Garda, tra declino ambientale e illusioni di lusso

Pesca al collasso, turismo senza freni e il caso Santa Corona: chi paga davvero il prezzo della “valorizzazione” del Garda?

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di un lettore, una riflessione su un mercato senza regole che impoverisce ambiente, servizi pubblici e comunità.

«Il quotidiano veneto l’Arena un articolo del 15 luglio del 2024 riporta le lamentele di un pescatore di 23 anni alle prime armi ribadite da un veterano, pensionato ed ex presidente della cooperativa fra pescatori della sponda veneta del Garda. Entrambi ripetono la stessa cosa, e cioè che in passato tornavano con 80 kg di coregone mentre oggi tornano con poco più di 8. Se si raggiungono i 20 kg è già considerata una ricchezza.

Alle lagnanze sul coregone si aggiungono le lamentele catastrofiche sulla sparizione dell’intera fauna ittica negli ultimi decenni. Se facciamo due calcoli, 80 kg di coregone pescato, tenendo validi 10 euro per kg equivalgano ad 800 euro giornalieri di ricavo.

Una bella sommetta: due giorni di pescato corrispondono ad uno stipendio mensile di un lavoratore dipendente. Anche l’Agenzia delle Entrate si sarà accorta del calo delle entrate fiscali degli ultimi anni dei pescatori professionisti.

Il calo del coregone e delle altre specie, non è causato da qualche maledizione degli dei che hanno scagliato le loro frecce avvelenate sui pescatori.

Piuttosto dipende dal modello di sviluppo che abbiamo adottato togliendo i freni all’avidità, prelevando più di quello che la natura può restituire perché lo richiede il mercato.

Un caso particolare di tale mentalità ci riporta a qualche decennio fa quando le alborelle erano presenti abbondantemente nel lago, venivano pescate non per servire le pescherie ma per essere vendute a quintalate all’industria per essere trasformate in mangime.

Parimenti quintali di coregone venivano pescati e invenduti: molti pescatori per disfarsene li sotterravano nel giardino di casa. I frutti di questo modello di sviluppo ci ha portato vicinissimi al collasso della vita naturale nel Garda. Ci stiamo avvicinando al punto di non ritorno che provocherà danni incalcolabili. Lo stesso modello di obbedienza cieca al mercato applicata al turismo, visto come fonte inesauribile d ricchezza ci porterà alle stesse drammatiche conclusioni.

È di questi giorni l’articolo dal titolo «Da ospedale a hotel di lusso inizia la seconda vita del Santa Corona».

Che sottolinea come questo evento immobiliare avesse generato una grande euforia per la “trasformazione strutturale del territorio” da parte del sindaco di Gardone e del rappresentante della Confesercenti di Garda Lombardia.

Le parole del sindaco sottolineano, infatti, come l’operazione “sarà un’opportunità di sviluppo anche per la frazione di Fasano con le sue attività locali”. Ad esse fa eco il presidente Confesercenti sostenendo che l’aggiunta dell’ ex ospedale Santa Corona al drappello del turismo del lusso porterà il Garda oltre che ad essere sempre più competitivo su scala internazionale, anche ad “essere sempre più assimilabile a una “Costa Azzurra”.

Per amor del vero la ricchezza, per la collettività, è inesorabilmente legata alle politiche e ai comportamenti fiscali che hanno una grande funzione nel garantire una reale ricaduta sul territorio. Al contrario sembra che l’unica costante storicamente certa del mondo imprenditoriale legato al turismo sia un’illegalità diffusa diventata la norma.

Esclusi i pochi professionisti seri addetti al settore, che sono presenti e andrebbero gratificati per la loro correttezza, un’altissima percentuale degli imprenditori pratica ordinariamente l’evasione fiscale.

Se compariamo le entrate fiscali degli operatori del turismo con quanto dichiarato ripetutamente dagli stessi imprenditori emergano forti contraddizioni. Ad esempio 5 anni fa al TG3 del 31 maggio ore 14.30 la portavoce degli albergatori dell’area del Garda dichiarava una perdita dei guadagni pari a due miliardi e mezzo in seguito alla pandemia e al lockdown.

Parimenti i rappresentanti di categoria mettono al corrente l’opinione pubblica annualmente, dei “record positivi” che superano le annate prima della pandemia. Benissimo! Ne siamo tutti lieti. Se avessero pagato in proporzione a quanto essi stessi dichiarano non al fisco, naturalmente, ma all’opinione pubblica, il nostro debito pubblico, (vera palla al piede dell’economia italiana) sarebbe sicuramente in via di risanamento.

Aggirare il “pizzo di stato” risponde alla dottrina ideologica predicata dai soliti idioti che fanno leva sull’egoismo individualistico: promettono lo sviluppo infinito, incondizionato e senza vincoli che nel settore turistico equivale all’unico tema che conoscono. Per loro la creazione di ricchezza equivale a uno “sviluppo quantitativo”, a importare, cioè, più gente possibile.

Credo che l’entusiasmo per la novella “Costa Azzurra” andrebbe accompagnato da un richiamo doveroso per un piccolo atto di coraggio morale a tutto il comparto turistico commerciale ad uscire dall’illegalità. In questo modo si eviterebbe di smantellare passo dopo passo le prestazioni pubbliche di sanità, scuola, pensioni, quello “stato sociale” che ci rimproverano costa troppo e per mantenerlo il paese si indebita.

Se riavvolgiamo il nastro e scorriamo il film dell’operazione immobiliare Santa Corona, dalla chiusura avvenuta nel 2004 fino al cambiamento di destinazione d’uso avvenuto nel 2015, possiamo osservarne passo dopo passo la trama e metterne a fuoco i risultati. La sceneggiatura prevede una ricerca di legittimazione nei confronti dell’opinione pubblica attraverso narrazioni belle e convincenti: il cambio di destinazione d’uso, ci raccontano senza spiegare come, viene attuato per “migliorare l’efficienza della rete ospedaliera in nome della razionalizzazione e ottimizzazione delle risorse per migliorare e incrementare una sanità di eccellenza”.

Chiudono quindi una realtà operativa ideale per assistere i cardiopatici, un immobile di 6200 mq in una posizione privilegiata, salutare per i pazienti cardiopatici con un giardino di 9000mq un vero incanto.

I posti letto vengono spostati a Gussago, paese situato in una zona critica con un’elevata concentrazione di PM10 nell’aria, causata inevitabilmente da una densità elevata di traffico e di attività industriali. Punto di “eccellenza” per i nostri politici per la riabilitazione dei cardiopatici!

La trama viene svelata nel secondo atto da un intervento dell’assessore alla sanità e dal vicecapogruppo della Lega Nord. Il primo è molto chiaro al riguardo: «Si tratta di un passaggio che consente di procedere alla vendita e alla valorizzazione di un immobile il cui valore, stimato dall’agenzia del territorio, ammonterebbe a 7 milioni di euro». Bingo! Per l’allora presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni, e le nuove leve del potere Lombardo questa aberrante follia suona come una vittoria.

Ci sono voluti vent’anni ma ce l’hanno fatta a mettere a disposizione del mercato privato una risorsa pubblica. Completato il capolavoro oggi spetta ai grilli parlanti venderci il sogno della costa azzurra che, invece, suona come un verdetto di condanna a morte per la collettività.

Il turismo del lusso dei grandi gruppi non solo allontana i residenti e impoverisce le comunità ma indebolisce un’imprenditoria radicata sul territorio. Massacra altresì una realtà specialistica e professionale di dipendenti qualificati (medici e infermieri). Questi lavoratori che nel più ottimistico dei casi saranno sostituiti da una manodopera dalle mansioni poco qualificate e di tipo manuale, con crescita professionale zero e salari tra i più bassi in Italia».

Lettera firmata

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