra con riflessi argentei su fianchi e dorso, il ventre bianco, la coda a “V” e la bocca reclinata verso l’alto.

Da sempre presente nel bacino del Benaco, rappresentava fino a pochi anni fa una considerevole fonte di reddito e sostentamento per le popolazioni locali. Le sue carni sono ottime e si prestano ad essere fritte o conservate in carpione ed hanno un notevole valore commerciale. La sua pesca professionale si pratica con reti volanti o di circuizione, mentre quella dilettantistica con canna ed esca o bilancia.

 

Inoltre l’alborella ricopriva un ruolo fondamentale nella catena alimentare del lago, essendo sia predatrice che preda, ed essendo stata presente in grande quantità. In entrambi i sessi la maturità sessuale viene raggiunta tra il primo e il secondo anno di età, perciò il ricambio generazionale risulta rapido. Questo può rappresentare un vantaggio se si considera la capacità di ripresa di una specie così soggetta a predazione da parte di altre specie ittiche e volatili e target di pesca anche intensiva, ma è probabilmente la causa del suo rapido declino nel Garda, nel momento in cui è intervenuto qualche fattore a interrompere i suoi regolari ritmi biologici.

Bisogna inoltre considerare la sua sensibilità a svariate patologie sia batteriche che virali, nonché all’infestazione da parte di vari parassiti (vermi trematodi e cestodi, elminti).

Nel lago di Garda l’alborella si vede da sempre in competizione con l’agone in quanto a spazio e dieta, e il calo di popolazione della prima ha comportato in questi ultimi anni un sensibile picco demografico in positivo del secondo. Anche la pesca si è quindi di conseguenza convertita a una pressione maggiore sulla specie maggiormente presente, sballando ulteriormente gli equilibri.

La specie ha subito un vertiginoso calo nelle acque del Garda alla fine del secolo scorso, del quale le cause sono state solo supposte. Probabilmente una serie di fattori intervenuti simultaneamente hanno comportato la quasi totale scomparsa dell’alborella in pochi anni, riducendola a pochi piccoli nuclei localizzati.

In passato, e fino agli anni ’90, si pescavano fino a 900 quintali di alborelle ogni anno. Oggi la quantità di pescato è prossima allo zero.

 

Possibili cause del decremento delle popolazioni del Garda

Le cause del decremento della specie in esame nel bacino del Garda possono essere molteplici e probabilmente hanno più o meno tutte contribuito al declino della specie:

  • Alterazioni ambientali delle zone di frega (cementificazioni e creazione di porti, spiagge, passeggiate)
  • Disturbo sui letti di frega rimanenti (turismo balneare e movimentazioni di acqua causati da imbarcazioni e altre attività antropiche)
  • Immissioni di sostanze inquinanti (varie provenienze) e atte ad abbattere la carica microbica (cloro)
  • Incremento delle fioriture algali con successiva sedimentazione (soffocamento delle uova)
  • Intensa predazione (uccelli ittiofagi e distruttori di uova, pesci, …) e pesca (prelievo eccessivo di riproduttori)
  • Competizione con specie ittiche alloctone di nuova introduzione (persico sole, persico trota, …)

 

 

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